martedì 22 gennaio 2008

Che differenza passa tra mafia e politica?

Tutti sanno che la criminalità organizzata si occupa oltre che di traffici illeciti, principalmente di appalti e di tangenti o pizzo, che è l’attività che la contraddistingue per antonomasia.
La richiesta del pizzo avviene facendo pressioni sempre più insistenti e violente. Le intimidazioni portano progressivamente alla distruzione dell’attività e a volte, alla morte del titolare.

Anche il mondo politico usa lo stesso sistema, quello che cambia e la forma. Il pizzo viene chiamato finanziamento illecito, oppure mazzetta, o contributo, o anche tangente. Per attingere dalle tasse estorte ai cittadini si usa la formula: sono state liberate delle risorse, abbiamo concesso degli incentivi, ecc.
La tecnica di coercizione è, in sostanza la stessa: chi non paga rischia la morte dell’impresa. Per poter avere licenze, permessi, contributi, diritti, accesso al credito, evitare le ispezioni, oppure, molto più semplicemente, poter lavorare aggiudicandosi l’appalto, occorre farsi della “amicizie”.
Il servizio reso dallo stato al pubblico è solo una parvenza, un simulacro, un paravento per poter trarre vantaggi economici.

Porto un esempio a caso, la Parmalat. Traggo alcuni stralci dal libro “Mani sporche”di Barbacetto, Gomez, Travaglio:

Nei suoi primi verbali Tanzi delinea una gigantesca rete di protezione che nel corso degli anni ha risparmiato qualsiasi tipo di controllo alla sua azienda: una rete composta da politici, uomini delle istituzioni, magistrati, giornalisti, semplici investigatori.

La legge sul finanziamento pubblico ai partiti persegue solo chi non dichiara i contributi che arrivano dalle società. Se invece il politico non dichiara il denaro ricevuto da un privato cittadino, non commette alcun reato. Per questo (il pm) Zincani decide di non indagare alcun politico. Una scelta quantomeno discutibile. Su queste basi, il processo milanese per la maxitangente Enimont non sarebbe mainato. È del tutto ovvio che chi si ritrova accusato di aver intascato mazzette neghi tutto. E che, di fronte all’evidenza dei fatti, sostenga di aver pensato che il denaro fosse di un privato e non di una società. Per questo Claudio Martelli, processato e condannato per il denaro di Enimont consegnatogli da Carlo Sama, raccontò al Tribunale di Milano che, passandogli il malloppo, Sama gli aveva detto: >. Una dichiarazione subito smentita da Sama, che non servì a evitargli la condanna.
I primi verbali del Gran Lattaio sono un lungo elenco di nomi, seguiti da una raffica di smentite.

Riassumendo, Tanzi afferma:
"Sono partito da un livello locale intorno a metà degli anni Sessanta (ho finanziato ad esempio bori, Duce, Ubaldi, Fabbri…. Per passare anche a un livello nazionale finalizzato sia alle protezioni e accesso al credito bancario che all’adozione di leggi di settore e questioni concernenti il mondo agroalimentare, ): Colombo Emilio (tramite Crocetta); Sanza; Scotti; Evangelista; De Mita (tramite Maggiali); Signorile; Gava; Goria; Androni; Sanese; Gargani; Bonalumi; Citaristi; Mannino; D’Alema; Minniti; Casatagnetti; Tabaccci; Buttiglione (tramite Duce); Fini; Casini; Alemanno; La Loggia (tramite un contratto di consulenza legale). : Dini; Cirino Pomicino; Lusetti; Misasi; Salabè con il quale abbiamo trattato un’operazione commerciale (si tratta dell’acquisto del villaggio Papa Elios). Questi si è presentato come > di Scalfaro, Forlani, Mora e Bonferroni; Fontana Gianni; Fracanzani, Fabbri Certo."
Suscita stupore la decisione del presidente > della Repubblica Francesco Cossiga di visitare Tanzi nel carcere di Parma. In passato simili visite servivano a comunicare all’indagato la solidarietà del sistema>.

Scrive il pm Zincani:
"Quali ragioni abbiano indotto Tanzi nei suoi primi interrogatori in carcere a rivelare di aver finanziato con continuità e ad ampio raggio la
politica italiana, fornendo un lungo elenco di nomi agli inquirenti, ma al tempo stesso mantenendole sue rivelazioni su un piano estremamente generico e approssimativo per poi sostanzialmente rifiutare, un volta pervenuti gli atti a questo ufficio, il completamento fino al definitivo chiarimento del percorso intrapreso, non è ben chiaro."

Insomma, io mi chiedo: la Parmalat cos’era? Era il bancomat dei partiti, una mucca da mungere o la discarica del capitalismo italiano dove dirottare le perdite?

Il fenomeno è molto più esteso e capillare di quanto uno possa immaginare.
Chi non ha mai provato la sensazione che per usufruire di un diritto dobbiamo in qualche modo pagare un balzello (altro termine per mitigare il significato di pizzo, tangente o taglieggiamento),
chi non ha provato la sensazione che le tasse, il canone, l’affitto, il mutuo, le bollette esose, il caro libri, la spesa quotidiana, il notaio, l’autostrada e via dicendo, siano spese che assomigliano a dei dazi da pagare per vivere?
Orami non c’è più differenza fra mondo politico, mondo imprenditoriale, e mondo criminale. L’Intreccio tra affari e politica è un blocco unico.
Funziona come dal medico stipendiato con denaro pubblico che ti garantisce diagnosi e prognosi corrette e in tempi brevi solo se ci si rivolge ad uno studio privato, salvo poi scoprire che nella struttura privata ci ritroviamo lo stesso medico che ci ha consigliato.
Per risolvere questo problema l’amministrazione del denaro pubblico deve essere trasparente. Ogni cittadino deve poter conoscere in qualsiasi momento dove, come e perché viene impiegato il denaro pubblico. Nelle democrazie del futuro, per essere tali, devono poter concedere ai cittadini di gestire direttamente le risorse economiche derivanti dalle tasse estorte dai loro portafogli.

1 commento:

Anonimo ha detto...

prova