martedì 23 giugno 2009

Battute... d'arresto

-Della condizione disastrosa del paese Italia Berlusconi non ha colpa, lui è solo l'utilizzatore finale.

-Berlusconi va con le prostitute. Il PdL taglia corto: puttanate.

-Siamo in mano ad un sessuomane megalomane. Per capire se la Englaro era viva o morta Berlusconi si è rivolto ai medici chiedendo: respira?
Poi ha dedotto che poteva rimanere incinta.

-Sulle intercettazioni Berlusconi avrà paura che si conosca il contenuto sconcio delle sue telefonate dove vanta le capacità orali della Carfagna... il pompino più costoso della storia della Repubblica.

-Berlusconi difende il voto cattolico... senza il preservativo.

VA BENE ANDARE A PUTTANE. ...MA NON BISOGNA DIRLO... from informazionedalbasso on Vimeo.

venerdì 12 giugno 2009

Lettera aperta a Tettamanzi - LA CREAZIONE DEL MASCHIO - prima parte

Ho fatto questo video alcuni mesi fa. Lo scartai perché non mi piaceva. Poi, rivedendolo, mi è parso accettabile è ho deciso di scaricarlo. La "lettera aperta a Tettamanzi" è un progetto che seguo da tempo. Ho lavorato sul testo fino ad arenarmi per vari motivi sul peccato originale. Superato l'ostacolo adesso pubblico la prima parte di... non anticipo niente perché porta un po' sfiga. Avrei voluto realizzare dei video più "puliti" accompagnati magari dalla musica, ma questo è il mio livello e pazienza. L'importante è la sostanza: i video si possono anche rifare.




Monsignor Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, cardinale… stiamo facendo carriera eh? Sempre più in alto. Dove vogliamo arrivare??
Mi rivolgo a te un po’ per caso; perché l’ho visto su you tube in qualche video dove non si potevano fare commenti ed è sbagliato. E poi perché ritengo che tu, essendo l’arcivescovo di una città ipocrita come Milano, rappresenti benissimo l’interlocutore ideale per avere un dialogo con la Chiesa di oggi.

Porto il collarino per esigenze scenografiche, non sono un collega. Ho anche una cravatta rosa. Rosa perché non tutti sanno che la cravatta è un simbolo fallico. Non è un indumento, non è un oggetto decorativo, ma è un vero e proprio simbolo che rappresenta il fallo, il pene.
Infatti, quando incontri qualcuno col collarino pensi: questo non lo usa, non lo fa, non ce l’ha. Al contrario della cravatta, il collarino è un simbolo di recisione, di taglio, di castrazione. Tu dirai, perché parlare di un argomento del genere? Ma, se voi preti usate una simbologia che sta ad indicare chiaramente una sorta evirazione concettuale, vuoi che qualcuno prima o poi non lo prenda come oggetto di discussione?
Dunque Tettamà, la cravatta è una ostentazione del pene, bisogna andare in giro col fallo in bella mostra? Tettamà, queste cose bisogna chiarirle, è importante. Qual è il massimo dell’eleganza? Quando uno va ad una festa e vuole fare bella figura, o anche in parlamento, si presenta con un lungo pezzo di stoffa come questo. Comunque, approfondirò questo aspetto un'altra volta. Adesso, andiamo all’origine –la verità è all’origine- la creazione dell’uomo anzi no, del maschio.
Tutti conoscono la storia ufficiale ma non quella vera. Dio creò l’uomo con l’argilla, il fango o la creta. Non è importante il materiale, i miti sono delle allegorie, metafore.
Quando ebbe finito di plasmare Adamo, Dio si accorse che era avanzato un pezzettino di materiale magico. E cosa se ne doveva fare? Lo doveva buttare? Napoli ancora non esisteva. Decise di appiccicarlo sul corpo di Adamo, di lasciarlo li a penzoloni, un giorno o l’altro sarebbe tornato utile.
Ed è per questo che si dice: “a sua immagine e somiglianza”. Voi preti lo sapete e per essere più uguali a Dio cosa avete fatto? Zac!
Così, quando andrete in paradiso, dove avete già un posto prenotato in quanto ministri di Dio, incontrerete il Padreterno e direte: hai visto? Mi sono mantenuto uguale a te, non mi sono fatto fregare, non mi serviva, non l’ho usato. Visto che sei quasi uguale a Lui, sederai alla sua destra e magari gli farai alcune critiche su come conduce il mondo e chissà se un giorno voi preti, riuscirete a prendere il suo posto e vi creerete il vostro mondo personale, con i fulmini e tutto. Che ne dici? È questo l’intento subdolo delle religioni, lasciamelo dire, soggiogare la divinità inducendola tramite il rito, il sacrificio, la preghiera a comportarsi come vuole l’adepto. Avanzo una proposta: fate un nuovo documento della CEI o una nuova enciclica dal titolo “un Opa in paradiso”. Il vostro messaggio subliminale dice: “tranquilli, se non potete essere un Berlusconi in terra, sarete un Berlusconi in paradiso”.
Riprendo il filo di prima. Dopo aver plasmato Adamo lo mise nel paradiso terrestre. Però Dio notò che Adamo si annoiava e, soprattutto, aveva preso l’abitudine di giocare tutto il giorno con quella protuberanza che si ritrovava davanti. Non capiva cos’era, a cosa serviva. Non aveva ancora mangiato il frutto della conoscenza… infatti, noi lo sappiamo, e cosa abbiamo fatto? Zac!
Insomma, Adamo si scannava dalle seghe dalla mattina alla sera. Così Dio decise di creare la donna per fargli compagnia. Questa è una concezione maschilista. Ci sono società matriarcali che si contrappongono alla nostra patriarcale. In quelle società è la donna l’epicentro culturale. Tutte le civiltà hanno il loro mito sull’origine dell’uomo e in quelle matriarcali è la donna la protagonista; ma non lo diciamolo a nessuno: t’immagini al catechismo parlare di società matriarcali? Siamo una società… maschia… quasi.

mercoledì 10 giugno 2009

Le bollette da pagare




Sono arrivati un bel po' di bollettini delle poste. Come faccio a pagarli adesso che ho perso il lavoro?

Queste sono le bollette dell'Enel che mi sono arrivate: 227 e 160 euro. In tutto circa €400 equivalenti a quasi 800mila lire. Anche se abbiamo l'Euro, il salario è rimasto pressappoco lo stesso.
Chi deve pagare queste bollette? Ormai si è capito che noi non andiamo a lavorare per noi ma per pagare le bollette. E se io non lavoro come faccio?
Con mia moglie abbiamo trovato un lavoro stagionale dove ti danno quattro soldi ma c'è un altro problema. Dove lasciamo i figli? Certo, ci sono i suoceri, ma ciò vuol dire che lo stato sociale è ha carico nostro. E per chi non ha i genitori? A me è rimasta solo una nonna ed è impegnata.
Come facciamo? Dobbiamo pagare le bollette; dobbiamo andare a lavorare; dobbiamo tenere i figli; insomma, come si risolve il problema?

Proprio ieri mi è arrivato il bollo auto: € 311. Ho fatto i salti mortali per tramutare la macchina in auto d'epoca col relativo risparmio su bollo e assicurazione. Dopo 20 anni l'automobile diventa d'epoca se è in buone condizioni, previo un pizzo annuale alla federazione. Ho trovato il percorso disseminato da piccole trappole burocratiche che m'impedivano di giungere al risparmio. Dopo aver pagato, dopo aver pagato il documento che mi certificava il possesso di un'auto d'epoca e quindi, il relativo risparmio sull'assicurazione, il classico addetto incapace di un ente inutile m'informa che il tesserino portava un ritardo "fisiologico" di 3 mesi. Mi ha dato una fotocopia arrivata da chissà dove, con la quale mi sono recato dall'assicuratore che mi fa: siccome il tesserino originale non è arrivato il prezzo è di € 400. Lo stesso di sempre. Fortuna che la macchina non mi serviva per lavoro ed ho aspettato un mese e mezzo di cui circa 20 giorni senza circolare, per avere la maledetta assicurazione scontata. Perché mi hanno mandato una cartella di € 311 quando invece ho il "diritto" a pagare di meno? Si sono dimenticati? Fanno finta di niente?
E' come la riscossione dei rifiuti che la mandano a tutti anche ai morti. Si, ma quello è morto. Ci è andata male. Non vanno a controllare se uno è vivo o morto, c'è o non c'è e, soprattutto, le condizioni economiche e sociali di un cittadino.
La chiamano riscossione. E io quando riscuoto?
Poi c'è un abbonamento privato alla televisione in bianco, bisogna anche compilarlo. Un'offerta alla televisione "privata" in mano ai partiti. Perché non se la pagano loro che la usano come mezzo di propaganda? Adesso ci sarà il digitale terrestre, forse le TV saranno oscurate. Meglio, così evitiamo un altro pizzo per i decoder.
I bollettini sono delle tangenti, dei pizzi legalizzati. La mafia è questa... Riscossione.

La mafia con la coppola, come si suol dire, è una conseguenza o, al limite, è una mafia agreste, una mafia ignorante. Poi c'è la mafia in doppio petto che ti fanno le estorsioni per via legale e tu non puoi farci niente. Non posso rivolgermi ad un altro fornitore di energia elettrica, c'è solo l'Enel che, per via del suo monopolio, estorce denaro dietro la minaccia: o paghi o ti lascio al buio. E lo stesso vale per gli altri monopoli: o paghi o ti lascio a piedi; o non ti curo; ecc.
L'Enel ha 50 miliardi di debito e lo devo pagare io. Ok, lo pago io però datemi l'opportunità di lavorare.
Chiedo a Berlusconi che è un uomo di mondo: che posso fare?... Come dici?? Devo sposare tua figlia? Lo farei, non ho pregiudizi, ma sono già impegnato, dobbiamo trovare un'altra soluzione. Dunque?... una rapina?!... Ho capito. Vai in trasferta al nord, ci stai una quindicina di giorni, ti fai due tre rapine e poi ritorni e paghi le bollette. Anche Berlusconi ha incominciato così, riciclando denaro sporco nella banca del padre è entrato nel giro è a fatto carriera.

