sabato 11 giugno 2011

Giuseppe Pisanu alla presentazione di "La zona d'ombra"

Sonia Alfano europarlamentare, ha trovato il tempo di scrivere un libro (La zona d'ombra) durante il suo mandato. Del resto, in quel cimitero di elefanti che è il parlamento europeo, dove si discute su norme burocratiche effimere e lasciano la nostra vita in balia delle tempeste, scrivere è anche lo sfogo dei carcerati. Fanno forse bene quei deputati assenteisti a marinare le sedute?? Ma poi, perché un operaio come me rischia il licenziamento in tronco se fa mezz'ora di ritardo ad un lavoro usurante, pericoloso e pagato 4 lire? Come sgarri una virgola colleghi, superiori e addetti vari, adottano quasi inconsciamente, come se andassero in automatico, tutti quegli atteggiamenti di ostruzionismo, di critica, atti a spingerti verso il baratro.

De Magistris, il giudice “ucciso” dal sistema contro cui lottava e relegato poi in Europa, ha fatto bene a ritornare in Italia in qualità di sindaco di Napoli. Adesso avrà pane per i suoi denti e bisognerà vedere se -senza nominare chi lo contrasterà- chi gli sta intorno, chi dovrebbe aiutarlo, sostenerlo, ecc. non gli diano del legno da masticare come da tradizione italiota, opportunista, vigliacca ma cattolicissima.

Di seguito riporto il commento di Pisanu (l'ex ministro dell'interno, ex DC, quello che a un certo punto, forse per chissà quale rigurgito di dignità, lasciò vincere le elezioni a Prodi per un pugno di voti per poi cadere da li a poco, proprio a causa di ciò) che dipinge un quadro sgomentoso della zona grigia affari-politica-mafia. Tralasciando però, la zona “bianca” che ora, alla luce del sole, guida il Paese in maniera criminale. Vuoi vedere che il nucleare serve a B. per fare la bomba atomica e farsi così rispettare dai leader mondiali? Vuoi vedere che l'acqua va privatizzata e quindi, pagata da noi, perché per raffreddare gli impianti nucleari se ne consumerebbe almeno il 50% di quella disponibile??
Mentre un tempo avevamo dei governanti delinquenti, adesso abbiamo una classe dirigente criminale e, ad esempio, gli effetti del famoso condono al 5% si vedranno negli anni futuri quando quei soldi “pubblici”, regalati al malaffare, saranno stati investiti nel paese in ogni attività lucrosa.

Pisanu non spiega come va combattuta la mafia, fa solo demagogia. Eppure, la soluzione è molto semplice: se questi apparati grigi, neri o bianchi fanno guerra alla società civile usando ogni mezzo possibile, si deve usare ogni mezzo possibile per contrastarli. Se la società civile è terrorizzata vuol dire che abbiamo a che fare con dei terroristi pertanto, è l'esercito che si deve occupare delle indagini usando leggi e metodi militari. Se viene catturato un boss che spara in mezzo alla strada o fa le stragi, non si può accettare da lui la "facoltà di non rispondere" come se si trattasse di un contesto "civile". In realtà, è tutto ribaltato, l'esercito viene usato per fare lo spazzino nelle strade di Napoli, proteggere le discariche criminali e, all'occorrenza, picchiare i cittadini che protestano.
Se il nostro paese non rientra nei binari giusti, il prezzo non sarà quello di precipitare sempre più in basso, ma saremo colonizzati dai musulmani o, peggio ancora, dai cinesi. Non è una esagerazione, la corruzzione è così scandalosamente diffusa che questi si vendono per due lire, per una sveltina e fanno danni che si pagheranno per generazioni. Amen









PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI SONIA ALFANO “LA ZONA D'OMBRA” ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Giuseppe Pisanu (presidente della commissione antimafia):

