domenica 26 ottobre 2008

L'Ilva di Taranto è un tumorificio legalizzato







Segue un articolo del Corriere.it http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_21/fumo_diossina_3e4495ce-9f40-11dd-b0d4-00144f02aabc.shtml

A 13 ANNI HA IL TUMORE DA FUMO. «E' LA DIOSSINA»

Il medico: mai visto un caso così. Industrie, Taranto città più inquinata dell'Europa occidentale.
Tre mamme con il latte contaminato, cinque adulti con il livello più alto del mondo, 1.200 pecore da abbattere

DAL NOSTRO INVIATO
TARANTO — Tre anni fa, S. aveva 10 anni. E senza aver mai fumato una sigaretta in vita sua era già conciato come un fumatore incallito. Un caso simile, Patrizio Mazza, primario di ematologia all'ospedale «Moscati» di Taranto, non l'aveva mai visto. E nemmeno la letteratura medica internazionale lo contempla. Anche a cercare su Internet, la risposta è negativa: « No items found ». Per questo, Mazza temeva di avere sbagliato diagnosi. Invece no. Quel bimbo aveva proprio un cancro da fumatore: adenocarcinoma del rinofaringe. Come tanti altri tarantini, specie quelli del Tamburi, «il quartiere dei morti viventi».


A Bruxelles forse ancora non lo sanno, ma Taranto è la città più inquinata d'Italia e dell'Europa occidentale per i veleni delle industrie. L'inquinamento di Taranto, infatti, è di fonte civile solo per il 7%. Tutto il resto, il 93%, è di origine industriale. A Taranto, ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Gli ultimi dati stimati dall'Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) sono spietati. Taranto è come la cinese Linfen, chiamata «Toxic Linfen», e la romena Copša Miça, le più inquinate del mondo per le emissioni industriali.


Ma a Taranto c'è qualcosa di più subdolo. A Taranto c'è la diossina. Qui si produce il 92% della diossina italiana e l'8,8% di quella europea. «In dieci anni — dice Mazza — leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati del 30-40%. La diossina danneggia il Dna e un caso come quello di S. è un codice rosso sicuramente collegato alla presenza di diossina. Se nei genitori c'è un danno genotossico non è in loro che quel danno emerge, ma nei figli».


Tre mamme il cui latte risulta contaminato dalla diossina, cinque adulti che scoprono di avere il livello di contaminazione da diossina più alto del mondo, 1.200 pecore e capre di cui la Regione Puglia ordina l'abbattimento, forti sospetti di contaminazione nel raggio di 10 chilometri dal polo industriale (con i monitoraggi sospesi perché sempre «positivi ») sono, più che un allarme, una emergenza nazionale. La diossina si accumula nel tempo e a Taranto ce n'è per 9 chili, il triplo di Seveso (la città contaminata nel 1976). Ma sono sette le sostanze cancerogene e teratogene che, con la diossina, colpiscono Taranto come sette piaghe bibliche.


Mentre però a Bruxelles e a Roma (e a Bari, sede della Regione) si discute, Taranto viene espugnata dalla diossina. Basta dare un'occhiata, oltre che ai dati Ines, ai limiti di emissione, il cuore del problema. Il limite europeo è di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Quello italiano, di 100 nanogrammi. «Un vestito su misura per l'Ilva di Emilio Riva», dicono le associazioni ambientaliste. «Siamo in regola e abbiamo anche investito 450 milioni di euro per migliorare gli impianti», replica l'Ilva, che l'anno scorso ha realizzato utili per 878 milioni, 182 milioni in più dell'anno prima e il doppio del 2005.


L'Europa però è dal 1996 che ha fissato il limite di 0,4 nanogrammi. L'Inghilterra, per esempio, si è adeguata. E la Germania ha fatto ancora meglio: 0,1 nanogrammi, lo stesso limite previsto per gli inceneritori.


Nel 2006, Ilva e Regione Puglia hanno anche firmato un protocollo d'intesa, ma con scarsi risultati. La «campagna di ambientalizzazione» procede a rilento e sembra che l'Ilva intenda concluderla nel 2014, proprio quando scadrà il Protocollo di Aarhus, recepito anche dall'Italia, che impone ai Paesi membri di adottare le migliori tecnologie per portare le emissioni a 0,4-0,2 nanogrammi.


Eppure a Servola, Trieste, acciaierie «Lucchini», per risolvere il problema è bastato un decreto del dirigente regionale Ambiente e Lavori pubblici, che ha imposto al siderurgico, pena la chiusura, di rispettare i limiti europei. In due anni, grazie anche alle pressioni della confinante Austria, il miracolo: dalla maglia nera, in tandem con Taranto, Servola è diventata un centro di eccellenza, con la diossina abbattuta fino al teutonico limite di 0,1 nanogrammi.


Certo, con una legge regionale, o con un decreto come quello friulano, si eviterebbe anche il referendum sull'Ilva, giudicato ammissibile dal Tar di Lecce e sicura fonte di drammatiche spaccature fra i 13 mila dipendenti del siderurgico.
Invece c'è soltanto una delibera del consiglio comunale di Taranto che chiede timidamente alla Regione «di fare come in Friuli».
Ma la Puglia non confina con l'Austria. Al di là del mare, c'è l'Albania.

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Inoltre:
corre voce che l'Ilva ha promesso l'assunzione di 1000 persone residenti nei quartieri limitrofi di Tamburi e Paolo VI. Naturalmente, come al solito, non è nulla di ufficiale, tutto resta nel vago.
Il fatto grave è che vogliono "comprarsi" il beneplacido dei cittadini più esposti all'inquinamento.
Paradossalmente, la crisi (eterna) del nostro territorio viene usata strumentalmente per procurare vantaggi all'azienda.

Visto che l'Ilva è rimasta l'unica "risorsa" del territorio, ho il sopetto che si stia usando una specie di strategia da multinazionale in Africa che consiste nel ridimensionare tutta l'economia locale per non lasciare nessuna laternativa al di fuori dell'azienda in questione con l'intento di assoggettare uomini e territorio al loro potere.
La crisi è un'arma di ricatto. Si impone un out-out molto sottile perchè mascherato da benefattori che danno lavoro, che sono una "ricchezza per il territorio" quando in realtà è il territorio -depresso- e la gente -alla fame- ad essere una risorsa per l'azienda.
Insomma, per sfruttare al massimo popolo e territorio l'Ilva usa uno stratagemma antico ma in chiave moderna che funziona sempre: il cancro e la carota.

venerdì 24 ottobre 2008

Videomania

E' scoppiata la mania dei video amatoriali in rete. Ormai proliferano piccoli e grandi YouTube a caccia di filmati. Ognuno vuole avere la "sua" televisione personale come avevo previsto ed era facile prevedere.
Il PD ha da poco inaugurato la "televisione di partito" //beta.youdem.tv/ fatta dai cittadini dove mi sono iscritto come FrancescoM. Anche Oliviero Diliberto ha annunciato che i comunisti avranno prossimamente la loro TV su internet. E ci sono altri esempi come http://www.tbtv.it/homepage.xsp
Qualcuno dice che c'è la possibilità di guadagnare €10 a video... Urca! ma, obiettivamente, i miei video valgono di più.
Di seguito ripropongo i miei video che ritengo più interessanti. Lo so, c'è chi si chiede come mai non ho prodotto altro materiale: lo farò non appena riuscirò a rimettermi in sesto. Sto anche "lavorando" (apro la parentesi per chiarire che facendo una attività che si può paragonare al minatore, non posso avere una freschezza celebrale costante che mi permette di affrontare temi impegnativi come quelli che mi sono proposto. Pertanto, i tempi di produzione risultano più lenti) sulla IV e V lezione che riguarda "lo scontro generazionale" -e questo sarebbe il periodo migliore per postarli- e la VI su "l'evoluzione della religiosità" o qualcosa del genere.