Se mi beccano durante una rapina quanto mi danno? Non mi daranno niente considerando il primo reato e le leggi permissive che ci sono in Italia dove il 90% delle truffe vanno a buon fine.
Sono una persona onesta: non farò nessuna rapina. Cercherò di andare a lavorare dove sarò sfruttato. Orami, il clima sul lavoro è diventato come se ti facessero un piacere, come se alla fine della giornata lavorativa devi dare anche dei soldi in segno di ringraziamento.
Il cittadino è il branco buoi; la mammella del latte dove chiunque va e chiede, munge.
Poi al lavoro ti fanno i contratti a termine. Ti prendono anche per il culo perché prima c'erano i co.co.co. che è il verso della gallina, poi sono passati ai co.co.pro. che, come fece notare una volta Luttazzi, copro in greco vuol dire merda. Dove lavoravo prima ero un co.pro, ero una merda, nella merda a fare un lavoro di merda. Questa è la considerazione che si ha dei cittadini e dei lavoratori.

Le parole sono importanti. Se fai una rapina è ti prendono i giornali locali parlano di "malviventi", non usano la parola disoccupato anche se uno che non lavora è un "mal vivente" nel senso che vive male. Oppure usano l'appellativo di rapinatore o pregiudicato. Mentre invece, quando sono le aziende, i politici, i colletti bianchi che si fottono milioni di euro dei contribuiti europei, nell'amministrazione pubblica, negli appalti pilotati, ecc. come è successo nel comune di Taranto dove hanno rubato tutti i soldi, chiamano i responsabili con altri nomi come "onorevole", direttore, ecc. accusandoli di "distrazione". c'è stata una "distrazione di fondi". Ad es. si fottono 40/50 milioni di euro e si scusano dicendo che si sono "distratti". Un povero cristo va a fare una rapina e lo etichettano come malvivente mentre invece, se si chiamassero le cose col loro nome, si dovrebbe parlare di disoccupato che compie una rapina. E' tutto un sistema che si regge sulla "riscossione".

lunedì 8 giugno 2009

IL VOTO CATTOLICO




Nonostante le orge a bordo piscina, la PdL ha perso solo un paio di punti percentuale rispetto alle politiche. Secondo me il difensore della famiglia tradizionale avrebbe potuto stravincere se non ci fosse stata l'astensione. E' mancata soprattutto la Sicilia dove l'affluenza è passata dal 75% delle politiche del 2008 al 47% di ieri.
Il cattolico non vota mai a sinistra, piuttosto si astiene. E' come il bimbo che si nasconde coprendosi gli occhi. Per me ci sono due tipi di cattolici, i praticanti e gli osservanti.

I praticanti sono tutto casa, chiesa e televisione; si adeguano passivamente a ciò che li viene indottrinato dall'alto, non si fanno domande ed hanno sempre bisogno di una guida. Questi votano a destra, al centro fino a sfumare gradatamente a sinistra. Disprezzano profondamente atei e laici di ogni genere. Se ti avvicini a uno di loro con un bambino in braccio e confessi di essere laico loro strabuzzano gli occhi e ti chiedono se l'hai battezzato. Proprio ieri parlavo con un praticante. Diceva che questa volta Berlusconi potrebbe non farcela. Gli ho chiesto cosa ci sarà dopo Silvio, Persilvio? No, risponde: c'è... Fini e..., l'altro che è bravo..., La Russa. E' gente mite, ingenua che si abbandona nelle mani del Signore, meglio se questo signore è ricchissimo e con poteri sterminati.

Poi ci sono i cattolici osservanti, i più diffusi. Sono i classici italiani arruffoni, pagliacci, ladri e profittatori, ambigui e senza scrupoli, zelanti con i potenti e spietati con i deboli, gli ipocriti che seguono il vento e la moda e cambiano opinione a seconda delle convenienze, che se ti rubano la bicicletta lasciata incustodita la colpa è tua non del ladro, che inganna e tradisce non perché è debole ma perché è forte.
Per il solito conformismo utilitaristico osservano tutti i sacramenti scrupolosamente: battesimo, cresima, matrimonio, seguono le messe nelle feste, ai funerali, hanno fatto i chierichetti, si confessano se fanno i testimoni ad un matrimonio e sono suscettibili se gli dici che andranno all'inferno. Questa categoria vota prevalentemente a destra e al centro, mai a sinistra. In un misto d'invidia e di rancore accusano i laici di libertinaggio, di una irriverente libertà nel mostrare solo un faccia senza osservare, al contrario di loro, quella convenzione sociale che ti condanna a portare una croce, quel perenne senso di colpa nel dover essere sempre con due piedi in una scarpa.

Senza la Sicilia a destra non si vince. Al PdL del Family Day conviene ricucire gli strappi col sud, ritornare ad usufruire del voto della mafia ripagandolo con contributi europei, appalti e subappalti nei cantieri di tutta Italia e la benedizione del Signore.

venerdì 5 giugno 2009

Per i comuni votate le liste civiche a 5 stelle!!




La democrazia dal basso parte dai comuni. E' fatta da cittadini giovani e puliti che propongono una politica nuova, alternativa, diametralmente opposta "all'affare" che per 50anni ha arricchito papponi, corruttori, mafiosi e tutto lo zoo di politicanti che ci ha ridotto ad un paese sudamericano.

Le liste civiche a 5 stelle, certificate BeppeGrillo.it, concorrono in molti comuni sparsi per l'Italia; ogni stella rappresenta un programma semplice ed essenziale volto a migliorare la vita sociale ed economica di una comunità in modo sostenibile e sono: Ambiente, Acqua, Sviluppo, Connettività, Trasporti; i candidati sono persone come queste:




I 12 punti d'Italia dei Valori per l'Europa



Questi sono i dodici punti del programma per l'Europa di Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro; l'unica vera opposizione in parlamento è fatta da un ex poliziotto... chissà perché.
Credo che 12 punti siano un po' scarsi per guarire il paese, ci vorrebbe almeno un trapianto del sistema nervoso.

1 - Trasparenza dei finanziamenti
Trasparenza nelle politiche di assegnazione dei fondi europei attraverso la possibilità di verificare avanzamento e procedure d'assegnazione on line, la revisione dei criteri di assegnazione e la supervisione in capo ai ministeri.

2 - Sviluppo energie rinnovabili
Istituzione di consorzi europei per lo sviluppo energetico rinnovabile per poter competere a livello internazionale e accantonamento delle tecnologie legate al nucleare.

3 - Immigrazione e libera circolazione
Regolazione dei flussi migratori, intracomunitari ed extracomunitari, in base a principi di solidarietà, di effettiva occupazione e di capacità di sussistenza.

4 - Ineleggibilita’ dei condannati
Ineleggibilità al Parlamento di persone con sentenza di condanna penale passata in giudicato.

5 - Tutela dei risparmiatori
Authority di vigilanza europea, su nomina dei Paesi membri, per il controllo e la supervisione dell’operato delle banche, inclusa la Banca Centrale.

6 - Aiuti ai disoccupati
Patto sociale europeo per l’erogazione di aiuti e ammortizzatori sociali ai disoccupati in relazione alle effettive capacità di sostentamento, alla numerosità del nucleo familiare e alla possibilità di ricollocamento nel mercato del lavoro comunitario.

7 - Diritto alla conoscenza
Carta dei diritti della conoscenza europea per un pari accesso all’informazione da parte dei cittadini ed eliminazione del divario esistente tra l’Italia ed i Paesi membri nell’accesso ad internet.

8 - Ricerca scientifica e universita’
Potenziamento dell’integrazione e della collaborazione delle università nazionali con quelle europee per lo sviluppo della ricerca.

9 - Corpo di difesa europeo
Corpo dell’esercito europeo con l’obiettivo di ottimizzare le spese militari e di finanziamento delle missioni all’estero, finalizzata ad una linea omogenea di intervento e ad una reale presenza politica internazionale.

10 - Rispetto delle sentenze europee
Applicazione delle sentenze europee entro 60 giorni dalla loro approvazione.

11 - Affermazione delle liberta’ civili
Carta comune dei Paesi membri per le libertà civili, tra le quali le coppie di fatto e testamento biologico.

12 - Istruzione
Obbligatorietà di una seconda lingua europea fin dall’infanzia, come già accade negli altri Paesi europei.

Al sesto punto, "Aiuti ai disoccupati", ho inserito questo commento:


Un assegno di disoccupazione ai disoccupati dei quartieri poveri come Scampia.

Come mai la camorra riesce e lo Stato no? Quanto costa dare un sussidio di disoccupazione a chiunque ne ha "diritto" come un paese civile?

Concordo pienamente col commento di S.Ragazzoni aggiungendo che

"il lavoro è la chiave di volta di tutti i problemi italiani".

Garantendo a tutti il lavoro o, in alternativa, una indennità o risarcimento, si mettono in moto tutta una serie di meccanismi automatici che contribuiscono pesantemente a risolvere tutti gli altri problemi che appestano questa valle di lacrime.
Ne elenco alcuni a caso:

1) Le mafie vedono ridursi il bacino di disperati dal quale attingono. Ogni retata è come tagliare l'erba in primavera, dopo un anno è ricresciuta.

2)Scompare la necessità del voto di scambio. I partiti non possono più attingere dal bacino di disperati che si offrono con la speranza di un lavoro.

3)Le aziende non possono più sfruttare i lavoratori, comprare i sindacati e avere agevolazioni statali perché non possono più attingere come prima nel bacino di disperati senza lavoro. Scomparirà sempre più la raccomandazione in favore del merito.

4)A causa del costo che lo Stato sopporta per garantire tali diritti, politici e partiti non potranno più sperperare il denaro pubblico e saranno costretti ad adottare sistemi di controllo e rigore uniti a politiche fiscali severe come la possibilità per chiunque di poter scaricare a fine anno le uscite.
Progressiva diminuzione dei privilegi per le categorie protette.