“Beppe Alfano è un eroe dei nostri tempi, un giornalista coraggioso che intorno agli anni '70 scova la mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, cittadina di una provincia ritenuta “babba”, la scova, ne disvela l'organizzazione, ne denuncia le trame e per questo lo uccidono.
La figlia Sonia (Alfano) che fin da ragazza ha condiviso la straordinaria passione civile del padre ora ci racconta in questo bel libro, la sua vicenda. Ma, la racconta, tenendo ben desta l'attensione sul contesto mafioso nel quale essa si dipana e poi tragicamente si conclude. Col procedere del racconto, il contesto mafioso si dilata via via ben oltre i confini di Barcellona perché le indagini e le intuizioni di Beppe Alfano, incrociano fatti grandi e gravi come la detenzione del boss Santapaola e le stragi di mafia del '92/'93 con tutti gli inquietanti interrogativi che ancor oggi suscitano.
Proprio per questo, il libro ci da una descrizione che a me sembra ampia e veritiera della mafia di oggi, di Cosa Nostra come oggi è nei suoi tratti costitutivi e nelle sue modalità di azione. (…)
Al centro del panorama sociale di Barcellona Pozzo di Gotto, ci spiega Sonia Alfano, emerge il circolo culturale apolitico e aconfessionale denominato, senza autoironia, corda frates, cuori fratelli. È un luogo, dove sempre s'incontrano imprenditori, politici, massoni di logge coperte e scoperte, liberi professionisti, magistrati e probabili mafiosi. In coerenza con la sua denominazione, il circolo fraternizza, fa cultura e, all'occorrenza, organizza fiaccolate antimafia. Bene, questo rispettabile luogo d'incontro è per me, e credo che questa idea sia condivisa in commissione antimafia dal mio collega Antonio Di Pietro,una rappresentazione plastica di quella che noi chiamiamo “la zona grigia”. Che cos'è la zona grigia che sta dentro la zona d'ombra che da il titolo al libro? Vorrei spiegarmi brevemente:

Qui dobbiamo tutti riconoscere innanzi tutto che c'è una quota non irrilevante di popolazioni meridionali in Sicilia, in Calabria, in Campania e, seppur in minor misura, in Puglia che partecipa in forme diverse alle attività criminali. Ma quella che più inquieta è, appunto, la cosiddetta “zona grigia” che noi abbiamo spesso incontrato nelle nostre indagini. Ne fanno parte persone generalmente insospettabili e dotate di competenze imprenditoriali, finanziare, giuridiche, politiche, professionali. Competenze che nel loro insieme, costituiscono il filtro indispensabile per far passare flussi enormi di capitali dall'economia criminale all'economia legale. Voglio citare a questo proposito un solo dato: l'anno scorso sono state segnalate alla guardia di finanza e alla DIA 26.947 operazioni sospette delle quali, ben 4.700 hanno dato poi luogo o sono confluite in procedimenti penali per riciclaggio, usura, estorsione, abusivismo finanziario, ecc. Però, quasi tutte queste segnalazioni sono arrivate dal sistema bancario. Mentre, dal mondo delle professioni, nonostante le ben note disposizioni di legge, ne sono arrivate solo 223 su 26.947. E questo dato che, insieme ad altri, mi ha indotto a sostenere che la zona grigia è forse nera e complice, con circolo o senza circolo. Proprio li, in quella zona, che si organizzano le truffe sui fondi comunitari, si decide l'assegnazione degli appalti, si montano le operazioni di riciclaggio e insomma, per limitare gli esempi, si combina gran parte del malaffare su cui Beppe Alfano aveva gettato il suo sguardo di cittadino onesto e di giornalista intelligente
Negli ultimi anni e anche a Barcellona Pozzo di Gotto, si sono registrati alcuni omicidi di mafiosi e da ultimo, se non sbaglio, un tentato omicidio; ma è assai probabile che i mandanti siano proprio i big boss di Barcellona. Costoro, infatti, diventati ormai operatori economici, non vogliono più gazzarre e sparatorie tra picciotti ambiziosi, non amano la tensione dell'opinione pubblica, preferiscono dedicarsi agli affari, immergersi silenziosamente nell'economia.
Questo è il segno, come ben sa il dr. Ingroia, di un vasto mutamento (…) che a Barcellona, come nel resto della Sicilia, si è verificato dopo i grandi delitti e stragi di mafia, con le cosche che hanno messo a tacere le armi e si sono inabissate concentrandosi sulle attività economico/finanziarie.
Proprio questo ci deve indurre a riconsiderare il trinomio mafia-affari-politica come l'espressione di un vero sistema criminale. Un sistema che va oltre i confini tradizionali delle singole organizzazioni mafiose confondendosi e amalgamandosi con la vita ordinaria dell'economia, della società, delle istituzioni. Tutto ciò evidentemente, rende più insidiosa la minaccia delle mafie e più difficile il compito d'individuarle e prevenirle.

