sabato 22 novembre 2008

Lo scontro generazionale (IV)

Prima di arrivare all'oscuro e indecifrabile '68 si dovrebbe fare qualche passo indietro per il famoso meccanismo che ad ogni azione corrisponde una reazione.
In primo luogo è bene considerare i due conflitti mondiali come un unico grande evento. Nessuno ha preso in considerazione che il ventennio 1918-38 altro non fu che una lunghissima tregua fisiologica. Infatti, dopo il primo conflitto ci furono milioni di morti: con quali uomini ci si poteva continuare a scannare in Europa?
Tanto è vero che in Inghilterra ci fu il fenomeno -subito dopo la Grande guerra- di sistemare tutte quelle donne rimaste vedove o senza compagno o senza la possibilità di maritarsi, dato che le femmine superavano di gran lunga il numero degli uomini in circolazione.
Ebbene, si aspettò esattamente un ventennio, il tempo di rigenerarsi, ricaricare le forze, per poter nuovamente tornare finalmente ad ammazzarsi nella seconda guerra mondiale.
Il nostro ventennio fascista promuoveva, non a caso, le famiglie numerose. Senza tanti preamboli il governo fascista favoriva e chiedeva figli maschi per rimpolpare l'esercito. Quelle politiche ebbero successo. Avere tanti figli equivaleva ad avere aiuti di stato - non come oggi che le donne incinta vengono immediatamente licenziate e questo la dice lunga sull'influenza della chiesa cattolica nella vita politica pubblica tutta incentrata a garantire tornaconti di casta senza "interessarsi", visto che ha la faccia tosta di ammetterlo, dei problemi reali della gente.

Il '68, secondo il mio punto di vista, segue la scia, non ha caratteristiche violente visto che gli squilibri erano risolti e gli squilibrati erano morti o si erano assuefatti alla realtà.
Le generazioni nate prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale soffrivano (e soffrono), una volta arrivate alla maturità, di un forte risentimento verso i padri e coloro che rappresentano autorità e disciplina.
Da un lato c'era la generazione che aveva vissuto la guerra con tutti i disagi disumani che essa comporta, e dall'altro c'era la generazione "nata nella miseria" ('40, '50) -non scordiamoci quanto l'infanzia influisce nella formazione dell'individuo adulto- ma vissuta nell'abbondanza degli anni sessanta. Tali movimenti avvenivano in varie parti del mondo quasi all'unisono perché varie parti del mondo furono interessate direttamente e indirettamente alle crisi militari succedutesi nella prima metà del '900.

Si verificò così un contrasto familiare fra i padri che raccomandavano e ammonivano i giovani ad avere una condotta di vita all'insegna del sacrificio, il risparmio, l'austerità, ecc. tutti consigli utili in caso di crisi militare-economica, ma che negli anni del boom erano molto fuori luogo. E un contrasto interiore fra un passato di infanzia inspiegabilmente magro e un presente inaspettatamente opulento.
Mangia tutto e lascia il piatto pulito, non farti le seghe che diventi cieco. Nell'era della crescita economica e delle minigonne tutti quei divieti e lacci che imbrigliavano i figli dei reduci non potevano trovare riscontro. Da qui il bisogno di liberarsi da genitori oppressivi da un lato e dalle privazioni dell'infanzia, inscenando delle rivolte sostanzialmente all'insegna del vago che hanno caratterizzato la fine degli anni sessanta.

Non si spiega altrimenti perché quelle generazioni che inneggiavano alla pace, alla libertà e tutti gli ideali indefiniti a cui si richiamavano, oggi quelle stesse generazioni governano il mondo spinte da un unico pulpito: la Libertà assoluta nel saccheggiare il pianeta. Una libertà fine a se stessa, un bisogno di svincolarsi da qualsiasi regola restrittiva per paura di rivivere gli shock patiti nell'infanzia.



Età della miseria




Età dell'abbondanza

giovedì 13 novembre 2008

Free blogger




Obama ha vinto anche grazie alla Rete. Ha raccolto fondi on line per un miliardo di dollari per la sua campagna elettorale. "A campaign powered by people, not the special interests". Una campagna finanziata dalle persone, non dagli interessi di parte.
L'Obama de noantri, al secolo Topo Gigio Veltroni, dopo aver fracassato le palle a tutti gli italiani sulla somiglianza tra lui e Obama (un insulto peggiore dell'abbronzatura dello psiconano) vuole dare una mano alla Rete. Tutti i blogger si stanno toccando.

Topo Gigio è peggio di uno spyware, di un malware, è un virus insidiosissimo che trasforma tutto ciò che tocca in una Walterloo. Il suo incaricato del Pdmenoelle, in arte Franco "Ricardo" Levi, ha depositato alla Commissione Cultura della Camera, con alcuni ritocchi degni di Pol Pot, la famigerata Levi/Prodi. Detta anche legge "ammazzablogger". Legge che va ribattezzata in Levi/Veltroni grazie alle nuove clausole.

In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.

Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.
La Commissione che deve esaminare la proposta di legge inizierà a breve i lavori sulla "ammazzablogger". Un sostegno da parte della Rete la aiuterà a prendere le decisioni.

Loro non molleranno mai (ma gli conviene?), noi neppure.

Inviate le vostre foto con la scritta: "FREE BLOGGER":Invia una mail a freeblogger@beppegrillo.it con:
- Oggetto: il tuo nome
- Testo: indirizzo del tuo blog
- Allegato: la tua foto con un cartello "Free Blogger"Le foto appariranno nella barra superiore del blog.

Dal blog di Beppe Grillo

domenica 9 novembre 2008

L'Ilva vista dall'interno




Parlo poco del mio lavoro. Se avessi un contratto indeterminato avrei una rubrica fissa. Qualcuno direbbe che sono incoerente, ma se è vero che la storia è fatta a volte da uomini o eroi che affrontano i nemici da soli e si ritrovano contro anche la stessa comunità che difendendo -penso a Falcone e Borsellino-, è ancor più vero che la storia viene fatta da persone circondate di amore, stima, rispetto, fiducia e tutti quei sentimenti che un qualsiasi uomo ha diritto di avere a prescindere e non è propriamente il mio caso.
Forse appaio come un fautore della storia: intanto ne parlo e rimugino sopra ogni giorno e poi nessuno può sfuggire alla storia.

Qui il problema non è evitare questo o quel fumo ma sottrarsi alla nebbia. In certe condizioni di vento si è invasi da una nebbia fitta, un muro altissimo di fumo e polvere che ti investe costantemente per tutta la giornata. Penso allora cosa avviene quando si dirige verso il centro abitato o la campagna o il mare aperto. Qui ho imparato a riconoscere sulla pelle anche la più piccola brezza come gli indiani d'America.
Una sera fummo circondati in pochi secondi dalla nebbia. Mi precipitai a indossare la mascherina come al solito e mi voltai verso un collega più anziano per avere delle conferme. Dopo un attimo di esitazione mi rincuorò dicendo: è nebbia, è nebbia.
L'unica nostra salvezza è rappresentata dalle mascherine antifumo. Un palliativo inconsistente dato che non serve molto aprire l'ombrello quando ci si trova al centro di una tempesta.