5)Sempre a causa della spesa, lo Stato sarà costretto ad effettuare controlli meticolosi per accertarsi che i cittadini abbiano realmente bisogno dei sussidi scoprendo così il fenomeno del lavoro nero e del mercato criminale.

6)Siccome lo Stato deve incentivare il lavoro allo scopo di risparmiare i sussidi, le istituzioni provvederanno ad introdurre i giovani nel mondo del lavoro coinvolgendo le aziende direttamente.
Sempre per via del risparmio, i corsi di formazione saranno "reali" e mirati allo sviluppo del territorio.

7)Ci sarà finalmente il ricambio sociale: il figlio del chirurgo non farà più il chirurgo a sua volta perché lo Stato provvederà ad inserirlo nel mondo produttivo nel campo a lui congeniale.

Invito ad aggiungere altri punti.

08.05.09 19:00

martedì 2 giugno 2009

I sentimenti di rivalsa dell'elettorato di destra



Adesso la Chiesa si è decisa a "tirare le orecchie" al mafioso, corruttore, ricettatore, stragista e Pduista dopo che si è fatto beccare a fottere giovani donne.

Basta. E' intollerabile!
Siamo un paese civile. Ci vuole un po' di pudore.

I sondaggi indicano che siamo allo stallo. I voti erosi al PdL vanno alla Lega o al massimo all'Unione dei Condannati. Non ne usciamo più!

Ma tu vuoi che nell'Italia cattolica, frustrata, privata di tutto, umiliata, scippata, annullata nei diritti e nella dignità, non vinca uno che si è impossessato del paese e fa i festini con 30 giovani donne?
La gente imprigionata lo ammira. Lui rappresenta il riscatto.
E' lo stesso meccanismo psicologico della madre delusa dopo essersi adeguata alle leggi non scritte sociali che spinge la figlia a fare quello che a lei non è riuscito di fare.
Per me la colpa è della Chiesa che ha intossicato il paese d'ipocrisia.
Ma provate a parlare con un cattolico praticante, è un individuo vuoto, svuotato, non ha niente dentro, cerca tutto al di fuori se; è completamente proiettato all'esterno dove rispecchia gli alti ideali indotti e i più bassi sentimenti di rivalsa.

venerdì 29 maggio 2009

Finalmente L'Università in rete fatta dagli utenti!



Si chiama YouL.U.W. Libera Università del Web. Spero ne venga fuori una informazione alternativa al mondo accademico astruso e sterile complice della deriva di oggi.

"La “Libera Università del Web” è una pura forma organizzata di coordinazione per la libera condivisione di informazioni effettuata all’interno, ed in conformità a quanto previsto dalla normativa, di YouTube, di seguito chiamato anche “Sito Y”, da parte di un gruppo coordinato di utenti di YouTube in seguito semplicemente chiamato “Gruppo”.La “Libera Università del Web” non è una scuola e non ha nessuna pretesa di preparare studenti per corsi di scuole pubbliche o private di ogni ordine e grado, non è indirizzata a preparare studenti per qualsiasi tipo di programma ministeriale o di Stato o comunque pubblico. La “Libera Università del Web” è solo una libera condivisione di informazioni di ogni genere.L’attività di condivisione si svolge all’interno di YouTube secondo le norme che regolano quel “Sito Y” ed è svolta da utenti registrati e non registrati, insomma è svolta dal “Gruppo”.Coloro che intendono condividere proprie informazioni, di seguito chiamati insegnanti, in relazione alle informazioni da condividere, di seguito chiamati corsi, debbono farlo all’interno di YouTube, rispettandone le regole proprie di quel “Sito Y” come previsto dalle sue “norme della community” e dai “termini e dalle condizioni d’uso”. Gli insegnanti organizzeranno un corso composto da video inseriti in una o più playlist, del loro Canale su YouTube, predisposte a tale scopo. Gli insegnanti dovranno, nei loro corsi, agire con onestà intellettuale.Coloro che intenderanno accedere ai corsi, di seguito chiamati anche studenti, potranno farlo in conformità all’uso di YouTube e cioè come utenti registrati sul “Sito Y” o come utenti non registrati. Gli utenti non registrati potranno, per funzionamento del “Sito Y”, accedere solo alla visione dei video. Gli studenti registrati sul “Sito Y” e con un proprio Canale potranno interagire con il proprio insegnante nei modi previsti da YouTube (commenti sul video, video di risposta, messaggi privati: il tutto se consentito dall’insegnante in conformità alla normativa di YouTube). Nulla vieta che si possono avere anche contatti diretti e personali tra insegnante e studenti tramite E_mail o tramite video-conferenze. Gli studenti registrati sul “Sito Y”, per essere considerati studenti registrati, e quindi utenti registrati al Sito Y ai fini di partecipazione al Gruppo, e non semplici ascoltatori occasionali o studenti non registrati, dovranno richiedere all’insegnante di risultare nella sua lista di amici ed iscriversi al suo Canale.“La Libera Università del Web” sarà coordinata da un comitato di coordinamento, di seguito chiamato Senato, il quale avrà il potere di approvare i corsi che faranno parte della “Libera Università del Web”..."

lunedì 25 maggio 2009

Il sultanato d'Italia



Il sultano Berlusconi si chiede: chi mi scopo stasera? L'eunuco Emilio Fede mostra il book delle ragazze dell'harem italiano fra cui quello di Noemi che viene scelta per sollazzare l'imperatore in una delle sue ville assieme ad un'altra trentina di ragazze.
E' andata così. Nel video c'è l'intervista che la Repubblica ha fatto all'ex fidanzato di Noemi. Il Presidente gli ha ciulato la ragazza. Il "papi" chiama direttamente la ragazza del book e riesce a conquistare la sua fiducia finché, un giorno, la porta col suo aereo privato a casa mischiandola nel suo harem.
Chissà quanti in Italia "ammirano" queste cose. Molti dicono che la vita privata è privata. Un 70ntenne sta con una 17enne... sono fatti loro. Se poi questo si porta in parlamento i suoi "fatti privati" ecco che l'interesse diventa pubblico.
C'è un "poco" di scandalo perché si tratta di donne, ma nessuno vede gli uomini. Ormai, oltre al parlamento ci sono "uomini" del presidente piazzati ad ogni angolo, occupano ogni punto strategico del nostro paese. Questi "uomini" sono totalmente asserviti, sono delle prostitute e, per di più, sono degli incapaci e, in virtù anche di ciò, si rendono ancora più prostrati assecondando tutto ciò che desidera il loro padrone.
Su quanto hanno scritto in merito, mi ha colpito l'intervista fatta a Dario Fo: ne riporto qualche brano.

"Lei crede che con queste nuove dichiarazioni del fidanzato della ragazza, che contraddicono tutto quello che Berlusconi ha detto finora, succederà qualcosa? La gente in giro plaude. Se la ride. Signore che di solito si scandalizzano per un seno nudo, ora sono pronte a giustificare quest'uomo dicendo "ma vabbè che male c'è, lo fanno tutti gli uomini". Il premier va in giro con le ragazze, si dice minorenni? Che sarà mai! La gente anche davanti a questo lo ama. Viene fuori che si fa in week end in villa con trenta ragazze? Bravo! Che bella vita. Ecco cosa dicono gli italiani. E' all'estero che ci guardano come poveri deficienti, ma in Italia si applaude. E questo perché Berlusconi ha tirato fuori il peggio di questo Paese.[...] Berlusconi va battuto non per quello che fa ma per quello che produce, e che ha già contagiato tutto il paese. Parlo di quella cultura della pacca sul sedere, della barzelletta inutilmente triviale sempre e dovunque tu tu trovi, come quando liquidò Obama dicendo che era bello e abbronzato. La cultura delle promesse a questa o quella ragazza di darle un posto in tv o in parlamento, che per lui sono la stessa cosa. La cultura dell'uomo che va in giro con la valigia piena di gioielli per elargire regali. E' la cultura di chi si presenta nelle vesti dll'imbonitore.[...] Perché Berlusconi è il sogno dell'italiano medio, incarna l'anima profonda del Paese e l'ha allevata rendendola più triviale, più meschina e kitsch. Ecco perché dico che il problema non è lui, sono gli italiani. Non tutti per carità. Sono un 50 per cento. Ma è quel 50 per cento che lo applaude e che lo tiene lì sulla poltrona del potere."

venerdì 22 maggio 2009

Grillo, Vulpio e Sonia Alfano a Brindisi!




Ieri il tour elettorale per le liste civiche a 5 stelle ha toccato Brindisi e Bari dove si voterà per il comune... un comune a 5 stelle. Secondo me, siamo così forti che ci basterebbe un consigliere! Oltre a Beppe Grillo c'erano anche Sonia Alfano e Carlo Vulpio che si proponevano alle europee con Italia dei Valori.
C'ero anch'io! Ho portato mia figlia mentre mia moglie aveva un impegno di lavoro. Ho anche ripreso col cellulare qualche scena; ho scaricato le immagini, le ho visualizzate ma il formato è risultato incompatibile per metterlo su you tube; dopo due ore ho rinunciato e per il post di oggi ho ripiegato su questo video trovato in rete.
Non c'era molta gente ma non era neanche poca. E' urgente cambiare classe dirigente. L'economia del paese è in mano a poche persone che stanno li da decenni. Se non riusciremo a liberarci dai tentacoli che ci opprimono le conseguenza saranno gravissime. Però, però, come ho detto, siamo così forti che ci basta un consigliere comunale e qualche parlamentare per fare gli interessi di tutti.

C'è vita dopo la morte?