Il governo è caduto per almeno 3 motivi



Mangio la tessera elettorale in segno di protesta per il trasferimento del giudice Forleo



Auguri di natale a Buttiglione



Auguri di natale a Berlusconi



Facciamo il partito della rete

mercoledì 15 ottobre 2008

Il santo laico Roberto Saviano



"Andrò via dall'Italia, almeno per un breve periodo e poi si vedrà. Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido -oltre che indecente- rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarsi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l'odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri -oggi qui, domani lontano duecento chilometri- spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impediscono di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me."

Tratto da un quotidiano di oggi

giovedì 9 ottobre 2008

Dal blog di Beppe Grillo



"Certo che per i sacerdoti del "libero mercato" e del "più mercato meno stato" e del "meno tasse per tutti", è un bel momento.Per i leghisti che ancora starnazzano sul federalismo fiscale, con i comuni che dovranno rimettere i vespasiani per tassare, come fece a suo tempo l'omonimo imperatore, anche l'urina. Con lo stato che si è accollato i debiti Alitalia per regalare il poco di buono rimasto ai "bravi imprenditori italiani" che hanno razziato in patria e in altri sfortunati paesi. Per non parlare delle agevolazioni al vaticano, alle scuole e sanità privata, ai "regali agli amici". Di sicuro c'è meno stato, quello sociale, per l'assistenza, la scuola, la sicurezza, il lavoro.Ma c'è "più stato", ossia più soldi nostri, per salvare il culo a chi soldi ne ha già, e tanti.Ci tengono per la collottola con la paura. Paura della perdita del lavoro: vallo a dire a chi non l'ha mai avuto e ai precari. Con la paura della recessione: sono anni che siamo in recessione e che le famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Con la paura dell'immigrato brutto sporco e cattivo: siate allegri, se polizia e vigili urbani pestano loro magari non pestano noi anche se abbiamo appena rapinato una vecchietta. Insomma, che che ne dica Grillo, è un'altra messa nel sedere con il consenso generale.Già mi sembra di sentirle le solite vocine querule: "ma che possiamo fare? Tanto non cambia niente!". E certo che non cambierà mai niente in un paese abitato in buona parte da omuncoli e quaquaraqqua, piagnuccolosi e servi, bravi ad essere prepotenti con quelli più sfortunati e zerbini con il primo millantatore impomatato che passa. Però,se mai, per caso,ma proprio per puro caso, quasi per uno scherzo del destino,capitasse di agire,ci si ricordi che la prima cosa da occupare, prima ancora delle televisioni distruttrici di neuroni cerebrali, sono le banche. Per rifondare uno stato si comincia dai soldi, dall'economia, dalla cultura, e non dalle parole rassicuranti e vane dei vanesi."
Maria G.

giovedì 25 settembre 2008

Conferenza Stampa su Anagrafe Pubblica del 20/09/08 a Palermo

Tratto da Radio Radicale

Martini per Conferenza Stampa su Anagrafe Pubblica del 20/09/08 a Palermo”

Di Nadia Spalletta

"Intanto penso che questa iniziativa sia essenziale per assicurare anche l’attuazione delle vigenti norme di legge in materia di trasparenza dell’azione amministrativa riguarda non soltanto gli atti ma anche i soggetti che pongono in essere gli atti. La legge prevede la …..che all’interno degli statuti vengano individuati dei percorsi che consentano ai cittadini di conoscere l’azione e le vicende della pubblica amministrazione. In questo contesto si inserisce anche l’opportunità che coloro che operano e che agiscano, rendano noto i contenuti delle loro azioni.
Il soggetto politico, spesso, si ritrova assolutamente libero e arbitro di svolgere il suo ruolo istituzionale. Dopo le operazioni non esistono allo stato le riforme di controllo da parte della società di ciò che è il consigliere comunale o provinciale o regionale e per non parlare di quello che avviene a livello nazionale realmente pone in essere rispetto alle indicazioni, alle promesse elettorali.
Intanto perché la normativa sulla trasparenza dell’azione amministrativa e sulla pubblicità degli atti amministrativi in realtà non è stata mai attuata; non esiste una sorta di rivista o di bollettino o di pubblicazione ufficiale degli atti della pubblica amministrazione. Ogni amministrazione avrebbero l’obbligo periodicamente di rendere noto, con tutti gli strumenti possibili, ciò che avviene nella pubblica amministrazione. Questo consentirebbe ai cittadini di effettuare un controllo quasi immediato della vita politica degli enti pubblici, anche perché oggettivamente, non sempre la stampa è in grado di riportare adeguatamente le notizie. Spesso la stampa, quando non è di parte, comunque essa stessa non sarebbe in grado di entrare dentro i meccanismi interni di una pubblica amministrazione. Per cui, non è la stampa lo strumento più adeguato a oggi per informare i cittadini di ciò che avviene. Uno strumento che con alcuni colleghi stiamo cercando di attuare è quello delle assemblee cittadine. Anche il partito democratico ha avviato questo percorso. Le assemblee cittadine, che peraltro sono previste dalla legge sono un eccezionale istituto che consente ai cittadini di conoscere direttamente ciò che i soggetti politici effettuano all’interno delle realtà istituzionali e politiche.
L’Anagrafe, cioè ciò che è e ciò che fa il consigliere e comunque il soggetto politico in generale, potrebbe essere un ulteriore strumento di conoscenza reale di comprensione. Perché, d’altro canto, il cittadino se vuole veramente esprimere il suo pensiero politico deve avere anche la libertà, la libertà nasce anche dalla conoscenza, sia in grado di esprimere, di valutare e di decidere quando si conosce in senso critico l’Anagrafe.
Potrebbe consentire una conoscenza diretta di un soggetto e di quello che quel soggetto sta realizzando nel territorio in cui opera e consente ai cittadini una valutazione anche critica e anche in vista della successiva manifestazione del proprio pensiero, del proprio voto. C’è, sistematicamente questa separazione netta tra i bisogni dei cittadini e la fiducia che i cittadini ripongono nei soggetti eletti e quello che poi realmente è, e fa dentro alle istituzioni il soggetto eletto. Non c’è allo stato nessuna reale forma di controllo che io chiamo controllo sociale, dell’operato di un soggetto pubblico. Questo determina, tra l’altro, che anche per i soggetti che hanno le migliori intenzioni di sentirsi assolutamente svincolati. La legge prevede che non ci sia mandato elettorale, che l’eletto sia assolutamente libero, ma la legge intende che non c’è mandato rispetto a un partito politico o non rispetto ai bisogni dei singoli cittadini. Spesso chi viene eletto non avendo sempre un confronto con i suoi elettori reale e non subendo il controllo, tra l’altro, aggiungo che il nostro sistema legislativo ha eliminato qualsiasi forma di controlli rispetto gli enti pubblici. In passato esistevano dei controlli interni e dei controlli esterni. Controlli che venivano per esempio effettuati dal segretario generale: era il controllo di legittimità degli atti. Il comitato regionale di controllo. Tutte queste forme di controllo oggi sono state per legge inspiegabilmente abolite. Quindi, chi amministra, chi governa, chi partecipa alla vita politica dello stato in realtà è assolutamente libero e arbitro perché non esiste nessuna forma giuridica di controllo degli atti della pubblica amministrazione. Un istituzione di un percorso che renda trasparente le vicende personali e politiche dei singoli soggetti istituzionali potrebbe sopperire, se pure parzialmente al venir meno di altre forme ci controllo che inspiegabilmente e inadeguatamente sono state eliminate. Forse è all’eliminazione di queste forme di controllo istituzionale che da collegare il dissesto finanziario di moltissimi enti pubblici che oggi sono assolutamente liberi di spendere. La Corte dei Conti interviene o su esposti o episodicamente su atti generali ma non su singoli provvedimenti, per cui ha difficoltà ad analizzare di volta in volta il contenuto degli atti.
L’Anagrafe del soggetto politico, la verifica dei comportamenti personali e politici dei soggetti politici, potrebbe sopperire se pur in parte al venir meno di altre forme di controllo, sarebbe anche questo uno strumento di democrazia e di partecipazione diretta da parte del cittadino alla vita politica di una città o di un soggetto politico in generale.

http://www.radioradicale.it/palinsesto/2008/9/22 trasmissione delle 15:07 del 22/9

giovedì 18 settembre 2008

Il metodo Mangano applicato alla politica



Berlusconi usa anche il metodo Mangano in casi estremi.
Consiste nel piazzare una bomba davanti casa prima di far visita a qualcuno.