Mascherine di protezione ne danno di due tipi: quelle considerate buone e quelle di concorrenza made in Cina. Quelle vere e quelle false, è a periodi.
Di quelle buone, quando ci sono, ne spettano al massimo 3 per evitare gli sprechi. Con la scusa degli sprechi ti tengono a pane e acqua. Siamo al limite, basta un livello più sotto per vedere operai che si rubano tute, scarpe e altro occorrente a vicenda. Non appena viene lasciato il materiale su un banco o i pasti della mensa, si verifica un vero e proprio assalto. Sembriamo belve sulla carcassa mentre pezzetti di carta svolazzano tutt'intorno. Io accompagno il tutto facendo il ruggito del leone. Immancabilmente rimane sempre qualcuno a digiuno.
In certi casi le mascherine sono difettose e si rompono in mano ancor prima di essere indossate. In qui frangenti sembra vedere la scena del film "Apollo 13" dove gli astronauti alla deriva attorno alla luna hanno il compito di riparare il veicolo spaziale usando ogni cosa che è possibile recuperare sulla nave tra cui un sacchetto di plastica che si rompe: "si è rotta"; "per fortuna ce n'è una di riserva".
Questo è il luogo dove si usa dire "vado dentro a prendere una boccata d'aria". Negli ultimi mesi la pressione è aumentata notevolmente. Siamo osservati a vista. I controllori, quelli che danno il tempo alla remata, passano con le auto e ci osservano come i clienti delle puttane oppure si fermano come le pattuglie dei carabinieri in cerca d'infrazioni. Qui fanno profitti da siderurgia, pagano il minimo sindacale da metalmeccanici e pretendono un ritmo di lavoro da raccolta dei pomodori.
Posso vantare una discreta esperienza in vari cantieri in giro per l'Italia. Quando i dirigenti si rivalgono sul ritmo di lavoro degli operai vuol dire che sono incompetenti. Il lavoro di un addetto ha un limite oltre il quale non si può andare per via della sicurezza e della qualità.
Se si vuole aumentare la produzione occorre cambiare il "metodo" di lavoro e non puntare sulla "quantità". Naturalmente qui come nel resto del Paese per fare il kapo occorrono altri requisiti prima delle competenze specifiche. Si predilige sempre un guadagno a breve termine di uno a lungo termine.

Il morto di fame di Emilio Riva e chi insieme a lui, hanno guadagnato negli ultimi 4 anni 2,5 miliardi di euro alla faccia nostra. E' uno dei maggiori gruppi italiani che possiede più liquidità, cioè soldi liquidi sotto il mattone. Come Paperon de Paperoni che cominciò con un centesimo, Riva un tempo aveva un capannone ed è finito col possedere metà delle acciaierie d'Europa. Il solito arricchito con le pezze al culo: scommetto uno stipendio che Riva usa i calzini fino a quando non si bucano per immolarsi alla legge del risparmio. Un ottantenne in piena età produttiva: infatti dirigenti e massime cariche dello stato vanno in media dai 70 agli 80 anni.

Vediamo: facendo la media di 75anni scopriamo che questa gente è nata nella prima metà degli anni '30. Un periodo non proprio tranquillo per l'Europa. La guerra è scoppiata quando loro avevano circa 7 anni e all'arrivo degli americani per "salvare" un paese alla fame, questi avevano intorno ai 10 anni, l'età giusta per "comprarseli" con una barretta di cioccolato. Infatti, certa gente stravede per gli Usa perché, dicono, ci hanno dato la libertà: è meglio dire che vi hanno dato la cioccolata e quando vedete uno di loro vi ritornano ricordi... dolci.
Le aziende farmaceutiche vanno in cerca di nuove malattie, un giorno questa bulimia da massimizzazione dei profitti o lo stakanovismo da introito, saranno riconosciute come patologie.
La terapia sarà una dieta ferrea! Non sono contrario che uno si crei una posizione, ma non è accettabile che ad esempio dopo aver fatto utili da capogiro non appena si mette mano al portafoglio si cercano stratagemmi e trucchi per far in modo che quel denaro "rientri" rivalendosi sullo Stato o che si pretendi una economia fino all'osso quando si è abbondantemente in attivo.

Già, lo Stato. Lo Stato siamo noi? Lo Stato sono loro. Quello che ci frega è l'idea che abbiamo del prossimo e la proprietà dell'anima. Non c'è un concetto più egoistico dell'anima da salvare. Il prossimo è un'entità che si trova appena più in là, è distaccata da noi, è in prossimità, non ci tocca. L'anima è un problema strettamente personale mentre dovrebbe essere di interesse sociale... socialista. Riguarda tutti, dovrebbe riguardare tutti. Lo si nota bene quando s'incontra qualcuno che l'anima proprio non se la vuole salvare. Perché "dobbiamo pagare" noi le conseguenze quando i "rimedi" sono lasciati alle leggi misteriose di Dio? Non leggo Kierkegaard, lo evito. Ho qualche libretto ma preferisco non leggere per non inquinarmi. Ho dovuto astenermi molte volte dal leggere roba interessante per non intaccare il mio procedimento genuino, così lascio ai critici la ricerca spasmodica di chi lo ha detto per primo.


Il prossimo, il contiguo, l'entità separata dall'io diventa un oggetto contrapposto al me come soggetto. L'altro è un mezzo per raggiungere i propri fini di "redenzione". La solidarietà ha un significato patetico di elemosinazione verso un problema altro che non ci tocca direttamente. Ottengo la Salvezza se riesco a "sfruttare" tutte le possibilità che mi circondano. Il mondo è stato creato a mio uso e consumo. Se metto Dio di fronte, se lo indico con un dito, mi contrappongo generando una dualità, è come avere due dei: Dio e io. Al contrario, l'identificazione col mondo che ci circonda genera quell'unitarietà che più si avvicina al concetto di amore. La soggettivazione che tanto ha dato alla civiltà occidentale, è aggravata dal fatto che l'essere soggettivo è un sovrastare, un trovarsi al disopra in prospettiva verticale. C'è chi è sopra e c'è chi è sotto. Il rapportarsi non è mai ugualitario perché due entità in linea tendono a convergere e identificarsi in una cosa sola.

Questa è una terra desolata, martoriata, devastata nell'aria, nella terra e nel mare. E' una grande pianura che scende impercettibilmente verso il mare. C'è chi dice che un tempo qui c'erano distese di ulivi. Un comune col debito più alto d'Italia mentre doveva essere ricco, o almeno in attivo. Non c'è nessun vero indotto alla grande azienda. Gran parte del materiale viene fatto arrivare esclusivamente dal nord, forse anche la carta igienica proviene dalla Lombardia. Un giorno si sono riunite quattro persone e hanno fatto accordi fra di loro decidendo della vita di migliaia di persone alle loro spalle per i decenni futuri. Ma quale federalismo e autonomia? E' difficile imporre la buona regola che chi sfrutta un territorio deve reinvestire in quel territorio? Come avviene a Napoli qui si lascia lo smog e la morte mentre i profitti vengono portati al nord. Non c'è in tutta la provincia una ditta che produce bulloni. Questa terra è ai loro occhi una enorme tavoletta del cesso.

So cosa penserà Riva e la sua cricca. Noi vi diamo lavoro, noi vi diamo da mangiare, noi vi diamo la vita... vi abbiamo creato Noi! Ecco la verticalità. C'è sempre qualcuno al di sopra. L'azienda è al disopra di tutti, il fulcro dove converge ogni sforzo. Una cosa eletta a ideologia o a divinità.
Abbiamo inventato le macchine per servirci e siamo finiti col sottometterci a loro. Loro fanno la produzione, "creano" profitto. Invece di plasmare l'oggetto alle nostre esigenze fisiologiche, abbiamo adeguato le nostre vite al ritmo delle macchine. L'Ilva è un totem moderno, un feticcio ridicolo ai piedi del quale ci sacrifichiamo.
Le storie di operai morti pochi mesi dopo essere andati in pensione sono innumerevoli. Il male se li porta via in pochissimo tempo. In quel periodo spendono anche tutto il tfr con la speranza vana di salvarsi. L'operaio è come il maiale non si butta via niente.

Da pochi giorni hanno diffuso la notizia della cassa integrazione per 2000 dipendenti.
Per me la cassa integrazione è una rappresaglia, un'azione di rivalsa sulla questione della diminuzione delle emissioni nocive che l'Europa richiede con urgenza. Il lavoro che dovrebbe essere un diritto diventa un'arma di ricatto sociale. L'alto tasso di disoccupazione è utile per tenere bassi i salari ed estorcere incentivi pubblici. Il fatto surreale è che la comunità europea potrà multare l'Italia se gli accordi non vengono rispettati con 7miliardi di euro all'anno. Non mi sorprenderebbe se l'azienda continuasse a produrre nonostante una multa enorme sulle spalle dei cittadini. Ormai si è capito che il capitalismo si fonda sulla sottrazione diretta e indiretta di fondi pubblici o ricavati col sudore del lavoro di altri.