C'è vita dopo la morte? La rispsta più consueta è che nessuno è mai ritornato per raccontarcelo... siamo sicuri? Basta digitare su google "esperienze di pre morte" per trovare molti racconti interessanti e veritieri. Gran parte delle esperienze di "pre morte" hanno molte similitudini tra loro: il tunnel di luce, personaggi luminosi e sacri, paesaggi incantati e indescrivibili, sensazioni di pace assoluta e di amore, ecc. Quanti di noi hanno avuto esperienze "soprannaturali" oppure hanno fatto sogni "strani" che ancora ricordano? Anch'io, come tutti noi, ho vissuto delle esperienze oniriche in equilibrio tra sogno e realtà. Forse un giorno ne racconterò. Per oggi ho scelto un racconto a caso preso qui e un video molto bello, autentico, sincero e pieno di passione: una giovane donna racconta piena di trasporto, l'incontro con Gesù che salva il suo matrimonio.
Il bello dei video personali sparsi nella rete è che sono autentici, genuini, emanano sentimenti veri, testimoniano la realtà buona o brutta che sia senza quella ipocrisia che fino ad oggi ha caratterizzato Tv e cinema con finzioni e personaggi di plastica che hanno deviato e intossicato la società.



Avevo 12 anni quando mi capitò un episodio di quello che adesso conosco come meningite spinale. Ricordo un pomeriggio in cui avevo un insolito mal di testa che mi tormentava e non accennava ad andar via. In serata mi salì la febbre a 38 °C.

Il giorno dopo venni ricoverata in ospedale. Feci una serie di esami ma niente sembrava giovare.

Venni sistemata in una stanza che pareva ghiacciata. Quando qualcuno ha la febbre non è inusuale avere i brividi. Ciononostante l’aria condizionata peggiorò le cose. Dapprincipio riuscivo a sopportare perché la mia coscienza andava e veniva, ma dopo una settimana iniziai a disperare di tornare di nuovo calda. L’aria condizionata non riusciva in alcun modo a tenere bassa la febbre. Stavano soltanto aspettando che morissi.

Pensai che se mi fossi coperta con la vestaglia mi sarei riscaldata. Funzionò. Ma accadde anche qualcos’altro. Caddi addormentata o almeno così mi parve. I miei occhi erano chiusi, potevo sentire qualunque cosa intorno a me, ma sentivo che lentamente stavo scivolando via alla deriva. Sentivo che tutto intorno a me si affievoliva sempre di più, fino a che non sentii più nulla... Ero troppo giovane per capire che la vestaglia mi stava uccidendo. Mi sentivo troppo bene e pensare che questo avrebbe fatto impennare la febbre era l’ultimo dei miei pensieri. Comunque ero consapevole che il mio spirito si stava separando dal mio corpo. Chissà perché non riuscivo a collegare la separazione con la morte.

In un istante mi ritrovai in un altro posto. C’era totale oscurità. Ero su un sentiero e senza che nessuno me l’avesse indicato, io conoscevo la strada che stavo percorrendo. Ero tutta sola ed ero impaziente di raggiungere il luogo alla fine della strada. Iniziai a camminare rapidamente. Non appena fui a 10 cm dalla mia destinazione, mi ritrovai davanti ad una finestra grande come un enorme schermo del teatro, solo che conduceva in un altro mondo, sembrava come se dalla terra stessi guardando il giardino dell’Eden. Mi fermai nel punto in cui finiva il cammino e iniziava la "finestra". Detti uno sguardo intorno per vedere se ci fossero altri bambini ma non ne trovai alcuno. Osservai le morbide colline dall'erba perfettamente tagliata, molto più verde di ogni altra erba che avessi mai visto qui sulla terra. Avrei voluto rotolarmi su e giù per le colline ma questo significava dover entrare nella "finestra". Avevo paura che ci fossero altri bambini nascosti dentro la "finestra" che sarebbero saltati fuori per farmi spaventare dalla sorpresa. Per raggiungere le colline dovevo anche attraversare un piccolo corso di acqua cristallina. Tuttavia questo non mi preoccupava. Sapevo in qualche modo che quel posto era un vero paradiso.

Infine sollevai un piede per fare un passo in avanti, ma poi lo ritirai. Feci questo movimento ripetutamente. Con mia sorpresa un uomo fece un passo in avanti da dietro a me e rimase davanti alla finestra; senza presentazioni sapevo in qualche modo chi fosse e capivo che mi aveva seguito per tutto il tempo. Disse "Coraggio, puoi venire se lo vuoi, ma una volta entrata non puoi più tornare indietro".

Quando iniziò a parlarmi, un’esplosione di energia pacifica mi invase con ogni parola che diceva. Mentre pronunciava la frase, neanche aveva detto la seconda parola, caddi al suolo floscia e come paralizzata. Ricordo che pensai che se avesse continuato a parlare mi avrebbe uccisa, quando in realtà ero già morta, anche se non l’avevo ancora registrato. Sapevo dove mi trovavo e che avevo lasciato il mio corpo, ma pensavo di avere ancora la possibilità di tornare indietro quando volevo. Avevo pensato di andare a giocare sulle colline, dare un’occhiata in giro, quindi tornare e raccontarlo.

Quando questa persona mi diede un ultimatum, iniziai a pensare a quanto sarebbero state tristi mia madre e mia sorella. Non volevo che fossero tristi. Lui ascoltò i miei pensieri. Ecco come comunicavamo. Quando lui parlava, io lo sentivo mentalmente e se io pensavo qualcosa, lui rispondeva al mio pensiero.

Il pensiero di mia madre e mia sorella evidentemente gli suonò come un "no" e io fui rispedita indietro così com’ero venuta. Lentamente scivolai all’indietro. Potevo sentire i suoni intorni a me divenire sempre più forti fino a che non ritornai completamente nel mio corpo.

Tuttavia c’era un problema, ero rigida come una tavola e non potevo muovermi. Ero stata via più a lungo di quel che avrei dovuto, ecco perché il mio corpo non funzionava. Le mie gambe, il mio intero corpo mi faceva malissimo come un milione di spilli infilzati nel mio corpo. Le mie gambe mi fecero male in modo peggiore non appena il sangue ricominciò a fluire.

Quando diventai grande, scoprii che dopo che si muore il sangue inizia a coagularsi. Questo è il motivo per cui sentii quell’inteso dolore nel mio corpo. Era come se il mio sangue fosse congelato e venisse scongelato.

Io ero lì e gridai fino a che non potei muovere le braccia. Squillò il telefono. Era mia madre. Le braccia furono la prima cosa che riuscii a muovere. Mi spostai col braccio sinistro sul lato destro del letto, come farebbe una persona paralizzata dalla vita in giù. Mia mamma mi chiese perchè stavo gridando e le dissi che mi facevano male le gambe.

In quest'altro racconto viene descritto il paradiso e l'inferno. E' interessante la parte iniziale ma poi, secondo il mio parere di buon lettore, la Chiesa che "ha dato l'autorizzazione" a testimoniare, ci ha messo lo zampino forse per assecondare alcuni preconcetti della gente che la Chiesa stessa ha contribuito a creare.


P.s.

Le "esperienze" tendono a differire nei particolari a seconda delle credenze del soggetto, però rimangono simili nella sostanza.

mercoledì 20 maggio 2009

ECCO QUELLO CHE BERLUSCONI RIFERIRA' IN PARLAMENTO SULLA SENTENZA MILLS



Prendo "in prestito" un video del bravissimo CanaleAutunno08 che sintetizza molto bene quello che penso ma non sono riuscito ad esprimere.

venerdì 15 maggio 2009

Le condizioni di lavoro dell’operaio Ilva nel reparto GRF -Reportage dall'inferno-

Questa relazione l'ho scritta e divulgata privatamente nel 2007. In questi giorni sono riuscito a sbloccare il file dov'era imprigionata e seguendo il filo dell'ultimo post ho deciso di pubblicarla. Ho aggiunto anche delle foto che avevo sul cellulare.

Il mestiere di tagliatore è molto pericoloso e usurante. Si opera all’aperto dal caldo torrido al freddo intenso. Siamo continuamente controllati a vista. Se ci fermiamo per riprendere fiato dobbiamo dare spiegazione. Le ronde dei controllori, capi e fiduciari, variano dal lasso di tempo di 10 minuti a un ora e a volte si piazzano nei pressi ad osservare. Il mio compito è quello di tagliare il materiale ferroso a pezzi di circa due metri per renderlo idoneo a essere rifuso in acciaieria.
Il costo dell’acciaio è di € 200 a tonnellata. Da quando sto qui, dal 15 Maggio ’06, avrò prodotto almeno 10 mila tonnellate di materiale. Ho portato la stessa tuta invernale per un mese e mezzo. Non ti danno la tuta di ricambio. Ultimamente stanno fornendo delle mascherine antifumo molto scadenti, made in China. Oltre al carbon koke, importano dalla Cina anche le mascherine in un'unica soluzione. Bisogna fare una lotta continua per poter avere il materiale di protezione anti fuoco quando si usura. Giro ormai con le scarpe senza lacci, ce chi va con le scarpe aperte e chi con i pantaloni strappati. Ad ogni richiesta vengono trovate scuse per ritardare la fornitura oltre che risposte, da parte dei capisquadra, scorbutiche e prive di rispetto per i subalterni.
Lo scarto delle acciaierie viene versato nelle paiole (grosse tazze 4m. X 4 circa) che sono scaricate nel mio reparto. Spesso il liquido si raffredda e viene fuori il “fondo”, un cumulo conico di acciaio che può arrivare a pesare anche 100 tonnellate.









Il nostro compito è quello di tagliare a pezzi i fondi.









