martedì 27 gennaio 2009

Io so

E cosa dovrei fare? Dovrei distillare il mio teorema in duemila miserabili caratteri e spargerlo al vento della rete? Trattare un fatto tanto delicato comporta responsabilità, pesa. Io so che le cose bisogna dirle anche nel modo più giusto per trasmettere appieno il messaggio e sortire l'effetto migliore. E' come fare una battuta nei modi e nei tempi per strappare la risata a un pubblico il più possibile numeroso. Dov'è il pubblico? E innanzi tutto, dov'è il riconoscimento?
A volte penso di prendere appunti scrivendo a mano su un foglio con la mia calligrafia illeggibile. Ridurmi a questo essendo per giunta un buon dattilografo. Magari usando quella penna stilografica che ho sempre sognato e nessuno mi ha mai regalato. Più di una volta ho confessato a mia moglie questo desiderio un po' puerile e lei ha avuto sempre una leggero risentimento. Un uomo di penna è scomodo, è uno specchio dove nessuno vuole riflettersi. Un uomo di penna non serve a chi lo circonda; è solitario, taciturno e immerso nei suoi pensieri. Un uomo di penna serve più alla collettività dei posteri che a chi gli è vicino.
Prendere poi questi appunti e donarli un giorno a mia figlia come fosse una eredità. Già, perché c'è anche questo. Non riesco ancora a leggere quei libri di antropologia e lo sai perché? Perché costa. L'informazione ha un prezzo. Nessuno ti da o dice niente gratis. Dunque dimmi, perché dovrei fare il benefattore di un mondo avaro? Dovrei ergermi a paladino e far piovere sulla nostra terra arida? Lo so, la Grandezza è generosità disinteressata, amore per gli altri senza pretendere niente in cambio; questo vuol dire essere grandi oppure, per alcuni, vuol dire essere coglioni.
Tuttavia, volendo buttare il cuore aldilà dell'ostacolo seguito poi dal mio corpo rachitico e vestito di stracci, c'è la questione del rispetto da tenere quando si trattano fatti tanto delicati. Parlare è bene però solo se si conosce appieno e in ogni particolare il tema in questione. Se devo dimostrare che sull'acqua si galleggia e si può benissimo attraversare il fiume devo provarlo costruendo una barca. Solo così posso essere convincente e credibile. Ma se per caso, per la fretta di provare che ho ragione, mi faccio una zattera in fretta e furia, rischio di andare a fondo o di essere portato via dalla corrente e sparire dalla vista fallendo così l'opera di convincimento.
Per chi ha l'acquolina in bocca questi discorsi non reggono. Vogliono un pronunciamento, un atto di generosità e di coraggio, un buttarsi avanti fiero, un esporsi senza paura (chi si è mai esposto nei miei confronti?). C'è chi dall'alto ascolta e non è poco. C'è chi nella piazza piena di personalità vestite a festa tende l'orecchio con fare disinteressato. C'è chi con gli occhi fissi all'orizzonte, i pollici nel gilet del frac, il grugno al posto del naso, ascolta la vocina del piccolo pargolo con le scarpe rotte a cui hanno promesso il campo dei miracoli.

1 commento:

Paolo ha detto...

Ne prendo atto. Tieni presente, però, che tenersi tutto dentro fà venire la pressione alta ...

saludos