Se proprio dobbiamo pagare quei 7miliardi ci conviene ristatalizzare l'Ilva. Anzi, è più corretto adottare una strategia inversa: con l'accusa di disastro ambientale, confiscare qualche bene da usare per smantellare il tumorificio e bonificare l'intera area. Sarebbe un atto di giustizia divina... al contrario di noi ci sono nazioni in Europa dove credono che la ricchezza sia un dono di Dio: "come può Dio permettere ciò?", dunque le regole funzionano.

domenica 26 ottobre 2008

L'Ilva di Taranto è un tumorificio legalizzato







Segue un articolo del Corriere.it http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_21/fumo_diossina_3e4495ce-9f40-11dd-b0d4-00144f02aabc.shtml

A 13 ANNI HA IL TUMORE DA FUMO. «E' LA DIOSSINA»

Il medico: mai visto un caso così. Industrie, Taranto città più inquinata dell'Europa occidentale.
Tre mamme con il latte contaminato, cinque adulti con il livello più alto del mondo, 1.200 pecore da abbattere

DAL NOSTRO INVIATO
TARANTO — Tre anni fa, S. aveva 10 anni. E senza aver mai fumato una sigaretta in vita sua era già conciato come un fumatore incallito. Un caso simile, Patrizio Mazza, primario di ematologia all'ospedale «Moscati» di Taranto, non l'aveva mai visto. E nemmeno la letteratura medica internazionale lo contempla. Anche a cercare su Internet, la risposta è negativa: « No items found ». Per questo, Mazza temeva di avere sbagliato diagnosi. Invece no. Quel bimbo aveva proprio un cancro da fumatore: adenocarcinoma del rinofaringe. Come tanti altri tarantini, specie quelli del Tamburi, «il quartiere dei morti viventi».


A Bruxelles forse ancora non lo sanno, ma Taranto è la città più inquinata d'Italia e dell'Europa occidentale per i veleni delle industrie. L'inquinamento di Taranto, infatti, è di fonte civile solo per il 7%. Tutto il resto, il 93%, è di origine industriale. A Taranto, ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Gli ultimi dati stimati dall'Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) sono spietati. Taranto è come la cinese Linfen, chiamata «Toxic Linfen», e la romena Copša Miça, le più inquinate del mondo per le emissioni industriali.


Ma a Taranto c'è qualcosa di più subdolo. A Taranto c'è la diossina. Qui si produce il 92% della diossina italiana e l'8,8% di quella europea. «In dieci anni — dice Mazza — leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati del 30-40%. La diossina danneggia il Dna e un caso come quello di S. è un codice rosso sicuramente collegato alla presenza di diossina. Se nei genitori c'è un danno genotossico non è in loro che quel danno emerge, ma nei figli».


Tre mamme il cui latte risulta contaminato dalla diossina, cinque adulti che scoprono di avere il livello di contaminazione da diossina più alto del mondo, 1.200 pecore e capre di cui la Regione Puglia ordina l'abbattimento, forti sospetti di contaminazione nel raggio di 10 chilometri dal polo industriale (con i monitoraggi sospesi perché sempre «positivi ») sono, più che un allarme, una emergenza nazionale. La diossina si accumula nel tempo e a Taranto ce n'è per 9 chili, il triplo di Seveso (la città contaminata nel 1976). Ma sono sette le sostanze cancerogene e teratogene che, con la diossina, colpiscono Taranto come sette piaghe bibliche.


Mentre però a Bruxelles e a Roma (e a Bari, sede della Regione) si discute, Taranto viene espugnata dalla diossina. Basta dare un'occhiata, oltre che ai dati Ines, ai limiti di emissione, il cuore del problema. Il limite europeo è di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Quello italiano, di 100 nanogrammi. «Un vestito su misura per l'Ilva di Emilio Riva», dicono le associazioni ambientaliste. «Siamo in regola e abbiamo anche investito 450 milioni di euro per migliorare gli impianti», replica l'Ilva, che l'anno scorso ha realizzato utili per 878 milioni, 182 milioni in più dell'anno prima e il doppio del 2005.


L'Europa però è dal 1996 che ha fissato il limite di 0,4 nanogrammi. L'Inghilterra, per esempio, si è adeguata. E la Germania ha fatto ancora meglio: 0,1 nanogrammi, lo stesso limite previsto per gli inceneritori.


Nel 2006, Ilva e Regione Puglia hanno anche firmato un protocollo d'intesa, ma con scarsi risultati. La «campagna di ambientalizzazione» procede a rilento e sembra che l'Ilva intenda concluderla nel 2014, proprio quando scadrà il Protocollo di Aarhus, recepito anche dall'Italia, che impone ai Paesi membri di adottare le migliori tecnologie per portare le emissioni a 0,4-0,2 nanogrammi.


Eppure a Servola, Trieste, acciaierie «Lucchini», per risolvere il problema è bastato un decreto del dirigente regionale Ambiente e Lavori pubblici, che ha imposto al siderurgico, pena la chiusura, di rispettare i limiti europei. In due anni, grazie anche alle pressioni della confinante Austria, il miracolo: dalla maglia nera, in tandem con Taranto, Servola è diventata un centro di eccellenza, con la diossina abbattuta fino al teutonico limite di 0,1 nanogrammi.


Certo, con una legge regionale, o con un decreto come quello friulano, si eviterebbe anche il referendum sull'Ilva, giudicato ammissibile dal Tar di Lecce e sicura fonte di drammatiche spaccature fra i 13 mila dipendenti del siderurgico.
Invece c'è soltanto una delibera del consiglio comunale di Taranto che chiede timidamente alla Regione «di fare come in Friuli».
Ma la Puglia non confina con l'Austria. Al di là del mare, c'è l'Albania.

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Inoltre:
corre voce che l'Ilva ha promesso l'assunzione di 1000 persone residenti nei quartieri limitrofi di Tamburi e Paolo VI. Naturalmente, come al solito, non è nulla di ufficiale, tutto resta nel vago.
Il fatto grave è che vogliono "comprarsi" il beneplacido dei cittadini più esposti all'inquinamento.
Paradossalmente, la crisi (eterna) del nostro territorio viene usata strumentalmente per procurare vantaggi all'azienda.

Visto che l'Ilva è rimasta l'unica "risorsa" del territorio, ho il sopetto che si stia usando una specie di strategia da multinazionale in Africa che consiste nel ridimensionare tutta l'economia locale per non lasciare nessuna laternativa al di fuori dell'azienda in questione con l'intento di assoggettare uomini e territorio al loro potere.
La crisi è un'arma di ricatto. Si impone un out-out molto sottile perchè mascherato da benefattori che danno lavoro, che sono una "ricchezza per il territorio" quando in realtà è il territorio -depresso- e la gente -alla fame- ad essere una risorsa per l'azienda.
Insomma, per sfruttare al massimo popolo e territorio l'Ilva usa uno stratagemma antico ma in chiave moderna che funziona sempre: il cancro e la carota.

venerdì 24 ottobre 2008

Videomania

E' scoppiata la mania dei video amatoriali in rete. Ormai proliferano piccoli e grandi YouTube a caccia di filmati. Ognuno vuole avere la "sua" televisione personale come avevo previsto ed era facile prevedere.
Il PD ha da poco inaugurato la "televisione di partito" //beta.youdem.tv/ fatta dai cittadini dove mi sono iscritto come FrancescoM. Anche Oliviero Diliberto ha annunciato che i comunisti avranno prossimamente la loro TV su internet. E ci sono altri esempi come http://www.tbtv.it/homepage.xsp
Qualcuno dice che c'è la possibilità di guadagnare €10 a video... Urca! ma, obiettivamente, i miei video valgono di più.
Di seguito ripropongo i miei video che ritengo più interessanti. Lo so, c'è chi si chiede come mai non ho prodotto altro materiale: lo farò non appena riuscirò a rimettermi in sesto. Sto anche "lavorando" (apro la parentesi per chiarire che facendo una attività che si può paragonare al minatore, non posso avere una freschezza celebrale costante che mi permette di affrontare temi impegnativi come quelli che mi sono proposto. Pertanto, i tempi di produzione risultano più lenti) sulla IV e V lezione che riguarda "lo scontro generazionale" -e questo sarebbe il periodo migliore per postarli- e la VI su "l'evoluzione della religiosità" o qualcosa del genere.