Ci sono anche delle macchine tagliatrici che a loro volta provvedono a rimpicciolire il materiale fino alla misura idonea. Ci viene costantemente ricordato che le macchine, installate da poco, sono costate 8 milioni di euro e pertanto devono produrre al 100%. Da alcuni mesi l’operatore macchina deve segnare su un formulario ogni attività. L’orario di inizio e fine taglio, il numero di pezzi prodotti ed ogni inconveniente tecnico. Anche i tagliatori a terra devono segnare quanto materiale hanno prodotto finendo così per entrare in competizione fra loro e con le altre squadre. La pressione aumenta lenta e inesorabile. A Gennaio il caporeparto ha convocato tutte le squadre separatamente senza un rappresentante sindacale per esternare il suo disappunto nei confronti di ognuno perché la produzione non va al meglio e che gli orari devono essere rispettati fino all’ultimo minuto. Quando la mia squadra fu chiamata ci venne detto immediatamente che in quel frangente non avevamo diritto di replica, dovevamo ascoltare e basta, le nostre argomentazioni dovevano essere fatte in un secondo momento, cosa che è avvenuta parzialmente.
I capiturno sono operai passati di grado col compito di coordinare il lavoro delle squadre. Il criterio di scelta per i capisquadra o per chi deve operare in posti più “ambiti” come le macchine di movimentazione o quelle da taglio, sono arbitrari e ambigui. Si racconta che un capoturno molto scorbutico e maleducato, invita la sua squadra a mangiare di tanto in tanto al ristorante di un suo amico. Chi non si reca rischia di essere discriminato; le richieste di ferie possono non essere accettate, come ogni altra richiesta che va dagli indumenti, ai permessi e alla minaccia costante di rapporti disciplinari per ogni lieve inefficienza. A Dicembre la mia squadra decise di regalare un cesto natalizio al capoturno: un dono fatto ogni anno. Mi rifiutai di dare la somma di € 5 ai colleghi che segnavano il nome degli aderenti su un foglietto giustificandomi dicendo che, oltre ad essere contrario per principio, egli non era il mio capoturno perché loro lavoravano insieme a lui da 4 anni e io ne avevo cambiati già tre dall’inizio. Inoltre, egli doveva essere sostituito con un altro capoturno proprio a fine mese e in più, il mio contratto scade a Febbraio. Mi accorsi che il capoturno venne a sapere del mio, unico, rifiuto quando gli chiesi per l’ennesima volta una tuta di ricambio; lui mi rispose: io non sono il tuo capoturno. Mi ritrovai anche le ferie di Dicembre spostate senza preavviso.
Per chi fa i turni i pasti vengono presi dalle cucine e portate alla mensa del reparto. I pasti non vengono distribuiti ad ognuno ma vengono ammassati tutti su un tavolo. Allo scattare dell’orario si forma una calca furibonda fra chi si deve “accaparrare” il pasto ordinato in precedenza. Succede molto spesso che chi arriva per ultimo non trova niente o metà di quello che aveva ordinato al mattino o una pietanza diversa da quella desiderata. Un giorno rimasi senza secondo nonostante riuscii a tuffarmi in tempo nella mischia. Il ” buon” capoturno venne a sedersi di fronte a me per consumare il pranzo, una cosa rara visto che i responsabili mangiano in orari diversi e spesso in ufficio. Per non dargli soddisfazione non mi lamentai e mangiai quel poco che avevo travato.
Questo sta a dimostrare come ogni minima esercitazione di potere viene ostentata per fini che nulla hanno a che vedere con la famigerata produzione. Tutto il lavoro diligente che avevo svolto in quei mesi, ogni osservanza delle regole e della buone educazione (sono fra i pochissimi che porta sempre il casco) è stata resa vana per dei miserabili 5 euro. “Fortunatamente” questi è stato sostituito con un nuovo capoturno inesperto e ansioso che denota sicurezza con modi di fare arroganti e minacciosi. La sua qualità consiste nell’essere cugino di un caporeparto collegato al nostro.

Noi assunti tramite agenzia siamo 14 compresi quelli arrivati da poco. Per noi interinali “ogni sfumatura può compromettere il rinnovo del contratto”. Non possiamo fare assolutamente giorni di malattia; nel caso peggiore si scaricano le ferie. Sono entrato con un contratto a tre mesi che viene prorogato fino a un massimo di 4 volte. Se va bene potrò rimanere fino ad Agosto ’07. Noi non abbiamo nessuna tutela sindacale, dobbiamo adeguarci ad ogni loro volere.
Il contratto è dei metalmeccanici nonostante lavoriamo in un impianto siderurgico. Facciamo 40 ore settimanali mentre dovevano essere, col siderurgico, 35 con uno stipendio maggiore. Gli avanzamenti di livello sono a discrezione dei capi. Se si avanza di livello vengono tolti gli scatti di anzianità. Il cambio tuta è stato eliminato. Si marca l’orario all’entrata e ci si cambia, poi ci prende un pullman che ti porta al reparto dove si marca nuovamente facendo scattare l’orario effettivo. A fine turno si marca al reparto la fine delle otto ore, poi ci si reca agli spogliatoi per cambiarsi. Si fregano così almeno mezz’ora sulle nostre spalle. Ci sono pendolari che vengono anche dalla provincia di Lecce.
La sicurezza sul lavoro è approssimativa. La legge 626 scarica gran parte della responsabilità sull’operatore. Egli è in grado di capire da solo se un’azione è pericolosa o meno. Il richiamo ad osservare le regole della sicurezza viene effettuato solo se una determinata azione non coincide con il proseguimento della produzione. Se il carroponte è in movimento ci si deve fermare. Solitamente si continua a lavorare, in caso d’incidente la colpa ricade su di noi. I giacconi anti fiamma sono corti e non coprono la zona delle ginocchia. Quelli lunghi sono dati raramente forse perché hanno un costo maggiore. Chi ha la giacca corta ne prende una vecchia, la taglia ricavando una specie di gonnella che attacca con dei lacci. In caso di caduta, la gonnella, essendo fuori ordinanza, viene incriminata e relativamente la responsabilità dell’accaduto ricade sull’operaio.

Da più di un mese sto accusando dei problemi agli occhi.
Quando gli affatico cominciano a tremolare le palpebre. Quando arrivai notai che la visiera di protezione aveva un colore troppo chiaro per ripararmi dalla luce accecante dell’acciaio fuso. Ho avuto molte altre esperienze di lavoro nei cantieri in varie parti d’Italia con le ditte terze appaltatrici, oltre che nell’Ilava stessa. Le lenti da usare con la fiamma ossidrica sono molto più scure tanto da riconoscere a fatica l’ambiente circostante. Le postazioni dove operiamo sono disseminate di pietre e resti di materiale ferroso che costituiscono un pericolo costante di caduta. La scelta di un filtro più chiaro per la visiera da taglio sarà stata fatta forse per motivi di “sicurezza”. Il lavoro notturno, di sera, in mancanza della luce del sole, amplifica moltissimo la luminosità del liquido prodotto dal materiale fuso. Tutto ciò compromette la vista del tagliatore. C’è chi dice che tagliare di notte non è regolare.

Una sera, dopo aver tagliato un rotolo di lamiera, accusai dei disturbi agli occhi. Chiesi di essere portato all’infermeria dove mi recai. Il dottore che mi visitò non era un oculista e dopo avermi medicato con un collirio, mi invitò a ritornare di mattina quando c’era lo specialista. Il giorno dopo fui di riposo, il giorno seguente capitò di mattina. Non appena mi misi a lavoro notai subito una forte sensibilità alla luce del fuoco ed anche alla luce del sole. Ritornai all’infermeria e trovai l’oculista ingolfato dalle visite di routine agli operai che formavano una lunga fila fuori dal laboratorio. Io avevo la precedenza. Quando entrai il medico mi controllò sommariamente e disse: non ci sono corpi estranei. Ti metto un collirio e puoi ritornare al lavoro. Io alzai la voce dicendo: ma come, io ho un problema e lei mi liquida così? Mi sorprese la sua espressione esterrefatta quando osai fare delle rimostranze. Mi disse con un sorriso beffardo che dovevo andare fuori a far controllare la mia “riduzione” visiva perché forse avevo bisogno degli occhiali. Replicai dicendo: mi faccio male qui dentro e adesso devo andare fuori a curarmi? Me ne andai mentre quello mi guardava a bocca aperta. Continuai a lavorare, perché idoneo, cercando di non guardare troppo la fiamma. Il giorno dopo ancora chiesi al capoturno se potevo tagliare del materiale più leggero perché avevo dei problemi alla vista. Questi disse ad alta voce davanti a tutti: ci vuole la carta scritta sennò non posso fare niente. Non mi sto inventando le cose, replicai, ed egli chiuse: non posso farci niente. In quei giorni “mi curai” con un collirio comprato in farmacia. Mi ripresi dopo quattro, cinque giorni salvo il persistere del fastidioso tremolio. Volevo farmi visitare da un privato, ma il costo per la prima visita è di € 50, una giornata di lavoro. Ho deciso di prenotare una visita nel pubblico per poter avere una “carta” valida da presentare. Il 14 Marzo ho un appuntamento a 30 Km da casa grazie al sistema “d’incontro” fra domanda e offerta. Spero che mi diano una feria per quel giorno.
Nei turni che faccio capitano anche 8/9 notti al mese. In questa turnazione è previsto un “riposo compensativo” che cade in un giorno diverso per ogni componente della squadra. Notai che la differenza di stipendio fra noi e chi faceva un’altra turnazione con una o due notti al mese, era minima. Credevo che questo riposo compensativo doveva essere un riposo retribuito. Infatti quando chiesi al capoturno, poi ad uno nell’ufficio ed in fine a un delegato sindacale, la prima risposta fu: si, il riposo è retribuito. Salvo poi constatare che non lo era. Quando ho fatto notare questa “sfumatura”, hanno subito ritrattato dando risposte vaghe: no, non so, non lo pagano, non è previsto. Alla fine mi è stato spiegato che quel riposo serve a compensare il numero dei giorni di lavoro che non devono superare un certo numero di ore mensili. Se ciò è vero, perché non eliminano un giorno a tutte le squadre evitando anche l’incombenza di dover comunicare ogni mese ad ogni operaio qual’è il suo giorno di riposo. Non credo sia un problema di calcolo matematico. A rigor di logica, se faccio una o due notti al mese mi spetta la maggiorazione prevista, ma se le notti sono otto mi spetta o no un incentivo maggiore per una turnazione molto più pesante?
I delegati sindacali si vedono raramente. Prima erano due, adesso, dopo le ultime elezioni ne è rimasto solo uno della Uilm su circa 200 operai. Parlare con loro non è ben visto dai capi. Annunciare di voler tesserarsi non è consigliabile. Quando chiesi a uno di loro se si potevano avere le tute di ricambio mi ha risposto: le tute ci sono, sono le taglie che mancano.
L’idea di produttività coincide con l’idea di velocità. Più veloci, più produttivi. Questo sistema è giusto per i lavori manuali non pericolosi e privi di particolari doti professionali. Nell’ambito di questi mestieri ho imparato che la produzione viene aumentata con il metodo e non con la velocità C’è da dire che sono stati gli stessi operai a infondere questa concezione del lavoro. Col cambio generazionale sono stati assunti migliaia di giovani privi di esperienza. Questo ha comportato un abuso da parte dell’azienda grazie anche ai contratti a termine o d’inserimento che hanno avuto l’effetto di “addomesticare” l’operaio prima dell’assunzione finale. Mentre prima, con i vecchi operai, si lavorava ad un ritmo più umano, anche troppo, adesso si è passati all’altro estremo. Una delle preoccupazioni degli operai è di farsi vedere in movimento come se facessimo i ballerini i quali non ballano certo per otto ore al giorno. È stata diffusa una leggenda che i direttori dell’azienda o la proprietà, salgono in cima all’altoforno n. 5 e con un cannocchiale scrutano l’attività del reparto. Quasi nessuno sa che salire sull’altoforno non è agevole e quando è in marcia, la temperatura e il rumore sono altissimi.