Vado a memoria d’uomo: mi trovavo a Venezia intorno al ‘01 quando buttarono una bomba nella notte vicino al palazzo di giustizia, luogo dove si dovevano “condannare” i dirigenti dell’Enichem per strage. Il giorno dopo, guarda caso, arriva a sorpresa il neo primo ministro Berlusconi a far visita a Venezia(per far cosa??)

Le prime indagini “sull’attentato” brancolavano nel buio, poi la notizia si perse.

Pensai fra me: questo è venuto qua, ha messo una bomba, ha mangiato e bevuto anche a spese nostre e se n'è andato.

Siamo in mano a terroristi, altro che manager…

http://archiviostorico.corriere.it/2001/agosto/13/magistrati_devono_tacere_sulla_bomba_co_0_0108138736.shtml

http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=12239

http://www.repubblica.it/online/cronaca/vene/rivend/rivend.html

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martedì 16 settembre 2008

Sulla consapevolezza cosmica



Il vegetale ha consapevolezza di essere? Sì “concepisce”? Andando per deduzione siamo costretti ad ammettere di si. Esso vive, cresce, dà i frutti, ecc. “Sentirà” l’inverno, l’estate, ecc. Quindi ha una coscienza di sé pur non avendo né mente, né ramificazioni nervose. Un albero, un muschio, sanno di essere attraverso qualcosa che trascende sia la materia che lo spirito (?).
Sto parlando dell’anima? L’anima è un attributo del me. La mia anima. Il concetto di anima sottintende un’appartenenza, è predicato di qualcos’altro che è alla basa, che ne è sostanza, ed è l’essere, il Sentimento.
Vorrei fare lo stesso ragionamento riguardo ai minerali. Una pietra è consapevole di essere? Mentre col vegetale si è potuti andare per deduzione perché contiene funzioni vitali simile agli “animali”, coi minerali ci sembra assurdo. Forse, se un vegetale avesse la capacità di ragionare, farebbe le stesse conclusioni deduttive rispetto al minerale, come noi le abbiamo fatte rispetto al vegetale.

Perché le zebre hanno le strisce bianche e nere? Come mai hanno “adottato” (quando si dice che la verità è sotto gli occhi) una colorazione così appariscente che facilita l’individuazione da parte dei predatori? Perché non un colore che si mimetizza con la vegetazione? I biologi si sono fatti questa domanda e hanno scoperto il motivo.
Il manto striato permette alle mandrie di zebre di passare inosservate quando si spostano in cerca di acqua. Infatti, le striature creano un effetto ottico che a lunga distanza le rende invisibili. Il predatore in lontananza non le riconosce quindi non le insegue. Quelli nelle vicinanze le riconoscerebbero lo stesso con qualunque colore del manto. I militari in guerra hanno usato questo stratagemma per camuffarsi.
Com’è potuto succedere? Come si è giunti a questo risultato? L’evoluzionismo spiega che i caratteri genetici cambiano per un accidente o semplicemente per selezione, nel senso che tendono a riprodursi maggiormente quelli con caratteristiche migliori. Chi ha deciso, e soprattutto "compreso", che le striature ti rendono invisibile? L’antenato della zebra lo ha dedotto in qualche modo e si è concentrato facendosi venire le strisce bianche e nere? Oppure casualmente sono nati degli esemplari col manto striato e hanno dato origine alla stirpe? Se così è, quando si trovavano misti gli striati e i no, quelli col manto monocolore attiravano i predatori lo stesso e una volta vicini i leoni non stavano li a scegliere il colore da mangiare. E poi, come è giunta la natura a “capire” che quel tipo di colorazione era un ottimo sistema di difesa? La natura ha un centro di ricerca? Oppure si tratta di una “consapevolezza” cosmica, di una coscienza naturale costituita da tutte le cose viventi e non? Vi sembra un discorso affascinante?

mercoledì 10 settembre 2008

Il deserto dei Tartari




Georgiani e ossezi sono peggio, molto peggio, di romeni e turchi messi assieme.
Vi ricordate i Tartari? Sono leggenda o sono esistiti? In realtà i tartari o tatari sono proprio i georgiani.
La Nato vuole "annettere" la Georgia per avere uno spazio dove piazzare le armi di Cheney e bombardare più facilmente Iran e Cina.
Grazie a ciò, i georgiani... perdon, i tartari, potranno, un giorno, circolare liberamente sul nostro territorio e fare i comodi loro a nostre spese.
Un personaggio illustre della Georgia è Stalin, pseudonimo di Dzugasvili, che ha fatto carriera ammazzando i suoi competitori. Lenin diceva che un georgiano -si riferiva a Stalin- non dovrebbe mai governare un paese.

giovedì 28 agosto 2008

Le altre ragioni della sconfitta




Tutta la sinistra ha sempre sofferto di un senso d'inferiorità verso il centro moderato e il cosiddetto elettorato cattolico. Si sarebbe dovuto rilanciare perseguendo il laicismo dello Stato e cercare di "catturare" quei cattolici non praticanti che odiano la Chiesa come istituzione. Invece non succede niente e mi chiedo: dove sono gli intellettuali di sinistra che dovrebbero affrontare questi temi tirando in ballo la Chiesa in un confronto dialettico senza timori reverenziali di sorta?

Uno spunto? Basterebbe puntare sulla necessità di aderire almeno in parte al vento protestante che in Italia non è mai arrivato, evidenziando quella caratteristica infima della Chiesa d'infrapporsi tra il fedele e Dio, fra il credente e quel sentimento antropologico che possiamo definire: di profusione alla purezza. La Chiesa si intro-mette come mediatrice fra la terra e il cielo creando uno strabismo concettuale, per cui la via verso la Salvezza passa dal prete che diventa un nuovo muro ancora da superare. S'impone, in effetti, una condotta "mondana" ispirata al monachesimo giacché la Chiesa, ponendosi come diaframma che eclissa il vertice della profusione, si trova ad essere essa stessa punto supremo di adorazione ed "esempio da seguire"; per cui, gli individui si trovano a seguire regole comportamentali proprie da convento contravvenendo alle esigenze biologiche e antropologiche che un uomo ha a prescindere di chi volontariamente sceglie di austerizzare la propria esistenza. Le conseguenze di ciò sono molto gravi.