Il governo è caduto per almeno 3 motivi



Mangio la tessera elettorale in segno di protesta per il trasferimento del giudice Forleo



Auguri di natale a Buttiglione



Auguri di natale a Berlusconi



Facciamo il partito della rete

mercoledì 15 ottobre 2008

Il santo laico Roberto Saviano



"Andrò via dall'Italia, almeno per un breve periodo e poi si vedrà. Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido -oltre che indecente- rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarsi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l'odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri -oggi qui, domani lontano duecento chilometri- spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impediscono di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me."

Tratto da un quotidiano di oggi

giovedì 9 ottobre 2008

Dal blog di Beppe Grillo



"Certo che per i sacerdoti del "libero mercato" e del "più mercato meno stato" e del "meno tasse per tutti", è un bel momento.Per i leghisti che ancora starnazzano sul federalismo fiscale, con i comuni che dovranno rimettere i vespasiani per tassare, come fece a suo tempo l'omonimo imperatore, anche l'urina. Con lo stato che si è accollato i debiti Alitalia per regalare il poco di buono rimasto ai "bravi imprenditori italiani" che hanno razziato in patria e in altri sfortunati paesi. Per non parlare delle agevolazioni al vaticano, alle scuole e sanità privata, ai "regali agli amici". Di sicuro c'è meno stato, quello sociale, per l'assistenza, la scuola, la sicurezza, il lavoro.Ma c'è "più stato", ossia più soldi nostri, per salvare il culo a chi soldi ne ha già, e tanti.Ci tengono per la collottola con la paura. Paura della perdita del lavoro: vallo a dire a chi non l'ha mai avuto e ai precari. Con la paura della recessione: sono anni che siamo in recessione e che le famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Con la paura dell'immigrato brutto sporco e cattivo: siate allegri, se polizia e vigili urbani pestano loro magari non pestano noi anche se abbiamo appena rapinato una vecchietta. Insomma, che che ne dica Grillo, è un'altra messa nel sedere con il consenso generale.Già mi sembra di sentirle le solite vocine querule: "ma che possiamo fare? Tanto non cambia niente!". E certo che non cambierà mai niente in un paese abitato in buona parte da omuncoli e quaquaraqqua, piagnuccolosi e servi, bravi ad essere prepotenti con quelli più sfortunati e zerbini con il primo millantatore impomatato che passa. Però,se mai, per caso,ma proprio per puro caso, quasi per uno scherzo del destino,capitasse di agire,ci si ricordi che la prima cosa da occupare, prima ancora delle televisioni distruttrici di neuroni cerebrali, sono le banche. Per rifondare uno stato si comincia dai soldi, dall'economia, dalla cultura, e non dalle parole rassicuranti e vane dei vanesi."
Maria G.

giovedì 25 settembre 2008

Conferenza Stampa su Anagrafe Pubblica del 20/09/08 a Palermo

Tratto da Radio Radicale

“Martini per Conferenza Stampa su Anagrafe Pubblica del 20/09/08 a Palermo”

Di Nadia Spalletta

"Intanto penso che questa iniziativa sia essenziale per assicurare anche l’attuazione delle vigenti norme di legge in materia di trasparenza dell’azione amministrativa riguarda non soltanto gli atti ma anche i soggetti che pongono in essere gli atti. La legge prevede la …..che all’interno degli statuti vengano individuati dei percorsi che consentano ai cittadini di conoscere l’azione e le vicende della pubblica amministrazione. In questo contesto si inserisce anche l’opportunità che coloro che operano e che agiscano, rendano noto i contenuti delle loro azioni.
Il soggetto politico, spesso, si ritrova assolutamente libero e arbitro di svolgere il suo ruolo istituzionale. Dopo le operazioni non esistono allo stato le riforme di controllo da parte della società di ciò che è il consigliere comunale o provinciale o regionale e per non parlare di quello che avviene a livello nazionale realmente pone in essere rispetto alle indicazioni, alle promesse elettorali.
Intanto perché la normativa sulla trasparenza dell’azione amministrativa e sulla pubblicità degli atti amministrativi in realtà non è stata mai attuata; non esiste una sorta di rivista o di bollettino o di pubblicazione ufficiale degli atti della pubblica amministrazione. Ogni amministrazione avrebbero l’obbligo periodicamente di rendere noto, con tutti gli strumenti possibili, ciò che avviene nella pubblica amministrazione. Questo consentirebbe ai cittadini di effettuare un controllo quasi immediato della vita politica degli enti pubblici, anche perché oggettivamente, non sempre la stampa è in grado di riportare adeguatamente le notizie. Spesso la stampa, quando non è di parte, comunque essa stessa non sarebbe in grado di entrare dentro i meccanismi interni di una pubblica amministrazione. Per cui, non è la stampa lo strumento più adeguato a oggi per informare i cittadini di ciò che avviene. Uno strumento che con alcuni colleghi stiamo cercando di attuare è quello delle assemblee cittadine. Anche il partito democratico ha avviato questo percorso. Le assemblee cittadine, che peraltro sono previste dalla legge sono un eccezionale istituto che consente ai cittadini di conoscere direttamente ciò che i soggetti politici effettuano all’interno delle realtà istituzionali e politiche.
L’Anagrafe, cioè ciò che è e ciò che fa il consigliere e comunque il soggetto politico in generale, potrebbe essere un ulteriore strumento di conoscenza reale di comprensione. Perché, d’altro canto, il cittadino se vuole veramente esprimere il suo pensiero politico deve avere anche la libertà, la libertà nasce anche dalla conoscenza, sia in grado di esprimere, di valutare e di decidere quando si conosce in senso critico l’Anagrafe.
Potrebbe consentire una conoscenza diretta di un soggetto e di quello che quel soggetto sta realizzando nel territorio in cui opera e consente ai cittadini una valutazione anche critica e anche in vista della successiva manifestazione del proprio pensiero, del proprio voto. C’è, sistematicamente questa separazione netta tra i bisogni dei cittadini e la fiducia che i cittadini ripongono nei soggetti eletti e quello che poi realmente è, e fa dentro alle istituzioni il soggetto eletto. Non c’è allo stato nessuna reale forma di controllo che io chiamo controllo sociale, dell’operato di un soggetto pubblico. Questo determina, tra l’altro, che anche per i soggetti che hanno le migliori intenzioni di sentirsi assolutamente svincolati. La legge prevede che non ci sia mandato elettorale, che l’eletto sia assolutamente libero, ma la legge intende che non c’è mandato rispetto a un partito politico o non rispetto ai bisogni dei singoli cittadini. Spesso chi viene eletto non avendo sempre un confronto con i suoi elettori reale e non subendo il controllo, tra l’altro, aggiungo che il nostro sistema legislativo ha eliminato qualsiasi forma di controlli rispetto gli enti pubblici. In passato esistevano dei controlli interni e dei controlli esterni. Controlli che venivano per esempio effettuati dal segretario generale: era il controllo di legittimità degli atti. Il comitato regionale di controllo. Tutte queste forme di controllo oggi sono state per legge inspiegabilmente abolite. Quindi, chi amministra, chi governa, chi partecipa alla vita politica dello stato in realtà è assolutamente libero e arbitro perché non esiste nessuna forma giuridica di controllo degli atti della pubblica amministrazione. Un istituzione di un percorso che renda trasparente le vicende personali e politiche dei singoli soggetti istituzionali potrebbe sopperire, se pure parzialmente al venir meno di altre forme ci controllo che inspiegabilmente e inadeguatamente sono state eliminate. Forse è all’eliminazione di queste forme di controllo istituzionale che da collegare il dissesto finanziario di moltissimi enti pubblici che oggi sono assolutamente liberi di spendere. La Corte dei Conti interviene o su esposti o episodicamente su atti generali ma non su singoli provvedimenti, per cui ha difficoltà ad analizzare di volta in volta il contenuto degli atti.
L’Anagrafe del soggetto politico, la verifica dei comportamenti personali e politici dei soggetti politici, potrebbe sopperire se pur in parte al venir meno di altre forme di controllo, sarebbe anche questo uno strumento di democrazia e di partecipazione diretta da parte del cittadino alla vita politica di una città o di un soggetto politico in generale.

http://www.radioradicale.it/palinsesto/2008/9/22 trasmissione delle 15:07 del 22/9

giovedì 18 settembre 2008

Il metodo Mangano applicato alla politica



Berlusconi usa anche il metodo Mangano in casi estremi.
Consiste nel piazzare una bomba davanti casa prima di far visita a qualcuno.