Nel sud, è un dato del quale dobbiamo rendere atto in maniera in qualche modo definitiva, esse riescono a controllare capillarmente vasti territori, a condizionare le stesse forze produttive fino al punto da riuscire in molti casi, a plasmare le economie locali sui propri progetti criminali. A questo fine l'organizzazione mafiosa intimidisce i cittadini, scoraggia la volontà autonoma d'intraprendere e orienta gli imprenditori verso le sue imprese ponendosi in alternativa allo Stato. In cambio offre a tutti costoro quegli che possiamo chiamare, i suoi sostituti assicurativi e cioè, una generale protezione nei confronti delle amministrazioni e delle burocrazie locali, dei sindacati e della stessa concorrenza. Si formano così, dei monopoli o quasi monopoli che impongono le loro scelte anche sulle forniture, i mercati di sbocco, il reclutamento della manodopera. In diversi passaggi del suo libro, Sonia Alfano spiega bene come la mafia mette le mani in settori vitali quali la Sanità traendone guadagni importanti, ma riservando molta attenzione anche alle assunzioni irregolari di lavoratori.Ampliando questi accenni, io osservo che oggi un meridionale su due non ha un'occupazione e non la cerca regolarmente; c'è un esercito di oltre 6milioni e mezzo di donne e di uomini che sopravvivono dedicandosi a lavori saltuari, spesso ottenuti in maniera clientelare. Non a caso, nel Mezzogiorno il tasso di lavoro irregolare è circa il doppio del tasso nazionale. L'aspetto più drammatico è che troppe volte siano proprio le mafie a raccogliere la domanda di lavoro avvalendosi della loro influenza economica, sociale e politica o, peggio ancora, fornendo l'alternativa di una vera e propria occupazione criminale. Questo sciagurato reclutamento avviene specialmente tra le nuove generazioni e in particolare, tra i giovanissimi provenienti dalle famiglie più povere e a più basso reddito.

Sul filo di questo ragionamento voglio ancora osservare che quando Beppe Alfano viene ucciso, si crea il vuoto intorno alla sua famiglia. Sonia annota con parole accorate: “Barcellona sembrava aver rinnegato mio padre. Ci avevano tutti voltato le spalle.” Questo atteggiamento è la prova provata che la mafia gode di consenso sociale. L'ho ottiene col controllo delle leve economiche e politiche, con la seduzione del potere e quando occorre, con la minaccia e l'intimidazione. A volte, non ha neppure bisogno di chiederlo: l'ottiene e basta. Con la minaccia che è costituita dall'essere li: potere non formale, potere non ufficiale e tuttavia, capace d'intimidire e piegare chiunque.
Il potere mafioso non ha dunque, costruito soltanto fortezze, case matte da combattere con la magistratura e le forze dell'ordine: ha costruito anche un consenso sociale e politico che invece, dobbiamo contendergli e riconquistare con ben altri mezzi, quelli della crescita economica e civile.
A sud, le mafie non vanno combattute soltanto con le forze dell'ordine e con la magistratura, vanno combattute contemporaneamente su due fronti: quello della repressione e quello dello sviluppo. Su questo terreno, io vedo purtroppo, molti ritardi, omissioni, errori che hanno un prezzo elevato; mi riferisco in particolare alla teoria, mai esplicitata, ma sempre serpeggiante e affermata nei fatti, dei due tempi: l'idea cioè, che la mafia si debba combattere nel Mezzogiorno prima con le forze di polizia e poi con la riforma economica, sociale, culturale. È una mera illusione. Si deve invece, procedere simultaneamente su entrambe le linee altrimenti le mafie, colpite militarlmente al sud, continueranno a crescere economicamente soprattutto al nord dove stanno dimostrando una forza inaudita di espansione nell'economia e nelle istituzioni. Quando hanno scelto d'inabissarsi pur mantenendo attivo il loro braccio militare, la loro capacità d'intimidazione, le mafie hanno scelto soprattutto d'immergersi silenziosamente nell'economia, nella società e nelle istituzioni per condizionarle e dominarle

Io non so se questo sia soltanto un cambiamento di pelle o una più profonda metamorfosi, in ogni caso, è del tutto evidente che l'area del contrasto alle mafie si amplia ben oltre i limiti classici della repressione. La magistratura e le forze dell'ordine hanno in questo campo meriti immensi per i quali non saremmo mai sufficientemente grati, ma la magistratura e le forze dell'ordine da sole non bastano, occorrono anche politiche di sviluppo dell'economia e in particolare, di crescita del capitale umano. Bisogna partire dalla scuola favorendo l'affermazione di nuovi gruppi dirigenti e di nuovi cittadini pienamente consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri. Questa era la scelta di Beppe Alfano ed è la strada della figlia che ne ha raccolto con legittimo orgoglio l'eredità.”

1 commento:

SALVATORE ABBRASCIAGLIA MORGAN STANLEY SNR CNSLTNT ha detto...
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