Un dio maschio e severo è una concezione fascistoide, ecco perché gli italiani sono tendenzialmente di destra. Un dio di sinistra sarebbe una dea femmina e benevola? La religiosità è un sentimento che non si può personificare come la gioia, la felicità e l'amore. Il problema è culturale: il monoteismo assoluto è verticale, pone tutto sopra e niente sotto. Il fatto è che ci si ritrova sempre sotto!
La Chiesa usa un monito molto violento sventolando in continuazione lo spettro della morte, la scomunica e l'inferno come mezzo di coercizione. Il cattolico viene svuotato, non ha personalità, si annulla in virtù di un'alterità eterea e impalpabile. La "promessa", in cambio del sacrificio misantropico della propria natura, è la vita eterna, guarda caso l'annullamento di quella morte che viene simboleggiata ed esposta ovunque. A causa di una religiosità che non si esplica in armonia con la natura umana, si suscita nel cattolico un sottaciuto senso di rivalsa, un bisogno latente di scardinare le regole che lo tengono imprigionato. Ne consegue che la verticalità Assoluto/nulla viene riflessa nella quotidianità col risultato che Berlusconi -al pari del capo o padrone di turno- si trova ad essere il dio in terra, l'esempio da imitare e venerare perché è colui che da un lato è riuscito ad "elevarsi al cielo" compiendo il percorso indottrinato dalla Chiesa riflesso in terra, e dall'altro si è finalmente liberato da regole misantropiche imposte del dogma cristiano conservando nel contempo la classica ipocrita aurea di santità cristiana.
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sabato 23 agosto 2008

Cina, Usa o Europa?



Le olimpiadi moderne sono state usate sempre come pretesto per confrontarsi fra superpotenze e ribadire la loro "superiorità" rispetto agli antagonisti politici e militari. Tutti ricorderanno le olimpiadi di Berlino, il medagliere usa/urss e oggi, il confronto usa/cina. La propaganda si è interessata in modo meticoloso della preparazione degli atleti che avrebbero portato "l'oro" in patria.

Se -secondo la mentalità imposta dalla propaganda politica- la nazione che esprime più talenti è il modello sociale da perseguire per via del successo ottenuto dai cittadini che vivono in quel tipo di società, nessuno, a quanto ne so, si è preso la briga di far notare e "propagandare" il fatto che gli stati europei hanno ottenuto forse ogni volta, il medagliere più consistente.

Infatti, se sommiamo le medaglie dell'Europa a 15 risulta una "superiorità" schiacciante nei confronti delle "potenze" attuali cina/usa.

Ne risulta che il "modello di riferimento" degli ultimi tempi è stato sbagliato, oltre al fatto che non si può confrontare un paese di 200 milioni di abitanti al pari di uno con 50, ecc. inoltre, appare chiaro, come ho già accennato nel post "la forma di governo migliore cui aspirare"(http://ilblogdimasciullo.blogspot.com/2007/11/la-forma-di-governo-migliore-cui.html), che il modello europeo di orientamento socialdemocratico è applicabile non solo in paesi piccoli come Danimarca o Olanda ma dilatando il cerchio e includendo quei popoli che in qualche modo convergono verso quel modello e che hanno, fra l'altro, suscitato sempre l'invidia -ma nessuno lo ribadisce- in tutto il mondo, come la scandinavia, tutte le nazioni in lingua tedesca, la stessa Francia e, perché no, l'Estonia, la Lituania; abbiamo almeno 300milioni di cittadini che vivono secondo standard civili mai raggiunto da nessun altro paese.

Qualcuno direbbe, dov'è l'inganno? Il trucco è nel far credere con effetti speciali che quello è il mondo migliore possibile in cui vivere e scoraggiare e assoggettare ogni rivendicazione culturale alternativa grazie al terrore esercitato con le armi, in primo luogo, e l'addomesticamento del nemico o eventuale nemico, con accordi segreti militari-strategici ed economici, con l'embargo, l'isolamento, la divisione e tutti quei stratagemmi atti a convogliare ogni sorta di beneficio alla propria bandiera.

Il concetto dello sportsman vincente come testimone del benessere infuso ai cittadini dai propri governi è giusto in linea di massima però voglio sottolineare una cosa: invece di premiare il salto del giaguaro o la corsa della gazzella, sarebbe più giusto richiamarsi a quelle doti che hanno fatto dell'uomo quella testa pensante (vorrei dire un'altra cosa) che oggi è. Il livello di "civiltà" si dovrebbe, anzi, si deve misurare in base alle "prestazioni" o opere intellettuali che i cittadini di tal paese riescono a esprimere. Su quelle basi dunque, dovrebbe convergere, se vogliamo, il resto del pianeta.

Nessuno può negare -e proporre figure alternative- che uomini in lingua tedesca o facenti parte di quell'Europa evidenziata prima, hanno costituito la dorsale culturale sulla quale il mondo, volente o nolente, si è sostenuto ed è progredito. Faccio una lista di nomi a caso: Kant, Marx, Nietzsche, Van Gogh, Wagner, Kafka, Einstein, Heidegger, Bergman, ecc.

La mia impressione è che in sostanza ci sia un po' di confusione. In genere gli uomini non sanno chi/come sono e cosa serve per stare bene; in più, non hanno il senso dello spazio e del tempo, cioè sono disorientati perché non hanno punti fermi di riferimento che li collochino in una dimensione unitaria e stabile nella quale essi riconoscono il loro posto come soggetti attivi e partecipi al bene comune. Non voglio diventar pesante e meticoloso adesso. Devo sempre andare a fondo, penetrare all'interno del problema. Sarebbe bastato far notare che il medagliere europeo è più ricco invece mi sono addentrato all'interno della materia informe e oscura del mistero umano.

In conclusione: facendo le dovute proporzioni, le olimpiadi hanno sentenziato che il paese migliore in cui vivere è la Giamaica...


mercoledì 20 agosto 2008

RIFLESSIONI SUL CROCIFISSO



Premessa
Prima non eravamo niente, poi, a un certo momento, siamo nati, siamo vissuti e con la morte siamo ritornati ad essere niente.
Nulla - esistenza - nulla.
Una cosa fra due nulla… è come se non fossimo mai esistiti! Qualcosa dopo la morte c’è ma, soprattutto, c’è qualcosa prima della vita. Pertanto smettiamola di preoccuparci dell’aldilà e concentriamoci sull’al di qua.
Il religioso sacrifica la vita per la morte. Io rinuncio a tutto, ai piaceri della vita, a me stesso, soffro e mi sacrifico, però, poi, pretendo la vita eterna.
Soffrire con i parenti in rianimazione è buono, perché ciò, -il patimento- mi garantirà con gl’interessi, l’estasi del paradiso. E’ il meccanismo psicologico delle religioni: il musulmano si sacrifica a patto che, dopo la morte, godrà di una ricompensa.
Nel medioevo si usava autoflagellarsi per espiare, attraverso il dolore, i peccati commessi.L’ossessiva paura del Dopo ci fa rinunciare alla vita.

RIFLESSIONI SUL CROCIFISSO

Guardando con distacco l’immagine e il messaggio che esprime il crocifisso risulta sconcertante la figura di un uomo morto inchiodato ad una croce. Un corpo dilaniato, sanguinante, umiliato e martoriato. Il risultato è in effetti, l’adorazione di un cadavere, l’adorazione della morte. La divinizzazione del trapasso, del dolore come paradigma, come aspirazione suprema, la salma esanime come confluenza delle finalità di tutte le manifestazioni della propria esistenza.Insomma, di fronte al crocifisso noi adoriamo la morte e non una morte ‘normale’, ma una morte cruenta, intrisa di dolore, di negazione verso il corpo, verso la vita, il piacere, l’amore.
Posto davanti ai bambini in classe potrebbe anche spaventare la figura di un uomo conficcato da chiodi. Si induce, già in tenera età, verso una specie di necrofilia sacralizzata. E’ vero, Gesù è morto per noi, e ciò viene ribadito, anzi, rinfacciato come di un atto non dovuto, di un atto concesso da un eroe che si sacrifica in una battaglia che in fondo non gli appartiene e perciò degno di ringraziamento ulteriore. Se il Cristo è tale, lo è essenzialmente per un fatto fondamentale e cioè, la sua Resurrezione. Se Gesù non fosse risorto non saremmo qui a parlarne. Ed è lì la sacralità del cristianesimo, nel superamento della morte, nel trascendere la misera esistenza verso la vita eterna e beata. Quindi, il simbolo più appropriato dovrebbe essere la figura di un Cristo ‘risorto’ e non di un Cristo deturpato su una croce. La conseguenza di ciò, la conseguenza dell’adorazione di un cadavere, è l’ambire cattolico al dolore come sacra aspirazione; ogni atto volge a una “crocifissione” di se stesso e degli altri.
Il male subìto diventa un bene come prova di patimento, di sopportazione, di espiazione per l’omicidio dell’Uomo. La nostra società, cristiana medioevale, si alimenta di dolore, di peccati, di male gratuito poiché solo attraverso il martirio, l’autoflagellazione, di un “santo” sadomasochismo, possiamo espiare le colpe ‘imposte’ da una concezione necrofila dell’essenza umana.
La nostra quotidianità, nonostante la presenza capillare degli adepti di una Verità che opprime la vita, è costellata d’intrighi, invidie, raggiri, inganni, d’effettiva chiusura verso l’altro per evitare il ‘piacere’ di stare insieme (la libido). La ferita sul costato è un’aggiunta per non lasciare alcuno spazio a fantasie carnali; il lenzuolo è una castrazione. Il risultato è una vita fatta di sensi di colpa, di contraddizioni, del subdolo piacere verso il dolore dato e ricevuto, di tutto ciò che, contraddicendo la nostra natura sociale, solidale, umana, terrena, va ad alimentare quel sistema che si nutre del senso di colpa, del peccato, del male che scaturisce dal rifiuto della propria essenza umana, carnale e terrena, in virtù di una spiritualità vaga e impalpabile. Gesù non scrisse mai niente perché gli scritti sono suscettibili d’interpretazioni strumentali. Il messaggio più alto che possiamo esprimere dopo millenni di storia, è che dobbiamo sollevarci verso la gloria del Signore, verso la Redenzione, trainando con noi non solo l’anima, ma tutta la terra e i demoni dell’inferno perché la Gloria sia davvero totale e onnipervadente.

“Il bene è innegabile. Il male è la negazione del bene, pertanto il male non esiste.” S. Agostino

martedì 12 agosto 2008

Ottaviano Del Turco fuori ai domiciliari in tempo per passare il ferragosto con i suoi


Ottaviano Del Turco e il resto della banda, sono usciti in tempo per passare il ferragosto in famiglia ai domiciliari.
Grazie al racket si sono spartiti almeno 20milioni... quelli che si vedono.
Quando prendono certa gente i media vanno subito all'attacco: "quando saranno scarcerati?"; lo slogan è: "hanno preso uno dei nostri". Non si curano minimamente dei fatti gravissimi commessi da questi delinquenti... eletti.
Andrebbero appesi per i piedi e scorticati vivi, altro che domiciliari o incompatibilità col regime carcerario. Anzi, andrebbero impalati.
L'impalamento consisteva nel conficcare con forza un palo di legno appuntito nel corpo della vittima fino a trafiggerlo come uno spiedino. Il condannato veniva poi issato in piedi e moriva dopo una lunga e terribile agonia.
Per fortuna non si usava in Palestina 2000anni fa sennò chissà quale totem avremmo oggi e che grado di sadomasochismo ci sarebbe fra i cattolici.
Siamo in mano a bande che tengono in pugno i cardini delle istituzioni: noi siamo una massa di coglioni assoggettati.

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lunedì 11 agosto 2008

Su l'involuzione umana



Hai ragione Sabina Guzzanti quando fa notare che la gente è terrorizzata, ha paura di parlare, di perdere il posto di lavoro, di subire pressioni, intimidazioni, danni che forse sono solo immaginari.
La paura e l'insicurezza genera una reazione in una comunità, una specie di involuzione antropologica per cui: se in condizioni "normali" o ideali, ognuno può fidarsi dell'altro e i bisogni primari non appaiono minacciati ma sono garantiti, assistiamo al fiorire di una società civile, libera e basata su principi nobili,ecc. Al contrario, quando il terrore s'insinua nella gente, avviene una involuzione che fa regredire i rapporti interpersonali passando da sociali a gregari.
Come un branco di lupi gli interessi che legano gli individui di una comunità sono essenzialmente opportunistici finalizzati alla mera sopravvivenza; gli animali non sono legati da una affettività come avviene in una società umana, ma nel branco i componenti sfruttano l'essere aggregati come mezzo migliore per arrivare al cibo soddisfando così il bisogno più arcaico, quello di ventre.
Ne consegue che agli individui di una comunità, per potersi esprimere come esseri umani, si devono garantite in modo assoluto l'espletamento dei bisogni primari.

Libertà è poter compiere degli obblighi


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giovedì 7 agosto 2008

Paradisi fiscali: isole per pirati moderni.





I paradisi fiscali devono essere aboliti. Sono le isole dei pirati moderni.
Come funziona questa economia? Come mai nella globalizzazione dove i capitali girano in un frazione di secondo, se un cittadino comune prova a passare la frontiera con una stecca di sigarette rischia l'arresto?
Quanto vale in realtà un prodotto?

Come mai nei paesi dell'est che si affacciano all'Europa, un determinato prodotto valeva un tot nella moneta locale e poi, con la massiccia emigrazione avvenuta negli ultimi anni, lo stesso prodotto ha aumentato il suo valore attestandosi in molti casi ai prezzi dell'area euro senza tener conto che milioni di persone continuano a percepire stipendi pagati in moneta tradizionale?


Come si spiega che i cittadini che hanno deciso di emigrare -con tutti i disagi e i sacrifici che ciò comporta- per portare "più ricchezza" nel loro paese approfittando del cambio della moneta, si sono ritrovati in pochissimo tempo con una inflazione che ha "sottratto" di fatto quel surplus di guadagno che illusoriamente i cittadini credevano di ricompensare le loro odissee?


Sarebbe convenuto che costoro fossero rimasti nel paese natio perché non avrebbero subito la "rapina" architettata giocando sulle fluttuazioni del valore dei prodotti senza un criterio base.
Il sospetto è che sia un calcolo cinico e consapevole: la ricchezza maggiore riscontrata nelle tasche del cittadino viene individuata e sottratta con meccanismi cinici e illegali... e non solo all'estero.

domenica 27 luglio 2008

Il 41 bis a Ottaviano Del Turco

C'è un pentito, uno che chiede il pizzo, le tangenti... vi ricorda qualcosa?La differenza tra mafia e politica e che i politici guadagnano 100 volte di più.
Dobbiamo creare delle associazioni antiracket contro i politici...Ci sono delle bande che vanno al potere... lo Stato viene scalato da questa gente.
Quelli di AN stanno insieme da sempre. Ricordo una foto che ritrae Fini, La Russa e forse Gasparri quando erano giovani in una squadra di calcio.Come è possibile che in una democrazia, persone che stanno insieme dalle scuole vanno al potere tutti insieme e fanno i porci e comodi loro?
Così è anche con Berlusconi, Confalonieri, Galliani... E Dini? Quello prende l'1/2 % dei voti forniti dal suo clan, amici e amici degli amici. Col sistema proporzionale ricatta vantaggi per il suo elettorato... gli amici.
Dunque, ci sono delle bande che conquistano pezzi dello stato per vantaggi personali. Clan, famiglie... i presidenti di regione come Cuffaro e Del Turco sono dei capimandamento di questa o quella zona?"
Vanno in galera e sono sereni. Per chiunque andare in carcere è un dramma, questi sono sereni. Il sentimento di serenità è difficile da raggiungere di per se, questi sono sereni all'interno di una cella, pensa quando si trovano fuori.