Vado a memoria d’uomo: mi trovavo a Venezia intorno al ‘01 quando buttarono una bomba nella notte vicino al palazzo di giustizia, luogo dove si dovevano “condannare” i dirigenti dell’Enichem per strage. Il giorno dopo, guarda caso, arriva a sorpresa il neo primo ministro Berlusconi a far visita a Venezia(per far cosa??)

Le prime indagini “sull’attentato” brancolavano nel buio, poi la notizia si perse.

Pensai fra me: questo è venuto qua, ha messo una bomba, ha mangiato e bevuto anche a spese nostre e se n'è andato.

Siamo in mano a terroristi, altro che manager…

http://archiviostorico.corriere.it/2001/agosto/13/magistrati_devono_tacere_sulla_bomba_co_0_0108138736.shtml

http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=12239

http://www.repubblica.it/online/cronaca/vene/rivend/rivend.html

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martedì 16 settembre 2008

Sulla consapevolezza cosmica



Il vegetale ha consapevolezza di essere? Sì “concepisce”? Andando per deduzione siamo costretti ad ammettere di si. Esso vive, cresce, dà i frutti, ecc. “Sentirà” l’inverno, l’estate, ecc. Quindi ha una coscienza di sé pur non avendo né mente, né ramificazioni nervose. Un albero, un muschio, sanno di essere attraverso qualcosa che trascende sia la materia che lo spirito (?).
Sto parlando dell’anima? L’anima è un attributo del me. La mia anima. Il concetto di anima sottintende un’appartenenza, è predicato di qualcos’altro che è alla basa, che ne è sostanza, ed è l’essere, il Sentimento.
Vorrei fare lo stesso ragionamento riguardo ai minerali. Una pietra è consapevole di essere? Mentre col vegetale si è potuti andare per deduzione perché contiene funzioni vitali simile agli “animali”, coi minerali ci sembra assurdo. Forse, se un vegetale avesse la capacità di ragionare, farebbe le stesse conclusioni deduttive rispetto al minerale, come noi le abbiamo fatte rispetto al vegetale.

Perché le zebre hanno le strisce bianche e nere? Come mai hanno “adottato” (quando si dice che la verità è sotto gli occhi) una colorazione così appariscente che facilita l’individuazione da parte dei predatori? Perché non un colore che si mimetizza con la vegetazione? I biologi si sono fatti questa domanda e hanno scoperto il motivo.
Il manto striato permette alle mandrie di zebre di passare inosservate quando si spostano in cerca di acqua. Infatti, le striature creano un effetto ottico che a lunga distanza le rende invisibili. Il predatore in lontananza non le riconosce quindi non le insegue. Quelli nelle vicinanze le riconoscerebbero lo stesso con qualunque colore del manto. I militari in guerra hanno usato questo stratagemma per camuffarsi.
Com’è potuto succedere? Come si è giunti a questo risultato? L’evoluzionismo spiega che i caratteri genetici cambiano per un accidente o semplicemente per selezione, nel senso che tendono a riprodursi maggiormente quelli con caratteristiche migliori. Chi ha deciso, e soprattutto "compreso", che le striature ti rendono invisibile? L’antenato della zebra lo ha dedotto in qualche modo e si è concentrato facendosi venire le strisce bianche e nere? Oppure casualmente sono nati degli esemplari col manto striato e hanno dato origine alla stirpe? Se così è, quando si trovavano misti gli striati e i no, quelli col manto monocolore attiravano i predatori lo stesso e una volta vicini i leoni non stavano li a scegliere il colore da mangiare. E poi, come è giunta la natura a “capire” che quel tipo di colorazione era un ottimo sistema di difesa? La natura ha un centro di ricerca? Oppure si tratta di una “consapevolezza” cosmica, di una coscienza naturale costituita da tutte le cose viventi e non? Vi sembra un discorso affascinante?

mercoledì 10 settembre 2008

Il deserto dei Tartari




Georgiani e ossezi sono peggio, molto peggio, di romeni e turchi messi assieme.
Vi ricordate i Tartari? Sono leggenda o sono esistiti? In realtà i tartari o tatari sono proprio i georgiani.
La Nato vuole "annettere" la Georgia per avere uno spazio dove piazzare le armi di Cheney e bombardare più facilmente Iran e Cina.
Grazie a ciò, i georgiani... perdon, i tartari, potranno, un giorno, circolare liberamente sul nostro territorio e fare i comodi loro a nostre spese.
Un personaggio illustre della Georgia è Stalin, pseudonimo di Dzugasvili, che ha fatto carriera ammazzando i suoi competitori. Lenin diceva che un georgiano -si riferiva a Stalin- non dovrebbe mai governare un paese.

giovedì 28 agosto 2008

Le altre ragioni della sconfitta




Tutta la sinistra ha sempre sofferto di un senso d'inferiorità verso il centro moderato e il cosiddetto elettorato cattolico. Si sarebbe dovuto rilanciare perseguendo il laicismo dello Stato e cercare di "catturare" quei cattolici non praticanti che odiano la Chiesa come istituzione. Invece non succede niente e mi chiedo: dove sono gli intellettuali di sinistra che dovrebbero affrontare questi temi tirando in ballo la Chiesa in un confronto dialettico senza timori reverenziali di sorta?

Uno spunto? Basterebbe puntare sulla necessità di aderire almeno in parte al vento protestante che in Italia non è mai arrivato, evidenziando quella caratteristica infima della Chiesa d'infrapporsi tra il fedele e Dio, fra il credente e quel sentimento antropologico che possiamo definire: di profusione alla purezza. La Chiesa si intro-mette come mediatrice fra la terra e il cielo creando uno strabismo concettuale, per cui la via verso la Salvezza passa dal prete che diventa un nuovo muro ancora da superare. S'impone, in effetti, una condotta "mondana" ispirata al monachesimo giacché la Chiesa, ponendosi come diaframma che eclissa il vertice della profusione, si trova ad essere essa stessa punto supremo di adorazione ed "esempio da seguire"; per cui, gli individui si trovano a seguire regole comportamentali proprie da convento contravvenendo alle esigenze biologiche e antropologiche che un uomo ha a prescindere di chi volontariamente sceglie di austerizzare la propria esistenza. Le conseguenze di ciò sono molto gravi.