I più maligni affermano che è un problema di budget. Ad ogni reparto viene assegnato un tetto di spesa per tutto l’anno. Quello che si riesce a risparmiare viene diviso fra i capi del reparto. Qualcuno mi ha raccontato che prima di natale tutti i capireparto e annessi, si sono riuniti nella mensa grande e la “proprietà” di Riva ha distribuito gli assegni.
Volevo far notare che il metodo del risparmio è giusto, ma non deve riguardare anche gli indumenti degli operai o l’occorrente per la sicurezza.
Con questo sistema l’azienda ha in pratica spezzettato lo stabilimento in tanti reparti autonomi che da soli provvedono a risparmiare fino all’osso per poter avere un osso a fine anno.

Non capisco una cosa: come mai l’azienda ha speso 8 milioni di euro per due macchinari che producono una cifra simbolica di 20 a giorno. Due operai producono rispetto alle macchine una cifra di 8. Facendo le proporzioni il rapporto costo beneficio è molto più vantaggioso tenendo l’operaio. Se si calcola che una macchina dovrebbe avere una longevità di 50 anni, salvo constatare che già dopo 10 anni, con tutti gli interventi di manutenzione, di originario rimane solo la carcassa. Un operaio, se preso giovane, dovrebbe lavorare 30 anni. Se questi prende 15mila € netti all’anno per 30 anni fa 450 mila euro. Come funziona l’economia? Viene preferito indirizzare grandi capitali in una macchina mentre nell’uomo viene adottata una politica di rigoroso risparmio?
Nei primi sei mesi di lavoro non sono riuscito a mettere nulla da parte. Non ho debiti o altre uscite. La media è stata di 1100 €.

Immagini in sequenza









Come ho accennato in precedenza, il fondo è un cumulo di acciaio che viene prodotto dallo scarico delle paiole provenienti dalle acciaierie. Si tratta di scarto di produzione. Lo scarto viene tagliato in pezzi idonei e rimandato alle acciaierie per essere rifuso.
Il fondo, che può misurare fino a 4m x 4 e pesare oltre 100 tonnellate. Viene tagliato prima a mano per dividerlo in due o tre grandi pezzi e poi viene messo sotto le macchine che provvedono a rimpicciolirlo ulteriormente fino alla misura “pronto forno”.
Il taglio manuale viene effettuato da due operai con l’ausilio della fiamma ossidrica (cannello) e della cannetta. Dopo aver piazzato il fondo sulla postazione da taglio, viene chiusa sopra di esso una grossa cappa di aspirazione che lo ricopre completamente. Le pareti della cappa sono fatte di strisce di lamiere apribili. La coppia di operatori incidono il fondo prima col cannello che ha una capacità di taglio fino a un massimo di cm. 20 di profondità, di seguito viene aggiunta la cannetta che è un tubo di circa mezzo pollice lunga 6 m. che espelle ossigeno ad altissima pressione. Il getto d’ossigeno consente di prolungare il taglio e agire su tutta la lunghezza del fondo tagliandolo dall’alto verso il basso.
Molto spesso il cumulo di acciaio presenta nel suo interno alcune impurità rappresentate da pietre, pietrisco, terriccio, pezzi di mattoni refrattari e, molto raramente, essendo il fondo anche cavo o pieno di crepe, si può depositare al suo interno acqua piovana che al contatto con il liquido incandescente reagisce esplodendo. Quando il fondo è sporco il taglio viene fatto dal basso verso l’alto con l’ausilio della sola cannetta.
Durante il lavoro l’operaio viene spesso investito da scintille incandescenti che possono penetrare negli indumenti di protezione e provocare bruciature. Il pericolo maggiore è rappresentato dal liquido fuso che si deposita sotto il fondo durante il taglio. Se si immerge troppo la cannetta nel liquido, e questo non trova sfogo per fuoriuscire, può ritornare addosso al tagliatore che non avrebbe scampo nonostante gli indumenti ignifughi.
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Quando si arriva sul luogo di lavoro si ha subito una sensazione di precarietà. La roba viene appesa a ganci di fortuna, le bottiglie d’acqua sono appoggiate su ripiani momentanei o su muretti. Il classico è un tavolaccio poggiato sul bidone della spazzatura.
D’estate le temperature con indosso la cappotta ignifuga sono altissime. Si lavora a singhiozzo fin quando si può resistere. Poi ci si spoglia e si mette la maglietta inzuppata di sudore a stendere su fili ricavati con le molle delle mascherine.
Nel parco rottame non c’è praticamente riparo contro il sole. Ci si accuccia dietro ai pochi ripari che proiettano un’ombra, ma quando arriva il mezzodì si resta come nudi a crogiolare al sole. Intanto l’acqua è diventata bollente. In verità, dopo le proteste è stata messa una capannina contenente un distributore frigo di acqua per tutta l’area rottame.
Per riscaldarsi d’inverno si usa mettere il cannello acceso dentro un bidone di ferro. A volte succede che ci si riunisce attorno al bidone a prendere un caffè seduti su panche ricavate al momento o saltellando in piedi intirizziti dal freddo. Osservare questi uomini con i vestiti logori e bruciacchiati, la cuffietta in testa, stretti l’un l’altro, sembra una scena dei film americani che mostrano i barboni nei vicoli attorno al fuoco.
Durante il lavoro il calore sprigionato dal fondo ti riscalda il davanti mentre le spalle rimangono esposte al freddo. Si ottiene così una doppia sensazione, metà bollente e metà congelato. Sul suolo lunare si avrebbe lo stesso effetto: se ti metti all’ombra scendi molto sotto lo zero, se ti metti al sole arrivi a 100°. Con la roba ignifuga di colore argento e la visiera avvolgente attaccata al casco, assomigliamo vagamente a degli astronauti. Quando ci aggiriamo tra le migliaia di fondi ammassati sembra di stare su un altro pianeta.
Quando piove si cerca riparo nelle capannine allestite da poco. Quando spiove ci viene chiesto di ritornare ad occupare la postazione. A volte si verifica che non appena si arriva al posto ricomincia a piovere e nasce un andirivieni comico e umiliante.

Il reparto è diviso in due. Una metà, detta parco rottame, è adibita al taglio di materiale leggero come lamiere o risulta di demolizione d’impianti o interi rotoli di lamiere scartati. Nel parco rottame sono presenti tre macchine tagliatrici di vecchia concezione chiamati pirotomi. Sono privi di aspirazione e i fumi investono spesso i tagliatori a terra. La cabina di comando delle macchine misura ad occhio due metri per due, giusto lo spazio necessario per sedersi. Sono dotate di aria condizionata e riscaldamento ma i fumi riescono ad entrare lo stesso all’interno. Subito adiacente vi è il parco scoria adibito allo scarico delle paiole provenienti dalle acciaierie. Durante l’operazione di scarico sprigionano una nube densa che ricade su tutto il reparto a seconda del vento. A volte si verificano delle forti esplosioni quando il liquido sommerge una pozzanghera di acqua.
Nel vasto parco scoria si trovano tre macchine tagliatrici dotate di aspirazione e con una cabina di comando molto più grande e confortevole. Sono presenti anche tre cappe movibili per il taglio manuale dei fondi come già ho spiegato.

Nell’ ultima settimana in una di queste cappe è comparsa una novità. -Le cose cambiano, compaiono e scompaiono da un giorno all’altro senza sapere assolutamente nulla delle strategie di produzione.- Ho provato a chiedere in giro se la produzione del nostro reparto e dell’Ilva in genere, sia cresciuta e di quanto: nessuno sa niente.
La novità è rappresentata dall’allestimento di una nuova manichetta per l’ossigeno da collegare a cannette grosse un pollice, il doppio di quelle usate fino ad ora. Nessuno dei più “vecchi” ha mai visto o usato tale strumento. La pressione aumenta… letteralmente. Il misuratore di pressione dell’ossigeno ha sempre segnato 14 bar, adesso supera il limite dei 16. La nuova manichetta ne può sopportare 20. Secondo alcune voci questo strumento sarà usato solo in casi estremi cioè, solo di fronte ad un materiale molto sporco.
Il problema dello sporco è rappresentato dalla presenza di pietre o mattoni refrattari all’interno dell’ammasso acciaioso. Occorre sciogliere la pietra puntando la cannetta contro di essa e per via dell’alta temperatura che si crea si ottiene lo sfarinamento dell’impurità.
La cannetta di ferro, lunga 6 m., si consuma quanto più si accosta al materiale in fusione, pertanto si accorcia sempre più finché l’operatore non si trova a pochi centimetri dalla zona di taglio. Quanto più ci si avvicina, tanto più si viene investiti da scintille, polveri e fumi.
Ho cercato di capire se si potesse eliminare lo sporco direttamente alla fonte. Le paiole non sono rivestite di materiale refrattario. Per evitare che l’acciaio si attacchi cementando la paiola stessa, si usa buttare all’interno della paiola vuota una palata di terriccio per formare una patina sulle pareti sufficiente a non far attaccare il materiale. Nel terriccio usato si trovano anche pietre ecc. Le impurità provengono anche dall’acciaieria stessa perché scarica nelle paiole il materiale di scarto. Non conosco bene il procedimento ma temo che non ci sia nessuna politica atta a prevenire questo inconveniente alla fonte. Si racconta che un tempo i “vecchi” scegliessero i fondi migliori da tagliare, mentre i più sporchi venivano mandati alla discarica. In fine, i pezzi idonei per ritornare in acciaieria, nonostante siano sporchi, vengono ugualmente rifusi per poi ritrovarli nuovamente come scarto da lavorare.

Ho il sospetto che nonostante la produzione sia aumentate vertiginosamente, il numero degli operai viene mantenuto al minimo. Ciò si può notare dal numero di paiole da “sbloccare”. Non sempre le paiole scaricano tutto il materiale, succede che parte di esso rimanga attaccato alle pareti del contenitore o che il fondo, ormai indurito, non riesca ad uscire dalla paiola perché si è deformata. Il carro sui binari che trasporta le paiole viene mandato nella zona di sbloccaggio. Questi carri hanno il sistema di ribaltamento che consente alla tazza di ruotare per svuotarsi. Il numero di questi sbloccaggi è aumentato di molto, infatti un tempo se ne verificavano pochi al mese, adesso è un evento quotidiano.
Il compito di sbloccare le paiole è dei tagliatori. Il carro, contenete le tazze in modo orizzontale, viene ribaltato in verticale per poter operare nella bocca della paiola. Questa operazione è molto pericolosa perché è capitato spesso che per via del peso enorme, la paiola sia caduta a terra portandosi appresso il vagone su cui è posta.









Quando “l’equilibrio” viene accertato si procede all’operazione. I tagliatori si piazzano sotto e praticano un taglio orizzontale per tutta la lunghezza del pezzo facendo attenzione a non intaccare o bucare il contenitore.
Successivamente un grosso martellone provvede a battere il pezzo con la speranza che caschi a terra. Sono stato a quella postazione una decina di volte. L’impatto è impressionante, una grossa massa grigia pende minacciosa sulla tua testa. Una volta è anche caduto il fondo durante la lavorazione, l’operaio è riuscito ad evitare il peggio. Chi opera in quel posto non usa la “gonnella” per proteggere le ginocchia perché deve essere pronto a scappare quando le cose si mettono male. Il vagone carico peserà alcune centinaia di tonnellate. Le cappotte lunghe fin sopra le caviglie sono rare, dicono che non ci sono in magazzino.




Ogni volta è una lotta per avere il ricambio delle scarpe e degli indumenti. Un collega ha ormai le scarpe col ferro di protezione praticamente scoperto. Ha chiesto il ricambio ormai da due settimane, gli viene detto che l’ordine è partito salvo scoprire che i magazzinieri non sanno nulla. Basterebbe andare al magazzino centrale e caricare la roba ma i responsabili hanno altro a cui pensare. Cos’altro? Passano il tempo a girare in auto e “guardare” lo svolgersi dei lavori.




Si racconta che adesso gli infortuni vengono tramutati in malattia. Un collega è venuto a sapere che in un altro reparto, un operaio dopo aver avuto un incidente d’auto mentre si recava sul posto di lavoro si è visto cambiare l’infortunio in malattia. Ha chiesto spiegazione al suo capoturno che gli ha risposto che l’infortunio vale solo viaggiando il pullman: quello l’ha bevuta e si è tenuto la malattia. In caso di straordinario però, viene richiesto di recarsi in auto.
In riferimento a ciò, nel nostro reparto si maligna che il caporeparto tendi a separare i gruppetti che si recano al lavoro con lo stesso mezzo per i seguenti motivi: 1) evitare l’infortunio di gruppo in caso d’incidente; 2) evitare l’impossibilità di rimanere a straordinario perché si viaggia insieme ad altri.
Si vocifera che negli ambienti sindacali riconoscono il nostro reparto, GRF, come il peggiore dal punto di vista dei rapporti interpersonali con i superiori. Non ho mai visto tanta maleducazione e mancanza di rispetto nei confronti degli operai. Proprio l’altro giorno il mio capoturno ci ha esortato ad andare al lavoro con la frase: hei, forza, tutti allu chiazzu. Lo scopo di questa frase è quello di ostentare sicurezza e polso di fronte ai colleghi e agli altri operai. Mi sono fatto spiegare da un amico cosa significasse la parola dialettale “chiazzu”: essa sta ad indicare la zona verde adibita al consueto pascolo delle pecore.
Mi è stato raccontato che quando il nuovo capocantiere s’insediò, si presentò facendosi trovare d’avanti all’entrata durante il cambioturno. Con voce alta sollecitava gli operai a sbrigarsi e alzare un passo troppo lento.
Fino ad allora, il nuovo capocantiere, era stato sempre in ufficio a timbrare fogli. Ha lo stesso atteggiamento di un capitano dell’esercito di buona famiglia mandato presto in accademia e con nessuna considerazione umana verso il soldato semplice.

I capiturno sono cinque di cui solo uno (messo ora in “panchina” perchè troppo buono con gli operai) vanta una lunga esperienza come tagliatore, gli altri sono tutti movimentatori, portavano i mezzi e non capiscono cosa vuol dire tagliare i fondi.
C’è stato un mesetto in cui due macchinisti (conduttori di locomotive) miei compaesani, furono accorpati al mio reparto per non so quale motivo. Successivamente furono reintegrati nuovamente al loro reparto di provenienza. Mi raccontano che durante la loro permanenza nessuno dei capi gli ha mai salutati o trattati con gentilezza. Quando si seppe che dovevano rientrare al loro reparto, improvvisamente i vari capi cominciarono a salutare e ad essere gentili con loro.
La “cupola” del mio reparto è variegata. C’è una piccola sezione distaccata e inidpendente che si occupa prettamente dello scarico delle paiole; poi c’è la mia sezione composta nello stesso modo. Al vertice si trova il fiduciario dell’azienda che non ha ufficialmente responsabilità diretta. Il suo compito è esclusivamente di controllare l’andamento dei lavori, insomma: l’occhio del padrone.

Sono andato oggi, 28/02, a firmare una nuova proroga del contratto interinale. Siamo circa una decina e questa volta c’è una novità: mentre le prime proroghe sono state per tutti pari a tre mesi, questa volta c’è stata una diversificazione per cui ad alcuni, me compreso, sono stati dati tre mesi, ad altri 5 e 7. La scelta sembra priva di un metro di valutazione tecnico. Infatti la progressione della proroga sembra casuale senza tener conto di chi è più o meno alacre. Ad esempio, un collega che è in malattia e ne ha fatta un'altra in precedenza ha avuto una proroga di 5 mesi fino ad agosto.
Ci è stato detto in maniera semi ufficiale, che l’uso della malattia può comportare una nota di demerito “letale” così come l’adesione agli scioperi.
Ad ogni fine proroga siamo come quei gladiatori che nonostante abbiano combattuto con tutte le loro forze, si ritrovano inevitabilmente a terra con una spada puntata alla gola. Da quella posizione guardiamo con sguardo fiero la mano che decreterà la vita o la morte.

Le turnazioni si suddividono in: 1) normalisti, solo la mattina dalle 7 alle 16, otto ore più una per la pausa mensa. I festivi sono liberi; 2) i turni chiamati “ballerini” che sono una miscuglio fra i tre turni giornalieri e comprendono tutte le festività e prevedono, oltre al primo e secondo, una o due notti al mese; 3) chi fa i ‘21turni’ come me, vuol dire che fa parte della squadra. Le squadre sono quattro di 20 persone circa e coprono tutto l’arco del mese giorno e notte. 7/8 primi, 7/8 secondi, 7/8 notti e 7/8 riposi +1 detto compensativo.
Faccio un esempio di come si susseguono i turni “ballerini”. Considerando il n.1 come mattina, il 2 come pomeriggio, il 3 come notte e la lettera R come riposo, si avrà ad un certo punto questa serie: R, R, 1, 1, 1, 2, R, 1, 1, 2, 3, 3, R, 2, 2, 2, 3, R, R, ecc. Fra i due turni di riposo consecutivi ci sono stati 15 giorni di lavoro continuati intervallati solo da due riposi! In pratica, 6,5 giorni di lavoro a settimana aggravati dallo scombussolamento fisiologico fra notti in bianco e pasti fuori orario. Inoltre, quando il riposo cade subito dopo il turno di notte (si attacca alle 22:50 della sera ma già a mezzanotte scatta il giorno di “riposo”) l’orario di lavoro è sforato nel giorno di riposo. Il giorno prima si dorme per affrontare la notte e il giorno dopo, nel riposo, si riposa dalla notte. Per completezza riporto la mia turnazione del mese di marzo evidenziando la quindicina massacrante: turnazione del marzo ’07 della squadra C

3,R,2,2,3,3,R,R,1,1,1,2,R,1,1,2,3,3,R,2,2,2,3,R,R,1,1*,3,3,R,2.
(*) Riposo compensativo che capita in un giorno diverso per ogni componente della squadra

Il nostro reparto non fa parte della “produzione diretta” dello stabilimento. Solo il reparto attiguo della scoria è “produzione” perché provvede a scaricare la paiole provenienti dalle acciaierie. Non ci sarebbe bisogno di adottare i turni su 24 ore. Sono entrati in vigore nel giugno del 2005 senza nessun motivo apparente. Volendo, il lavoro nel GRF può essere benissimo effettuato nelle ore diurne. I reparti “produttivi” hanno vantaggi maggiori rispetto a noi come livelli e premi di produzione più alti. Il reparto scoria, ad esempio, ha ricevuto da poco il superminimo in busta paga: 7€ in più al mese, un toccasana.
La decisione di adottare quelle turnazioni è arbitraria. Teoricamente non siamo produzione ma di fatto si.
A metà marzo il mio collega interinale smontante dalla notte mi ha riferisce che il loro capoturno è rimasto piantonato vicino alle cappe. Sedeva in macchina poco distante e seguiva i lavori. Quando il fondo era finito di tagliare scendeva dall’auto e sceglieva quale pezzo tagliare e il tipo di taglio da fare, poi tornava in macchina ad aspettare. Questa pressione è inutile e illegale: chi è del mestiere conosce in anticipo quanto tempo ci vuole per finire un determinato lavoro; al caposquadra non resta che passare nell’ora presunta e chiedere con cortesia se ci sono problemi.

Questo capoturno è un ex conducente di camion, non ha nessuna esperienza diretta nell’uso del cannello. Si racconta che quando costui “lavorava”, nei tempi in cui c’erano ancora i vecchi operai e il lavoro era molto più “umano”, egli invece di svolgere la sua mansione prendeva il camion e se ne andava in un altro reparto a trovare gli amici. Per poterlo far produrre il reparto pensò bene di elevarlo di grado promuovendolo a capoturno.
Ho lavorato con ditte appaltatrici in varie parti d’Italia. Queste ditte devono consegnare il lavoro entro un tempo prestabilito superato il quale si paga una penale. Quando si va fuori tempo non si esercita pressione sugli operai più di tanto perchè si sa quanto lavoro si può fare in un’ora in sicurezza. La causa dell’errore di calcolo viene ricercata altrove: imprevisti e altri inconvenienti oppure carenza di materiale o inadeguatezza dei mezzi.
La pressione è inutile oltre che pericolosa per la sicurezza. La considerazione che l’operaio è un fannullone è un mito. Stare fermi senza attività è uno strazio, la giornata non passa mai. L’uomo, per sua natura, deve fare attività. Giorno e notte siamo in preda alla paura. Ogni macchina che passa è motivo di preoccupazione: chi può essere? Facciamo attenzione.
Qui si passa molto tempo e si nota. Ho provato a parlare di altri argomenti con i colleghi. Ho chiesto ad alcuni di loro se usassero internet, uno mi fa: sei andato sul sito dell’Ilva? Un altro mi diceva che un suo amico gli mostrò l’intero globo terrestre tramite le foto dei satelliti: abbiamo cercato casa mia e poi ho voluto vedere l’Ilva. Non c’è altra cosa nella vita di questa gente?

Ho notato che gli operai stessi sono corresponsabili del loro destino. Credo che ad esempio, il pregiudizio dell’essere osservati è stato introdotto anche dagli loro stessi i quali , molto spesso, non sono qualificati, non provengono dal mondo metalmeccanico ed hanno introdotto una concezione del lavoro di tipo agrario o artigianale; alcuni non si rendono pienamente conto di aver a che fare con mezzi e materiali che possono diventare letali. I vertici ne hanno approfittato.
I contratti d’ingresso, d’inserimento, ecc. a 2/3 anni sono serviti ad “addomesticare” il personale all’accondiscendenza, alla passività. C’è gente confermata che evita la malattia o non richiede ferie per una paura ingiustificata e “ancestrale”. A fronte dell’aumento della produzione il personale e scarso. Chi svolge alcune mansioni particolari non ottiene facilmente le ferie maturate.

Da quando ho scritto questa relazione la situazione al reparto è progressivamente peggiorata. Gli operatori devono compilare un rapportino dove riportano tutti i movimenti che compiono durante la giornata. I turni che vanno dal mattino al primo pomeriggio sono diventati un incubo. I luoghi di lavoro sono praticamente piantonati per sollecitare la produzione. Nonostante la crisi lo smaltimento del materiale ferroso continua a pieno ritmo.

Link collegati: L'Ilva vista dall'interno; La Gigroup mi liquida con un SMS

giovedì 14 maggio 2009

Sul licenziamento dall'Ilva di Taranto



Stamane ho potuto finalmente fare un nuovo video. Era doveroso parlare della mia disavventura lavorativa. Mi auguro di non fare più un'esperienza del genere. Orami, non c'è più rispetto per nessuno. Intanto, mentre si votano le leggi razziali di un governo criminale ma cattolico, il papa va in Palestina a fare da pacere mentre l'Italia affonda fra l'indifferenza di tutti gli organi internazionali.
C'è troppa gente che quando li presenti la verità abbassa gli occhi, scuote la testa e dice: non voglio sapere niente, non voglio sentire niente. Come si fa a ridurre così le persone? Siamo una massa di pecoroni senza carattere.

martedì 12 maggio 2009

Ecco l'energia del futuro... anzi no, l'energia del presente

Questo video mostra un pistone che si muove concentrando un fascio di luce sul cilindro. Sono immagini che mi hanno lasciato sbalordito.



Naturalmente bisogna sempre mantenere un margine di dubbio su ciò che gira in rete, però questa dimostrazione sembra essere attendibile.
Quanti di noi hanno sognato il motore ad acqua? L'autorevole trasmissione "Geo & geo" mostra un motore che va ad aria!



Intanto la Fiat si "fonde" perché sa fare motori a basso consumo... di petrolio.
Il mondo è in mano a petrolieri e costruttori di armi. E' un totalitarismo del petrolio. Come possono poche lobby petrolifere assoggettare il mondo intero in questo modo? Il motivo si nasconde forse negli enormi guadagni accumulati con lo sfruttamento del greggio.
Troppo, troppo guadagno sottratto ai paesi sottosviluppati che, nonostante l'oro nero nei loro territori, sono rimasti indietro.
Un surplus di guadagno smisurato ha messo nelle mani di pochi un potere illimitato, tanto da condizionare politiche sociali, economia, abitudini e cultura di tutti i paesi.
Rivedere i meccanismi del mercato; evitare che grandi capitali, monopoli, e quindi potere, si concentri in pochi soggetti.
Enrico Mattei, morto misteriosamente, era il "fratello illegittimo" delle 7 sorelle del petrolio. Lui proponeva ai paesi produttori il 50% sobbarcandosi anche le spese di estrazione. Una "generosità" (oltre al fatto di essere a capo di un'azienda di un paese (l'Italia) che aveva perso la guerra e il diritto di spartirsi la torta) pagata con la morte.
Il successore di Mattei fu Eugenio Cefis, un personaggio ambiguo, appartenente alla P2, forse massone, certamente al soldo della Cia, facente comunque parte di occulte organizzazioni trasversali, eversive, antidemocratiche che nulla hanno a che vedere col progresso dell'uomo e il rispetto della natura.

2012/13, si prevede una tempesta solare


La Repubblica di domenica 10 contiene un articolo interessante "2012, allarme della Nasa "Blackout sulla Terra".

"Milioni di persone senza elettricità nel 2012, cibo e medicine che vanno a male nei frigo spenti, telefoni e satelliti fuori uso. Uno scenario da "day after" che potrebbe essere derubricato alla voce "catastrofismo", se non fosse che l'allarme viene dalla Nasa e dalla National Academy of Sciences. E nella parte del cattivo che mette a repentaglio la civiltà, una volta tanto, non ci sono le attività umane, l'inquinamento o il riscaldamento globale. Il nemico a sorpresa è il Sole, artefice della vita sulla Terra, che con un colpo di tosse potrebbe mettere ko le infrastrutture sulle quali l'Occidente prospera.

Da dicembre, l'attività del Sole sta lentamente aumentando. La nostra stella varia il suo campo magnetico ogni 11 anni e a un certo punto si raggiunge un picco di fenomeni (eruzioni solari e getti di massa coronale) dai quali si sprigionano grandi quantità di energia e di radiazioni. Tali getti possono raggiungere la Terra dando luogo a tempeste geomagnetiche. L'atmosfera ci protegge, gli effetti diretti delle tempeste solari sulla salute sono trascurabili, ma il loro impatto sulle strutture socio-economiche potrebbe essere disastroso.
Gli astronomi osservano questi fenomeni dal 1859 quando una tempesta geomagnetica di proporzioni straordinarie, oltre a rendere possibile l'osservazione di aurore come quelle polari in Italia e a Cuba, fece incendiare alcuni cavi del telegrafo in Europa e negli Stati Uniti. A maggio del 1921, un'altra tempesta provocò una serie di cortocircuiti, mettendo fuori uso le linee elettriche e quelle telefoniche sulle due sponde dell'Atlantico. Ma cosa accadrebbe se eventi del genere si verificassero oggi che un'intera civiltà è stata fondata sull'elettricità e le telecomunicazioni?

La risposta degli esperti è tutt'altro che confortante: "L'energia elettrica è la chiave di volta tecnologica della società moderna, dalla quale dipendono tutte le altre infrastrutture e gli altri servizi", si legge in un rapporto di 132 pagine commissionato dalla Nasa alla National Academy of Sciences. "Se la tempesta del 1859 avvenisse oggi, assisteremmo a un'enorme devastazione sociale ed economica". Nel 1989, sei milioni di persone in Quebec sono rimaste senza energia per nove ore a causa di una tempesta geomagnetica dieci volte meno potente di quella del 1921. Secondo John Kappenmann, coautore del rapporto, se un evento come quello del '21 si ripetesse, le persone senza elettricità sarebbero stavolta 130 milioni.

Una riedizione della tempesta del 1859, che fu ancor più potente, farebbe danni per duemila miliardi di dollari. Ciò che spaventa particolarmente nelle tempeste geomagnetiche è la loro imprevedibilità. Si sa che questo ciclo solare raggiungerà il prossimo picco tra il 2012 e il 2013, ma nella comunità scientifica non c'è accordo su quanto sarà intensa l'attivita della nostra stella in quel periodo. Spiega lo scienziato Doug Biesecker, della Noaa: "Basta un solo evento per creare enormi problemi: la grande tempesta del 1859 avvenne durante un ciclo particolarmente mite".
Proprio come quello che sta per iniziare."


Una lampada ad olio nuova ce l'ho già da tempo contro ogni sgradevole evenienza... fortuna che Silvio c'è.