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venerdì 25 luglio 2008

LE RAGIONI DELLA SCONFITTA





Avevo preparato tutto, un discorso e anche un video, quando all'ultimo momento mi sono reso conto di essere andato un po' fuori giri. Forse suggestionato dai toni forbiti che si usano nei congressi, ho fatto un discorso con un linguaggio che non mi addice.
Inoltre, sono saltato da un pc all'altro perché di due non ne faccio uno buono. Pazienza, vuol dire che non è destino.
Metto comunque di seguito parte del lavoro e prometto, prossimamente anche un nuovo video!


Fin dall'inizio Rifondazione Comunista si è proposta come "forza" d'opposizione. Questo atteggiamento oltre a contraddire il significato di "lotta" classico, marxista e, se vogliamo, rivoluzionario, oltre a essere arrendevole e remissivo, contiene in se l’aprioristica rinuncia a governare.
Così facendo, si è finiti col legittimare l'azione devastante di maggioranze che in questi anni hanno perseguito politiche affaristiche e, oso dire, criminali. Non concepisco l'identificarsi in forza di opposizione. Fare politica è ambire a governare, altrimenti conviene fare i sindacalisti che hanno peculiarità propriamente extraparlamentari.

Si è trattato quindi, di una politica del sindacare. L'azione di Prc altro non era che l'equivalente sindacale del negoziare fra il datore di lavoro e la classe operaia trasferita in politica di partito.
Ditemi se il patto di desistenza era o non era una presa di posizione tipicamente sindacale? Il messaggio era questo: noi vi controlliamo, al primo errore scioperiamo. E lo sciopero ci fu con l'appoggio esterno, ma non si ebbe giovamento perché la politica non è un sindacalizzare (un mendicare diritti) ma è una guerra per attuare le giuste politiche dall'interno delle istituzioni.

Quella della classe operaia è stata l’unica vera grande liberalizzazione degli ultimi anni. I lavoratori, a causa della frammentazione in mille tipi diversi di contratti dispersivi, a causa dello sfilacciamento provocato da strategie di delocalizzazione della produzione, hanno perso l'identità unitaria tipica degli anni '70 e, conseguentemente, la rappresentatività politica.
Inoltre, non sono state colte le "nuove" ed enormi ragioni non solo dei lavoratori, ma dalla nuova figura di "oppressi" che si identifica nei cittadini-consumatori-contribuenti. È bastato che il ceto medio scivolasse un po’ giù per far affiorare l’enorme pangea dei milioni di cittadini sotto i 1400 euro al mese.

Sarebbe bastato farsi carico anche solo di alcune ragioni per ognuna di queste categorie: il cittadino, il contribuente e il consumatore-piccolo azionista.
Ormai il cittadino è a tutti gli effetti un consumatore passivo. Anche la campagna elettorale è uno spot per rendere appetibile il proprio simbolo-prodotto.
Il nuovo nemico ideologico è un mediatore che si annida fra un bisogno biologico, un obbligo, una necessità e chi dispensa col proprio lavoro tale bisogno. Un ingranaggio ozioso che specula sui bisogni primari del cittadino. Gli esempi non mancano. La famosa filiera del mercato, la distribuzione affitta gli scaffali alle imprese e tale scelta ricade spesso su quei prodotti che hanno fatto accordi con i pubblicitari che sovente, sono gli stessi che si occupano della distribuzione. Il risultato è che da un lato (alla fonte) l’impresa investe gran parte dei guadagni in visibilità e alla fine il consumatore subisce il prezzo deciso non dall’impresa ma dalla distribuzione stessa.
Così avviene in tutti i campi con: l’energia, l’acqua, assicurazioni e banche, le agenzie immobiliari, la sanità,ecc.
Siamo al punto che viene creato ad arte un bisogno, o un’emergenza come quella dello smaltimento dei rifiuti, per speculare ed estorcere contributi pubblici.
C'è in atto una guerra per evitare che un singolo cittadino sale sul tetto con un pannello solare e si autofornisce di energia senza costi; che qualcuno faccia il pieno con materiali poveri.

I media, asserviti alle lobby economiche, speculando sulle attitudini psicologiche (sulla credulità popolare) degli individui di emulare e conformarsi a mode e costumi presentati come vincenti, hanno avviluppato la società in un branding onnipervasivo per intenti meramente coercitivi. Il consumatore stesso diventa promotore del prodotto, sponsor assumendo uno stile di vita finto.

Ho il sospetto che i pubblicitari siano come degli antropologi moderni che studiano l’etologia dell’uomo contemporaneo per indurre comportamenti persuasivi finalizzati alle leggi di mercato.

Mi auguro che la scelta del nuovo segretario della sinistra possa essere Nicola Vendola anche se è un politico "di professione" vecchio stampo.

martedì 15 luglio 2008

La sanità è la prima industria della Sicilia.




Tratto da "Mani sporche"
La sanità è la prima industria della Sicilia con 60mila occupati, una spesa pubblica di 7,4 miliardi di euro l'anno (1500 euro procapite) che si porta via il 32 per cento del bilancio regionale; più una spesa privata imprecisata, ma anch'essa altissima. Le convenzioni e gli accreditamenti stipulati dalla Regione di Cuffaro con studi medici, laboratori di analisi, centri dialisi, chiniche e ambulatori privati sono 1826: tanti quanti la somma di tutte le convenzioni private in tutte le altre 19 regioni italiane, venti volte quelle dell'Emilia Romagna. I rimborsi applicati dall'assessorato siciliano alla Sanità sono maggiorati in media del 20-30 per cento rispetto a quelli registrati nel resto d'Italia. L'Ausl 6 di Palermo ha un deficit di 220 milioni di euro, quasi la metà del disavanzo sanitario complessivo della Regione (che nel 2004 era di 460, con una crescita di 30 milioni al mese). Inoltre molte prestazioni attuate con tecnologie d'avanguardia sono pagate extra-tariffario, con contratti di tipo personale. Interi settori vitali, come il trattamento dei tumori e le dialisi sono ormai abbandonati dal servizio pubblico e gestiti esclusivamente da privati. In compenso il settore privato diserta servizi medici essenziali ma considerati poco redditizi, come l'emergenza e la rianimazione, per non dire della medicina preventiva e dell'informazione sanitaria. Interi ospedali pubblici e centinaia di macchinari, costati centinaia di miliardi, giacciono inutilizzati e abbandonati al vandalismo e al degrado. Il 95,9 per cento degli appalti - in ogni settore, non solo nella sanità - vengono aggiudicati con un ribasso dell'1 per cento (contro una media del 16-20 nel resto del Paese): il che significa che tutte le aste sono truccate con accordi sottobanco che eliminano in anticipo ogni barlume di concorrenza. Il tutto grazie al capillare controllo preventivo della mafia, che non ammette sgarri...

Risultato: le opere pubbliche in Sicilia costano in media tra il 16 e il 20 per cento in più che nel resto d'Italia.
Per questo il dottor Guttadauro divideva le sue giornate a metà. La mattina era solito ricevere politici, avvocati e medici, con i quali decideva i primariati e gli appalti negli ospedali. Poi, nel pomeriggio, apriva le porte del suo salotto ai killer e agli estortori del clan di Brancaccio, per deliberare sul pizzo da imporre ai commercianti e agl'imprenditori. Secondo calcoli di Polizia e magistratura, il racket nel quartiere di Brancaccio (100 abitanti, più di tanti capoluoghi come Enna, Siracusa, Caltanissetta...) fruttava ogni anno al clan regnante circa 1 miliardo e mezzo di lire; i rimborsi regionali a una sola clinica di Aiello 100 miliardi di lire. Basterebbe questo dato per tagliar corto con le rappresentazioni folkloristiche della mafia tutta coppole e lupare, rispetto alla borghesia mafiosa che l'ha via via soppiantata in questi ultimi anni. Le due facce del potere mafioso - "cervello borghese e lupara proletaria2, per dirla col procuratore Scarpinato - non possono mai essere scisse. Infatti la torta della malasanità siciliana è talmente appetitosa che nemmeno la presenza mafiosa riesce a dissuadere gli investimenti da fuori, anzi li attira con la sua rassicurante regolarità. Colossi sanitari del Nord, come l'Humanitas di Milano e la Fondazione San raffaele di don Verzè sbarcano in Sicilia per creare grandi centri privati di medicina di eccellenza, naturalmente convenzionati con la Regione. Eppure, negli ospedali siciliani, si continua a morire per un'appendicite. E il miglior medico continua a essere l'Alitalia.

E poi abbiamo anche l'Abruzzo:

Il picco critico fra il 2012 e il 2014. (III)

I tg danno la notizia della caduta del muro di Berlino



Nei commenti della lezione precedente rossano mi ha fatto notare che a questo punto preme individuare il prossimo anno di crisi con precisione. Per far questo dovremmo conoscere precisamente dove cade il picco critico negli anni precedenti; es. fra il '38 e il '48 quale anno va scelto come punto critico di riferimento? Potrebbe essere il '43 nel momento clou del conflitto, quando gli Alleati riuscirono a sovvertire il vantaggio dei tedeschi a loro favore. Oppure potrebbe essere il '48, anno della dichiarazione dei diritti dell'uomo o il '38, anno del'inizio della guerra con l'invasione pacifica dell'Austria. Non ho la possibilità di fare ricerche approfondite e particolareggiate ma mi sembra logico individuare il picco di riferimento nel momento di maggiore intensità degli accadimenti.

Nel '14-18, in una guerra di "attesa", l'ultimo anno si candida benissimo come punto di riferimento per via dell'accresciuta attività militare. Considerando la rivoluzione di ottobre in Russia la scelta cadrebbe sul '17. Quindi, prendiamo per buono per ora: il '18 e il '43 come detto prima; il '68 è una data unica, anche se non bisogna dimenticare il '69 con lo sbarco sulla luna; poi l'89, o meglio, la fine dell'ottantanove, chi avrebbe mai immaginato all'inizio di quell'anno ciò che sarebbe successo di li a poco?
C'è anche questo problema: una sostanziale assenza di indizi prima di certi accadimenti. L'11 settembre ha lasciato tutti letteralmente senza fiato anche se, con un'analisi più precisa, risulta che l'amministrazione precedente aveva sventato parecchi attentati, mentre Bush, appena insediato, "si è fatto" colpire molto facilmente. Il crollo delle torri gemelle è rimasto nel sentore mondiale un avvenimento piuttosto locale (sarà forse che il continente americano si muove su binari paralleli?) che ha accelerato però, il processo di avvicinamento alla vera crisi che secondo questo teorema, è in procinto di accadere: ma quando?

Non conosco i calcoli di Terence McKenna menzionato nei commenti, ma è evidente che l'onda temporale che qui espongo segue cicli che vanno dai 20 ai 30anni e tutto fa pensare che siano dovuti, fra l'altro, a scontri generazionali: la nuova generazione si scontra con la vecchia.
Naturalmente, non si può attribuire tutto a un mero scontro fra giovani e vecchi o solo a fattori esoterici o astrologici, sarebbe riduttivo, però sono elementi da tenere sempre in considerazione.
Il nuovo corso cammina sulle spalle di uomini nuovi e raramente, credo, uomini con una mentalità precedente si convertono, o siano in prima persona fautori del nuovo corso storico.
Parlerò dello scontro generazionale la prossima volta. Riporto di seguito lo schema con la data approssimativa del prossimo picco critico:




secondo il calcolo precedente le prime due onde si distanziano di 25 anni esatti, la 68/89 di 21 e l'ultima, quella che a noi interessa dovrebbe avvenire o allo scadere dei 25 anni (2014)? oppure, rispettando una sorta di accelerazione progressiva e considerando nuovamente il periodo di 21anni, la data cadrebbe proprio nell'imminente 2009-10! I sintomi ci sono, infatti si preannuncia un autunno caldo a livello mondiale.
Ma, attenzione, le date prese in esame indicano il punto di massima agitazione, quindi, se come auspico, il picco critico prossimo dovrebbe essere fra il '12 e il '14 potremmo trovarci allora in piena crisi economica o militare.
La previsione "utile", quella che ci permette cioè di prendere provvedimenti tempestivi per difenderci "dall'uragano" deve essere, a questo punto, antecedente al picco ipotetico.

Però, ricalcolando i periodi intercorsi tenendo presente l'inizio della prima e seconda guerra mondiale ci ritroviamo una sequenza poco omogenea: si ottengono 24 anni fra la prima onda, 30 per la seconda e 21 per la terza.
Chi ci dice inoltre, che si tratterà di una crisi "lampo" come le ultime due o una crisi prolungata come quelle di inizio 900?
Proviamo ad aggiungere altri elementi all'analisi. Ci sono i Maya che profetizzarono la fine del mondo alla fine del 2012. I calcoli dei Maya sono esatti, ma vogliamo lasciarci suggestionare da una civiltà decaduta che praticava sacrifici umani?
Nel dicembre 2012 ci sarà il passaggio fra l'era dei Pesci a quella dell'Acquario, come avvenne duemila anni fa con l'ingresso della costellazione dei Pesci in concomitanza alla nascita di Gesù.
Quanto c'è di astrologico e quanto di astronomico e quanto di religioso in questo? Cerchiamo di risolverlo filosoficamente.

Devio su un'altra strada avanzando questa ipotesi: la magia sta alla religione come l'astrologia sta alla filosofia.
Accostando l'uomo - come il resto delle entità che ci circondano - al concetto di energia per via di una peculiarità imprescindibile che è il movimento, l'azione, "le magnifiche sorti e progressive", il costante divenire, risulta, ad un'analisi più approfondita, che l'energia - l'elemento che ci sostanzia - viene infusa in due modi diametralmente opposti: o si pesca cercando al di fuori, in maniera estrospettiva o si pesca rivolgendoci al di dentro, in maniera introspettiva.
L'agire non è un processo solitario ma è interattivo, sinergico con gli altri. Funziona come un impulso sonoro che ricava l'immagine dalle onde di ritorno. Per cui, è risaputo - ma non sono riuscito ad oggi a trovare testi o articoli che ne parlano - che religiosità e filosofia ricercano la medesima cosa - poniamo il Bene - seguendo vie opposte: infatti, mentre i primi si rivolgono ad una fonte esterna come il dio rispecchiato al di fuori di se stessi, i secondi si rivolgono all'interno dei propri sentimenti ricercando una verità intima e nascosta.
In questa ottica pongo la magia come la variante introspettiva del percorso religioso e l'astrologia come la variante estrospettiva del percorso filosofico. Mentre da un lato la magia si confondeva con la religiosità, dall'altro l'osservazione delle stelle è stata la prima attività che più si avvicina all'odierno concetto di scienza e che, a sua volta, si sovrapponeva all'astrologia. Fra parentesi: sfido chiunque a fornire un qualsiasi concetto che spieghi convintamente la relazione che passa tra magia e religione...

Certo, esprimere concetti così complessi in quattro parole non è ben visto dai teorici puri e duri. Ma visto che mi trovo voglio regalare un'altra chicca... madonna come sono ricco.
Siamo passati dalla Divina Commedia che a possederne una bastava per leggerla una vita intera. Poi, via via, gli scritti sono andati sempre più accorciandosi fino ai pesanti, meticolosi e astrusi romanzi ottocenteschi che, non avendo tv e altri passatempi, riempivano benissimo le sere dei lettori. Nel novecento c'è l'esordio dei versi spezzati e insipidi di Ungaretti, i trattati ridotti a poche centinaia di pagine e oggi, epoca piena di distrazioni per lo più futili, c'è la rete col suo mondo vorticoso e veloce fatto di concetti sempre più scremati ed essenziali.

Dove mi trovo? Cosa faccio qui? ...Oh, si, aggiungere altri dati per ricavare la data imminente. Visto che parliamo di profezie, qual'è il terzo segreto di Fatima?
Ovviamente, non lo conosco per certo, ma è possibile desumerlo. Se è vero che il primo anticipava l'avvenuta seconda guerra mondiale e il secondo metteva in guardia su una possibile guerra atomica in seno agli anni ottanta poi abortita grazie alla Perestrojka, il terzo dovrebbe avere la stessa portata e non riguardare le vicende di un singolo individuo come il miracolato Giovanni Paolo II. Si vocifera che la terza è una profezia che riguarda i papi e la sorte della Chiesa come istituzione. Per accostare l'ultima profezia sulla linea delle altre dobbiamo immaginare ancora una volta il pericolo di un altro conflitto mondiale in procinto di accadere.
Lo scenario più apocalittico che possiamo immaginare è un conflitto fra occidente e Cina. I cinesi invadono Stati Uniti ed Europa e distruggono il Vaticano. Non allarmiamoci. La profezia dice anche che tale eventualità potrebbe benissimo non avvenire e che la terra di Fatima - che può anche trattarsi benissimo di tutta la penisola iberica - sarà salvata comunque dal disastro.
Se ciò è vero dovremmo seguire ad occhi chiusi le politiche di Zapatero, ma in Europa preferiscono seguire le "politiche" cinesi con l'introduzione delle 65 ore (per ora facoltative) di lavoro settimanale.
In conclusione, ci troviamo certamente all'ingresso della crisi. Gli anni che verranno, secondo questo ragionamento, saranno sempre più critici fino a raggiungere il picco massimo fra il 2012 e il 2014.
Chiudo con un consiglio: si salvi chi può...



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venerdì 11 luglio 2008

Messaggi occulti nei tg




Aprono quasi sempre con la notizia del giorno;

subito dopo parte la solita carrellata dei politici in giacca e cravatta circondati dai microfoni. Con le loro dichiarazioni danno l'impressione che tutti hanno ragione ma, soprattutto, comunicano un messaggio subliminale: noi siamo bravi e intelligenti, noi risolviamo i vostri problemi;
poi compare il papa - che in rai ha una rubrica fissa - benedice tutti e prega per noi;

dopo i buoni tocca ai cattivi. Noi cittadini veniamo accostati alla cornaca nera: con furti agli anziani, omicidi passionali, violenze di ogni tipo, gente brutta, sporca e cattiva, tutto il peggio della cronaca nera.
Il messaggio occulto è: voi siete il male, voi siete i colpevoli, voi create i problemi, voi siete come le bestie.

Alla fine arriva la chicca: il solito servizio sugli animali.
C'è il cane che salva il padrone, il lupo che adotta l'agnellino, il delfino coi disabili, la bestia abbandonata dai padroni, ecc.
Il messaggio occulto è: gli animali sono più civili di voi, una bestia è migliore di voi.

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martedì 17 giugno 2008

cronologia critica o critica cronologica o analisi temporale (II lezione)

Rileggendo il post precedente mi sono accorto che vado avanti a falcate enormi e qualche teorico meticoloso direbbe che le sparo col fucile o il cannone. È un po’ il mio difetto, non riesco a dilatare il discorso sufficientemente, arrivo subito al succo, al midollo della Verità.
Sto sempre meglio nei confronti di chi scrive pagine e pagine su argomenti triti, affinandoli ulteriormente, smussando qua e la e cambiando di un nonnulla il significato finale.
Come diceva Heidegger “Wege – nicht Werkee” (Vie – non opere); io indico una via dalla quale si dipartono ulteriori sentieri come le ramificazioni di un albero o come un ipertesto, già, l’ipertesto.
L’ipertesto ti permette di passare da un argomento all’altro immediatamente partendo da un documento principale. Es. leggendo una ricetta di cucina incontro la parola “melanzana”, cliccando su quella parola posso cambiare argomento e conoscere il nome scientifico dell’ortaggio, origine, coltivazione, proprietà nutrizionali, ecc.

Volevo adottare questo sistema, non con un programma specifico, ma cambiando il colore dei caratteri di stampa quando “sforo” o devio su un altro percorso. Il colore non l'ho trovato, andrò avanti così, non è importante.
Il pensiero percorre una strada come quella che sto facendo ora: esporre (chiamiamola così per ora) la cronologia critica.
Cammin facendo s’incontrano molti incroci dai quali si aprono altre strade contenenti argomenti inerenti e attinenti al discorso principale.

Cos’è che produce tali eventi? (L’ultima domanda del post precedente).
Ecco, ci troviamo di fronte ad un incrocio. Prima di parlare della causa dell’evento emerge spontaneo chiedersi cosa s’intende per “evento”. È un problema attinente ma non inerente cioè, è collegato al troncone principale ma non necessariamente si deve compiere una deviazione per procedere spediti sull’itinerario che ci siamo proposti, infatti ci possiamo accontentare benissimo della formula comune: evento = fatto storico.

Nella mia mente c’è un ipertesto. Percorro tutte le strade, sono un camminatore curioso. Succede che mi perdo o mi appassiono su un altra via dimenticando completamente la strada da dove ero partito. Bene, per amor di completezza vediamo cosa s’intende per evento: L’evento scaturisce dall’azione la quale, a sua volta, viene generata dal soggetto.
Prima di analizzare l’evento occorre conoscere il soggetto, l’agente, la parte attiva, l’energia; nel nostro caso, l’uomo.
Poi occorre stabilire se l’azione è indotta o prodotta. Quindi si potrà avere, alla fine, una visione serena dell’evento.
Con questo procedimento è possibile non solo fare una riconsiderazione su ciò che è stato, ma anche avanzare delle previsioni affidabili su ciò che potrà essere....

mi scuso per il ritardo ma ho avuto dei rallentamenti. Mi rendo conto che il meccanismo oggetto/soggetto, ecc. sono procedimenti un po' sorpassati: il momento presente certifica il passato, ma viene vissuto in virtù del futuro, per qualcosa che ancora deve venire... siamo in una perenne situazione d'incompletezza.
Ecco un altro percorso, la riflessione sulla "condizione" umana. Umana perchè ce ne rendiamo conto, ma provate a guardare un albero in una giornata seinza vento, sembra esprimere col suo aspetto inerte la "consapevolezza" intima di una condizione esistenziale...
insomma devo scrivere. Non è un esercizio che mi viene in scioltezza, mi manca un po' di pratica assidua, per il resto non ci sono problemi a parte il tempo e impegni di una scadenza disarmante.
Alle volte mi chiedo che dovrei avere due teste per poter far tutto, ma poi capisco che se avessi due teste vorrei averne quattro e quindi otto e così via. Meglio accontentarmi di una sola testa... iper.