Un dio maschio e severo è una concezione fascistoide, ecco perché gli italiani sono tendenzialmente di destra. Un dio di sinistra sarebbe una dea femmina e benevola? La religiosità è un sentimento che non si può personificare come la gioia, la felicità e l'amore. Il problema è culturale: il monoteismo assoluto è verticale, pone tutto sopra e niente sotto. Il fatto è che ci si ritrova sempre sotto!
La Chiesa usa un monito molto violento sventolando in continuazione lo spettro della morte, la scomunica e l'inferno come mezzo di coercizione. Il cattolico viene svuotato, non ha personalità, si annulla in virtù di un'alterità eterea e impalpabile. La "promessa", in cambio del sacrificio misantropico della propria natura, è la vita eterna, guarda caso l'annullamento di quella morte che viene simboleggiata ed esposta ovunque. A causa di una religiosità che non si esplica in armonia con la natura umana, si suscita nel cattolico un sottaciuto senso di rivalsa, un bisogno latente di scardinare le regole che lo tengono imprigionato. Ne consegue che la verticalità Assoluto/nulla viene riflessa nella quotidianità col risultato che Berlusconi -al pari del capo o padrone di turno- si trova ad essere il dio in terra, l'esempio da imitare e venerare perché è colui che da un lato è riuscito ad "elevarsi al cielo" compiendo il percorso indottrinato dalla Chiesa riflesso in terra, e dall'altro si è finalmente liberato da regole misantropiche imposte del dogma cristiano conservando nel contempo la classica ipocrita aurea di santità cristiana.
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sabato 23 agosto 2008

Cina, Usa o Europa?



Le olimpiadi moderne sono state usate sempre come pretesto per confrontarsi fra superpotenze e ribadire la loro "superiorità" rispetto agli antagonisti politici e militari. Tutti ricorderanno le olimpiadi di Berlino, il medagliere usa/urss e oggi, il confronto usa/cina. La propaganda si è interessata in modo meticoloso della preparazione degli atleti che avrebbero portato "l'oro" in patria.

Se -secondo la mentalità imposta dalla propaganda politica- la nazione che esprime più talenti è il modello sociale da perseguire per via del successo ottenuto dai cittadini che vivono in quel tipo di società, nessuno, a quanto ne so, si è preso la briga di far notare e "propagandare" il fatto che gli stati europei hanno ottenuto forse ogni volta, il medagliere più consistente.

Infatti, se sommiamo le medaglie dell'Europa a 15 risulta una "superiorità" schiacciante nei confronti delle "potenze" attuali cina/usa.

Ne risulta che il "modello di riferimento" degli ultimi tempi è stato sbagliato, oltre al fatto che non si può confrontare un paese di 200 milioni di abitanti al pari di uno con 50, ecc. inoltre, appare chiaro, come ho già accennato nel post "la forma di governo migliore cui aspirare"(http://ilblogdimasciullo.blogspot.com/2007/11/la-forma-di-governo-migliore-cui.html), che il modello europeo di orientamento socialdemocratico è applicabile non solo in paesi piccoli come Danimarca o Olanda ma dilatando il cerchio e includendo quei popoli che in qualche modo convergono verso quel modello e che hanno, fra l'altro, suscitato sempre l'invidia -ma nessuno lo ribadisce- in tutto il mondo, come la scandinavia, tutte le nazioni in lingua tedesca, la stessa Francia e, perché no, l'Estonia, la Lituania; abbiamo almeno 300milioni di cittadini che vivono secondo standard civili mai raggiunto da nessun altro paese.

Qualcuno direbbe, dov'è l'inganno? Il trucco è nel far credere con effetti speciali che quello è il mondo migliore possibile in cui vivere e scoraggiare e assoggettare ogni rivendicazione culturale alternativa grazie al terrore esercitato con le armi, in primo luogo, e l'addomesticamento del nemico o eventuale nemico, con accordi segreti militari-strategici ed economici, con l'embargo, l'isolamento, la divisione e tutti quei stratagemmi atti a convogliare ogni sorta di beneficio alla propria bandiera.

Il concetto dello sportsman vincente come testimone del benessere infuso ai cittadini dai propri governi è giusto in linea di massima però voglio sottolineare una cosa: invece di premiare il salto del giaguaro o la corsa della gazzella, sarebbe più giusto richiamarsi a quelle doti che hanno fatto dell'uomo quella testa pensante (vorrei dire un'altra cosa) che oggi è. Il livello di "civiltà" si dovrebbe, anzi, si deve misurare in base alle "prestazioni" o opere intellettuali che i cittadini di tal paese riescono a esprimere. Su quelle basi dunque, dovrebbe convergere, se vogliamo, il resto del pianeta.

Nessuno può negare -e proporre figure alternative- che uomini in lingua tedesca o facenti parte di quell'Europa evidenziata prima, hanno costituito la dorsale culturale sulla quale il mondo, volente o nolente, si è sostenuto ed è progredito. Faccio una lista di nomi a caso: Kant, Marx, Nietzsche, Van Gogh, Wagner, Kafka, Einstein, Heidegger, Bergman, ecc.

La mia impressione è che in sostanza ci sia un po' di confusione. In genere gli uomini non sanno chi/come sono e cosa serve per stare bene; in più, non hanno il senso dello spazio e del tempo, cioè sono disorientati perché non hanno punti fermi di riferimento che li collochino in una dimensione unitaria e stabile nella quale essi riconoscono il loro posto come soggetti attivi e partecipi al bene comune. Non voglio diventar pesante e meticoloso adesso. Devo sempre andare a fondo, penetrare all'interno del problema. Sarebbe bastato far notare che il medagliere europeo è più ricco invece mi sono addentrato all'interno della materia informe e oscura del mistero umano.

In conclusione: facendo le dovute proporzioni, le olimpiadi hanno sentenziato che il paese migliore in cui vivere è la Giamaica...


mercoledì 20 agosto 2008

RIFLESSIONI SUL CROCIFISSO



Premessa
Prima non eravamo niente, poi, a un certo momento, siamo nati, siamo vissuti e con la morte siamo ritornati ad essere niente.
Nulla - esistenza - nulla.
Una cosa fra due nulla… è come se non fossimo mai esistiti! Qualcosa dopo la morte c’è ma, soprattutto, c’è qualcosa prima della vita. Pertanto smettiamola di preoccuparci dell’aldilà e concentriamoci sull’al di qua.
Il religioso sacrifica la vita per la morte. Io rinuncio a tutto, ai piaceri della vita, a me stesso, soffro e mi sacrifico, però, poi, pretendo la vita eterna.
Soffrire con i parenti in rianimazione è buono, perché ciò, -il patimento- mi garantirà con gl’interessi, l’estasi del paradiso. E’ il meccanismo psicologico delle religioni: il musulmano si sacrifica a patto che, dopo la morte, godrà di una ricompensa.
Nel medioevo si usava autoflagellarsi per espiare, attraverso il dolore, i peccati commessi.L’ossessiva paura del Dopo ci fa rinunciare alla vita.

RIFLESSIONI SUL CROCIFISSO

Guardando con distacco l’immagine e il messaggio che esprime il crocifisso risulta sconcertante la figura di un uomo morto inchiodato ad una croce. Un corpo dilaniato, sanguinante, umiliato e martoriato. Il risultato è in effetti, l’adorazione di un cadavere, l’adorazione della morte. La divinizzazione del trapasso, del dolore come paradigma, come aspirazione suprema, la salma esanime come confluenza delle finalità di tutte le manifestazioni della propria esistenza.Insomma, di fronte al crocifisso noi adoriamo la morte e non una morte ‘normale’, ma una morte cruenta, intrisa di dolore, di negazione verso il corpo, verso la vita, il piacere, l’amore.
Posto davanti ai bambini in classe potrebbe anche spaventare la figura di un uomo conficcato da chiodi. Si induce, già in tenera età, verso una specie di necrofilia sacralizzata. E’ vero, Gesù è morto per noi, e ciò viene ribadito, anzi, rinfacciato come di un atto non dovuto, di un atto concesso da un eroe che si sacrifica in una battaglia che in fondo non gli appartiene e perciò degno di ringraziamento ulteriore. Se il Cristo è tale, lo è essenzialmente per un fatto fondamentale e cioè, la sua Resurrezione. Se Gesù non fosse risorto non saremmo qui a parlarne. Ed è lì la sacralità del cristianesimo, nel superamento della morte, nel trascendere la misera esistenza verso la vita eterna e beata. Quindi, il simbolo più appropriato dovrebbe essere la figura di un Cristo ‘risorto’ e non di un Cristo deturpato su una croce. La conseguenza di ciò, la conseguenza dell’adorazione di un cadavere, è l’ambire cattolico al dolore come sacra aspirazione; ogni atto volge a una “crocifissione” di se stesso e degli altri.
Il male subìto diventa un bene come prova di patimento, di sopportazione, di espiazione per l’omicidio dell’Uomo. La nostra società, cristiana medioevale, si alimenta di dolore, di peccati, di male gratuito poiché solo attraverso il martirio, l’autoflagellazione, di un “santo” sadomasochismo, possiamo espiare le colpe ‘imposte’ da una concezione necrofila dell’essenza umana.
La nostra quotidianità, nonostante la presenza capillare degli adepti di una Verità che opprime la vita, è costellata d’intrighi, invidie, raggiri, inganni, d’effettiva chiusura verso l’altro per evitare il ‘piacere’ di stare insieme (la libido). La ferita sul costato è un’aggiunta per non lasciare alcuno spazio a fantasie carnali; il lenzuolo è una castrazione. Il risultato è una vita fatta di sensi di colpa, di contraddizioni, del subdolo piacere verso il dolore dato e ricevuto, di tutto ciò che, contraddicendo la nostra natura sociale, solidale, umana, terrena, va ad alimentare quel sistema che si nutre del senso di colpa, del peccato, del male che scaturisce dal rifiuto della propria essenza umana, carnale e terrena, in virtù di una spiritualità vaga e impalpabile. Gesù non scrisse mai niente perché gli scritti sono suscettibili d’interpretazioni strumentali. Il messaggio più alto che possiamo esprimere dopo millenni di storia, è che dobbiamo sollevarci verso la gloria del Signore, verso la Redenzione, trainando con noi non solo l’anima, ma tutta la terra e i demoni dell’inferno perché la Gloria sia davvero totale e onnipervadente.

“Il bene è innegabile. Il male è la negazione del bene, pertanto il male non esiste.” S. Agostino

martedì 12 agosto 2008

Ottaviano Del Turco fuori ai domiciliari in tempo per passare il ferragosto con i suoi


Ottaviano Del Turco e il resto della banda, sono usciti in tempo per passare il ferragosto in famiglia ai domiciliari.
Grazie al racket si sono spartiti almeno 20milioni... quelli che si vedono.
Quando prendono certa gente i media vanno subito all'attacco: "quando saranno scarcerati?"; lo slogan è: "hanno preso uno dei nostri". Non si curano minimamente dei fatti gravissimi commessi da questi delinquenti... eletti.
Andrebbero appesi per i piedi e scorticati vivi, altro che domiciliari o incompatibilità col regime carcerario. Anzi, andrebbero impalati.
L'impalamento consisteva nel conficcare con forza un palo di legno appuntito nel corpo della vittima fino a trafiggerlo come uno spiedino. Il condannato veniva poi issato in piedi e moriva dopo una lunga e terribile agonia.
Per fortuna non si usava in Palestina 2000anni fa sennò chissà quale totem avremmo oggi e che grado di sadomasochismo ci sarebbe fra i cattolici.
Siamo in mano a bande che tengono in pugno i cardini delle istituzioni: noi siamo una massa di coglioni assoggettati.

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lunedì 11 agosto 2008

Su l'involuzione umana



Hai ragione Sabina Guzzanti quando fa notare che la gente è terrorizzata, ha paura di parlare, di perdere il posto di lavoro, di subire pressioni, intimidazioni, danni che forse sono solo immaginari.
La paura e l'insicurezza genera una reazione in una comunità, una specie di involuzione antropologica per cui: se in condizioni "normali" o ideali, ognuno può fidarsi dell'altro e i bisogni primari non appaiono minacciati ma sono garantiti, assistiamo al fiorire di una società civile, libera e basata su principi nobili,ecc. Al contrario, quando il terrore s'insinua nella gente, avviene una involuzione che fa regredire i rapporti interpersonali passando da sociali a gregari.
Come un branco di lupi gli interessi che legano gli individui di una comunità sono essenzialmente opportunistici finalizzati alla mera sopravvivenza; gli animali non sono legati da una affettività come avviene in una società umana, ma nel branco i componenti sfruttano l'essere aggregati come mezzo migliore per arrivare al cibo soddisfando così il bisogno più arcaico, quello di ventre.
Ne consegue che agli individui di una comunità, per potersi esprimere come esseri umani, si devono garantite in modo assoluto l'espletamento dei bisogni primari.

Libertà è poter compiere degli obblighi


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giovedì 7 agosto 2008

Paradisi fiscali: isole per pirati moderni.





I paradisi fiscali devono essere aboliti. Sono le isole dei pirati moderni.
Come funziona questa economia? Come mai nella globalizzazione dove i capitali girano in un frazione di secondo, se un cittadino comune prova a passare la frontiera con una stecca di sigarette rischia l'arresto?
Quanto vale in realtà un prodotto?

Come mai nei paesi dell'est che si affacciano all'Europa, un determinato prodotto valeva un tot nella moneta locale e poi, con la massiccia emigrazione avvenuta negli ultimi anni, lo stesso prodotto ha aumentato il suo valore attestandosi in molti casi ai prezzi dell'area euro senza tener conto che milioni di persone continuano a percepire stipendi pagati in moneta tradizionale?


Come si spiega che i cittadini che hanno deciso di emigrare -con tutti i disagi e i sacrifici che ciò comporta- per portare "più ricchezza" nel loro paese approfittando del cambio della moneta, si sono ritrovati in pochissimo tempo con una inflazione che ha "sottratto" di fatto quel surplus di guadagno che illusoriamente i cittadini credevano di ricompensare le loro odissee?


Sarebbe convenuto che costoro fossero rimasti nel paese natio perché non avrebbero subito la "rapina" architettata giocando sulle fluttuazioni del valore dei prodotti senza un criterio base.
Il sospetto è che sia un calcolo cinico e consapevole: la ricchezza maggiore riscontrata nelle tasche del cittadino viene individuata e sottratta con meccanismi cinici e illegali... e non solo all'estero.

domenica 27 luglio 2008

Il 41 bis a Ottaviano Del Turco

C'è un pentito, uno che chiede il pizzo, le tangenti... vi ricorda qualcosa?La differenza tra mafia e politica e che i politici guadagnano 100 volte di più.
Dobbiamo creare delle associazioni antiracket contro i politici...Ci sono delle bande che vanno al potere... lo Stato viene scalato da questa gente.
Quelli di AN stanno insieme da sempre. Ricordo una foto che ritrae Fini, La Russa e forse Gasparri quando erano giovani in una squadra di calcio.Come è possibile che in una democrazia, persone che stanno insieme dalle scuole vanno al potere tutti insieme e fanno i porci e comodi loro?
Così è anche con Berlusconi, Confalonieri, Galliani... E Dini? Quello prende l'1/2 % dei voti forniti dal suo clan, amici e amici degli amici. Col sistema proporzionale ricatta vantaggi per il suo elettorato... gli amici.
Dunque, ci sono delle bande che conquistano pezzi dello stato per vantaggi personali. Clan, famiglie... i presidenti di regione come Cuffaro e Del Turco sono dei capimandamento di questa o quella zona?"
Vanno in galera e sono sereni. Per chiunque andare in carcere è un dramma, questi sono sereni. Il sentimento di serenità è difficile da raggiungere di per se, questi sono sereni all'interno di una cella, pensa quando si trovano fuori.

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venerdì 25 luglio 2008

LE RAGIONI DELLA SCONFITTA





Avevo preparato tutto, un discorso e anche un video, quando all'ultimo momento mi sono reso conto di essere andato un po' fuori giri. Forse suggestionato dai toni forbiti che si usano nei congressi, ho fatto un discorso con un linguaggio che non mi addice.
Inoltre, sono saltato da un pc all'altro perché di due non ne faccio uno buono. Pazienza, vuol dire che non è destino.
Metto comunque di seguito parte del lavoro e prometto, prossimamente anche un nuovo video!


Fin dall'inizio Rifondazione Comunista si è proposta come "forza" d'opposizione. Questo atteggiamento oltre a contraddire il significato di "lotta" classico, marxista e, se vogliamo, rivoluzionario, oltre a essere arrendevole e remissivo, contiene in se l’aprioristica rinuncia a governare.
Così facendo, si è finiti col legittimare l'azione devastante di maggioranze che in questi anni hanno perseguito politiche affaristiche e, oso dire, criminali. Non concepisco l'identificarsi in forza di opposizione. Fare politica è ambire a governare, altrimenti conviene fare i sindacalisti che hanno peculiarità propriamente extraparlamentari.

Si è trattato quindi, di una politica del sindacare. L'azione di Prc altro non era che l'equivalente sindacale del negoziare fra il datore di lavoro e la classe operaia trasferita in politica di partito.
Ditemi se il patto di desistenza era o non era una presa di posizione tipicamente sindacale? Il messaggio era questo: noi vi controlliamo, al primo errore scioperiamo. E lo sciopero ci fu con l'appoggio esterno, ma non si ebbe giovamento perché la politica non è un sindacalizzare (un mendicare diritti) ma è una guerra per attuare le giuste politiche dall'interno delle istituzioni.

Quella della classe operaia è stata l’unica vera grande liberalizzazione degli ultimi anni. I lavoratori, a causa della frammentazione in mille tipi diversi di contratti dispersivi, a causa dello sfilacciamento provocato da strategie di delocalizzazione della produzione, hanno perso l'identità unitaria tipica degli anni '70 e, conseguentemente, la rappresentatività politica.
Inoltre, non sono state colte le "nuove" ed enormi ragioni non solo dei lavoratori, ma dalla nuova figura di "oppressi" che si identifica nei cittadini-consumatori-contribuenti. È bastato che il ceto medio scivolasse un po’ giù per far affiorare l’enorme pangea dei milioni di cittadini sotto i 1400 euro al mese.

Sarebbe bastato farsi carico anche solo di alcune ragioni per ognuna di queste categorie: il cittadino, il contribuente e il consumatore-piccolo azionista.
Ormai il cittadino è a tutti gli effetti un consumatore passivo. Anche la campagna elettorale è uno spot per rendere appetibile il proprio simbolo-prodotto.
Il nuovo nemico ideologico è un mediatore che si annida fra un bisogno biologico, un obbligo, una necessità e chi dispensa col proprio lavoro tale bisogno. Un ingranaggio ozioso che specula sui bisogni primari del cittadino. Gli esempi non mancano. La famosa filiera del mercato, la distribuzione affitta gli scaffali alle imprese e tale scelta ricade spesso su quei prodotti che hanno fatto accordi con i pubblicitari che sovente, sono gli stessi che si occupano della distribuzione. Il risultato è che da un lato (alla fonte) l’impresa investe gran parte dei guadagni in visibilità e alla fine il consumatore subisce il prezzo deciso non dall’impresa ma dalla distribuzione stessa.
Così avviene in tutti i campi con: l’energia, l’acqua, assicurazioni e banche, le agenzie immobiliari, la sanità,ecc.
Siamo al punto che viene creato ad arte un bisogno, o un’emergenza come quella dello smaltimento dei rifiuti, per speculare ed estorcere contributi pubblici.
C'è in atto una guerra per evitare che un singolo cittadino sale sul tetto con un pannello solare e si autofornisce di energia senza costi; che qualcuno faccia il pieno con materiali poveri.

I media, asserviti alle lobby economiche, speculando sulle attitudini psicologiche (sulla credulità popolare) degli individui di emulare e conformarsi a mode e costumi presentati come vincenti, hanno avviluppato la società in un branding onnipervasivo per intenti meramente coercitivi. Il consumatore stesso diventa promotore del prodotto, sponsor assumendo uno stile di vita finto.

Ho il sospetto che i pubblicitari siano come degli antropologi moderni che studiano l’etologia dell’uomo contemporaneo per indurre comportamenti persuasivi finalizzati alle leggi di mercato.

Mi auguro che la scelta del nuovo segretario della sinistra possa essere Nicola Vendola anche se è un politico "di professione" vecchio stampo.

martedì 15 luglio 2008

La sanità è la prima industria della Sicilia.




Tratto da "Mani sporche"
La sanità è la prima industria della Sicilia con 60mila occupati, una spesa pubblica di 7,4 miliardi di euro l'anno (1500 euro procapite) che si porta via il 32 per cento del bilancio regionale; più una spesa privata imprecisata, ma anch'essa altissima. Le convenzioni e gli accreditamenti stipulati dalla Regione di Cuffaro con studi medici, laboratori di analisi, centri dialisi, chiniche e ambulatori privati sono 1826: tanti quanti la somma di tutte le convenzioni private in tutte le altre 19 regioni italiane, venti volte quelle dell'Emilia Romagna. I rimborsi applicati dall'assessorato siciliano alla Sanità sono maggiorati in media del 20-30 per cento rispetto a quelli registrati nel resto d'Italia. L'Ausl 6 di Palermo ha un deficit di 220 milioni di euro, quasi la metà del disavanzo sanitario complessivo della Regione (che nel 2004 era di 460, con una crescita di 30 milioni al mese). Inoltre molte prestazioni attuate con tecnologie d'avanguardia sono pagate extra-tariffario, con contratti di tipo personale. Interi settori vitali, come il trattamento dei tumori e le dialisi sono ormai abbandonati dal servizio pubblico e gestiti esclusivamente da privati. In compenso il settore privato diserta servizi medici essenziali ma considerati poco redditizi, come l'emergenza e la rianimazione, per non dire della medicina preventiva e dell'informazione sanitaria. Interi ospedali pubblici e centinaia di macchinari, costati centinaia di miliardi, giacciono inutilizzati e abbandonati al vandalismo e al degrado. Il 95,9 per cento degli appalti - in ogni settore, non solo nella sanità - vengono aggiudicati con un ribasso dell'1 per cento (contro una media del 16-20 nel resto del Paese): il che significa che tutte le aste sono truccate con accordi sottobanco che eliminano in anticipo ogni barlume di concorrenza. Il tutto grazie al capillare controllo preventivo della mafia, che non ammette sgarri...

Risultato: le opere pubbliche in Sicilia costano in media tra il 16 e il 20 per cento in più che nel resto d'Italia.
Per questo il dottor Guttadauro divideva le sue giornate a metà. La mattina era solito ricevere politici, avvocati e medici, con i quali decideva i primariati e gli appalti negli ospedali. Poi, nel pomeriggio, apriva le porte del suo salotto ai killer e agli estortori del clan di Brancaccio, per deliberare sul pizzo da imporre ai commercianti e agl'imprenditori. Secondo calcoli di Polizia e magistratura, il racket nel quartiere di Brancaccio (100 abitanti, più di tanti capoluoghi come Enna, Siracusa, Caltanissetta...) fruttava ogni anno al clan regnante circa 1 miliardo e mezzo di lire; i rimborsi regionali a una sola clinica di Aiello 100 miliardi di lire. Basterebbe questo dato per tagliar corto con le rappresentazioni folkloristiche della mafia tutta coppole e lupare, rispetto alla borghesia mafiosa che l'ha via via soppiantata in questi ultimi anni. Le due facce del potere mafioso - "cervello borghese e lupara proletaria2, per dirla col procuratore Scarpinato - non possono mai essere scisse. Infatti la torta della malasanità siciliana è talmente appetitosa che nemmeno la presenza mafiosa riesce a dissuadere gli investimenti da fuori, anzi li attira con la sua rassicurante regolarità. Colossi sanitari del Nord, come l'Humanitas di Milano e la Fondazione San raffaele di don Verzè sbarcano in Sicilia per creare grandi centri privati di medicina di eccellenza, naturalmente convenzionati con la Regione. Eppure, negli ospedali siciliani, si continua a morire per un'appendicite. E il miglior medico continua a essere l'Alitalia.

E poi abbiamo anche l'Abruzzo: